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domenica, 24 febbraio 2008

Sulle api in Italia - Parte 2

  • Dall'articolo "Dimezzata popolazione delle api - E l'Italia vuol lanciare il "bombo"" (Antonio Cianciullo, La Repubblica, 20 febbraio 2008):

La popolazione di api si è dimezzata in un anno. Morie gravi si erano già registrate in passato (in particolare nel 1830, nel 1910, nel 1964 e nel 1980) ma non avevano mai assunto un'estensione così larga. Questa volta la crisi ha un carattere mondiale - nel 2007 si è perso tra il 30 e il 50 per cento delle api in Europa, in alcune aree degli Stati Uniti si sono raggiunte punte del 60-70 per cento - e non riguarda solo la produzione del miele, che pure in Italia ha una dimensione rilevante visto che ci sono circa 50 mila apicoltori, più di un milione di alveari, una produzione di oltre 10 mila tonnellate. Il problema centrale è il crollo della capacità di impollinazione che sta mettendo a rischio alcuni raccolti.

Per tamponare il danno la Cia (Confederazione italiana agricoltori) ha lanciato la proposta di diffondere nei campi un altro insetto impollinatore: il bombo. Si tratta di un animale che si trova facilmente trovare nelle zone temperate e, essendo un eccellente bottinatore, è già usato per l'impollinazione di coltivazioni in serra, come pomodoro, peperone, melanzana, fragola, melone, e colture da frutto come pero, kiwi, ciliegio, lampone.

"Siamo di fronte alla possibilità concreta di perdere un miliardo di euro di raccolti a causa del dimezzamento delle api", ricorda Matteo Ansanelli, agronomo della Cia. "In particolare sono a rischio meloni, cocomeri, melanzane, peperoni, mele, ciliegie e pesche. E non parliamo di ipotesi teoriche perché il ruolo delle api si può misurare con precisione. Da alcuni studi, ad esempio, risulta che se un melo è a una distanza massima di 300 metri da un alveare produce 26 chili di mele all'anno, se è invece in un raggio di 1,5 chilometri dall'alveare produce solo 9 chili di mele all'anno".

Per produrre quantità sufficienti di insetti impollinatori alternativi alle api ci sono due strade. Si possono importare dall'Olanda, che è uno dei paesi più attrezzati in questo genere di produzione. Oppure si può creare in Italia una rete di laboratori come il Biolab di Cesena, uno dei più efficienti e avanzati su scala europea. "La crisi è strutturale: faremmo bene ad attrezzarci facendo nascere delle fabbriche di insetti utili anche in Italia", propone Ansanelli.
postato da: Lif1 alle ore 18:38 | link |
categorie: italia, articoli

Sulle api in Italia

  • Dall'articolo "Se muoiono le api" (Greenreport via Arianna Editrice, 29 gennaio 2008):

«Se l´ape scomparisse dalla faccia della terra –
                              diceva Albert Einstein - all´uomo non resterebbero
                              che quattro anni di vita», una profezia che si
                              tinge di inquietudine, visto che la moria delle
                              api è diventata un problema mondiale, che riguarda
                              da vicino l’agricoltura e la biodiversità, per
                              l’indispensabile opera di impollinazione svolta da
                              questi insetti. Il fenomeno è presente anche in
                              Italia, uno dei maggiori produttori di miele di
                              qualità del Pianeta, dove lo scorso anno sarebbero
                              morte tra il 30 e il 50% delle popolazioni degli
                              alveari, una cifra da estendere anche al resto
                              dell’apicoltura europea. Negli Usa la situazione è
                              ancora più drammatica ed è stato coniato un
                              acronimo apposta per definirla:Ccd (Colony
                              Collapse Disorder), in alcuni territori
                              dell’America gli alveari sono stati devastati, con
                              mortalità del 60, 70%.


                              Per discutere di questa emergenza planetaria
                              pressoché sconosciuta al grande pubblico che
                              consuma miele a colazione (magari quello
                              adulterato cinese, che di api non ne ha bisogno [!?, ndr]),
                              l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i
                              servizi tecnici (Apat) ha organizzato oggi a Roma
                              il workshop “Sindrome dello spopolamento degli
                              alveari in Italia: approccio multidisciplinare
                              alla individuazione delle cause e delle strategie
                              di contenimento”, al quale sono intervenuti i
                              massimi esperti italiani di apicoltura. L’Apat
                              spiega che l’incontro «è servito soprattutto alla
                              promozione della ricerca sul fenomeno e le sue
                              cause, visto che sul tema esistono ancora pochi
                              studi attendibili; l’Apat ha proposto anche la
                              realizzazione di un Focal Point, per raccogliere e
                              condividere i dati, oltre che promuovere e
                              coordinare le attività volte alla conoscenza e al
                              contenimento del problema. Si è parlato in
                              particolare della situazione italiana, con un
                              confronto tra ricercatori e rappresentanti delle
                              associazioni di categoria e della pubblica
                              amministrazione, alla ricerca di soluzioni
                              condivise: tra le azioni prioritarie che si
                              vogliono intraprendere, il monitoraggio del
                              territorio per avere una stima attendibile della
                              perdita di api in termini quali-quantitativi, la
                              promozione della ricerca sulle malattie e i
                              fattori ambientali che causano la perdita delle
                              colonie, nonché la definizione di criteri
                              affidabili per prevenire ulteriori morie».

                              Tra le ipotesi fatte, oltre alle virosi e alle
                              parassitosi tipiche delle api, come la varroa,
                              spesso frutto di introduzioni di specie alloctone
                              e cattiva gestione degli alveari, ci sono il
                              probabile disturbo causato dagli impulsi
                              elettromagnetici sempre più onnipresenti e alcuni
                              studi hanno fatto rilevare un forte impatto delle
                              colture Ogm su questi insetti impollinatori. Ma
                              l’Apat lancia l’allarme sulla presenza di un nuovo
                              nemico delle api da non sottovalutare: «il ruolo
                              del clima, perché un suo andamento irregolare può
                              interrompere il flusso normale di nutrienti che
                              sono necessari alle api per la loro crescita e
                              sviluppo, indebolendo le difese dell’alveare;
                              occorre quindi essere pronti ad intervenire con
                              idonee integrazioni alimentari che sostituiscano
                              il nettare e il polline raccolti dalle api».


                              Comunque e qualunque siano le cause, l’Apat spiega
                              che «Le conseguenze non si limitano alla strage di
                              insetti, con grave perdita di quella biodiversità
                              la cui conservazione è sempre più fondamentale, ma
                              possono ripercuotersi pesantemente su tutta
                              l’agricoltura italiana, per l’insufficiente
                              impollinazione delle piante, che può portare a una
                              forte riduzione del raccolto. In Italia è stato
                              calcolato che l’apporto economico dell’attività
                              delle api al comparto agricolo è di circa 1600
                              milioni di euro l’anno (pari a 1240 euro per
                              alveare). Considerato che nel 2007 sono stati
                              perduti circa 200mila alveari, si evince che la
                              perdita economica per mancata impollinazione si è
                              aggirata sui 250 milioni di euro. Il problema è
                              maggiormente sentito nel Nord del Paese, dove si
                              sono persi fino alla metà degli alveari; danni
                              pesanti anche al Centro, mentre le cose sembrano
                              andare meglio nel Mezzogiorno».
postato da: Lif1 alle ore 18:33 | link |
categorie: italia, articoli
lunedì, 18 febbraio 2008

Su John McCain

  • Dall'articolo "Chi fa vincere McCain?" (Maurizio Blondet, Effedieffe, 13 febbraio 2008):

Randy Scheuemann: così si chiama il più importante consigliere di sicurezza nazionale che sta affiancando John McCain, il candidato repubblicano favorito nella campagna presidenziale.
Prima, questo Scheunemann faceva un altro mestiere: lobbyista d’alto bordo per il complesso militare-industriale.
Nel 1998 fu la persona che redasse l’Irak Liberation Act, una legge che assegnava, da fondi del Pentagono, 98 milioni di dollari per Ahmad Chalabi, il fuoriuscito iracheno (e ricercato per bancarotta in Giordania) su cui i neoconservatori avevano puntato come il nuovo capo dell’Iraq democratico.

Ma soprattutto, Scheunemann, insieme al vice-presidente della Lockheed-Martin Bruce Jackson, ha presieduto fino al 2002 una entità dal nome significativo: il Committee for NATO Expansion. Questo ente è, dietro le quinte, la lobby che ha determinato l’ammissione nell’Alleanza Atlantica dei Paesi dell’Est ex-Patto di Varsavia, dalla Polonia alla Romania alla Lettonia, e che vuole fortemente nella NATO anche l’Ucraina; la politica che com’è noto Vladimir Putin denuncia inascoltato, fino al punto da indurlo, da ultimo, a minacciare Kiev coi suoi missili intercontinentali.

Il perché non è difficile da capire: ogni Paese che entra nella NATO deve adeguare agli standard occidentali i suoi armamenti.
Dalle decine di milioni di proiettili per le armi portatili all’avionica, dall’equipaggiamento ai cingolati agli apparati di trasmissione.
E’ un affare colossale per l’industria americana degli armamenti, di cui Scheuneman è lobbyista fortunato.


Dall’11 settembre, le esportazioni darmi USA conoscono un boom che non accenna a diminuire. Nel 2006, il complesso militare-industriale ha firmato contratti per forniture militari pari a 16,9 miliardi di dollari, il 40% del totale mondiale.
La Russia, seconda, ha firmato contratti per la metà, 8,7 miliardi.
Ma già nel solo mese di gennaio 2008 gli USA hanno annunciato contratti militari per 19,626 miliardi di dollari, superiori a quelli dell’intero 2006.
E questi sono solo i contratti resi pubblici, perché ovviamente nel settore avvengono forniture d’armi segrete.

Il nuovo disordine mondiale instaurato dall’Amministrazione Bush, e l’area sempre più vasta di instabilità creata dall’invasione di Iraq ed Afghanistan, fanno male all’umanità e alla sua economia (basta pensare ai rincari petroliferi); ma sono l’ambiente ideale per i profitti del complesso militare-industriale USA.
La stessa economia americana sta colando a picco sotto il peso dei subprime e gli scandali finanziari; ma la prosperità non tramonta su Lockheed, Boeing, Martin-Marietta & co.
Di fatto, quella degli armamenti è la sola industria di successo rimasta in USA.
Un’industria potentissima e avanzatissima.


Un'industria che ovviamente non si espone sul «libero mercato», ma è sussidiata pesantemente dallo Stato, anzitutto  dalle commesse del Pentagono, il massimo spenditore mondiale (oltre 600 miliardi di dollari l’anno) della storia.
I contratti servono a rifilare il surplus, nell’attuale corsa agli armamenti alimentata dalla destabilizzazione indotta dalla penetrazione americana in Asia Centrale, dall’entrata nella NATO dei Paesi del Patto di Varsavia, e dalla «guerra al terrorismo globale» contro il mondo islamico.
I profitti sono enormi, da profittatori.

Anni fa fu rivelato che il Pentagono pagava 1.000 dollari per un’asse del WC per i suoi sommergibili a propulsione atomica, e 8 mila dollari un cacciavite.
I buchi neri nel bilancio, gli stanziamenti imprecisati nascosti sotto il segreto militare, offrono immense pieghe oscure per scandalosi profitti del genere.

Il Pentagono coniugato all’industria è, per gli USA, ciò che la Casta è per l’Italia: il campo di tutte le corruzioni e di tutte le appropriazioni di denaro dei contribuenti.
Ovvio che il complesso militare-industriale finanzi i suoi candidati preferiti: è un investimento per i futuri affari.
Ovvio che, data la sua potenza e onnipresenza, possa permettersi di scegliere il suo candidato preferito.

Il candidato preferito è John McCain.
L'’ex presunto eroe di guerra.
Quello che in una pubblica riunione dell’American Conservative Union ha canterellato, tra gli applausi, «Bomb, bomb, bomb Iran».

«Votare McCain significa guerra», ha scritto recentemente Pat Buchanan.
E Justin Raimondo, direttore di Antiwar.com: McCain «sarà il presidente più militarista dai tempi di Teddy Roosevelt, e forse anche più belligerante» (1).
Theodore Roosevelt, da non confondere con F. D. Roosevelt, nel 1898 condusse personalmente la guerra ispano-americana, comandando di persona una sua squadra di mercenari a Cuba, Rough Riders; divenuto presidente dopo l’uccisione del predecessore McKinley nel 1901, condurrà la «politica del grosso bastone», con infiniti interventi militari in Sudamerica.
Ragion per cui riceverà, nel 1906, il Nobel della Pace.

Che McCain voglia mettersi su quelle orme l’ha detto lui stesso, il candidato preferito.
In Iraq l’America resterà, ha promesso, fino alla «vittoria», dovesse l’occupazione «durare cento anni».
Contro «gli estremisti islamici» ha promesso, se lo votano gli americani, di combattere tutto il tempo che ci vorrà per debellarli.
All’Iran, come presidente, «non consentirà di farsi l’atomica».
In Florida, alle primarie, ha detto che nel futuro dell’America ci saranno «altre guerre», ma che «non ci arrenderemo mai».

Soprattutto, ha attaccato Mosca: la Russia deve essere espulsa dal G-8, e la NATO deve essere estesa all’Ucraina e alla Georgia.
Insomma, guerra anche lì, o almeno una nuova guerra fredda: ottima per il business degli armamenti.
Non stupisce che dietro a McCain si siano schierati i neocon [sembra non proprio tutti. Sarebbe interessante capire chi sì e chi no, Intanto vedere qui, ndr].
Ritiratisi alquanto nell’ombra dopo i disastri da loro promossi in Iraq e in Afghanistan, questi si sono dapprima schierati per il candidato Rudy Giuliani; liquidato Giuliani nella corsa delle primarie, i neocon sono scesi in campo apertamente per McCain, appoggiandolo nelle colonne dei giornali su cui scrivono.

Daniel Pipes e Norman Podhoretz, Rober Kagan e James Woolsey sono al suo fianco.
Il senatore ex democratico Joseph Lieberman ha fatto di più: fa campagna per il candidato repubblicano, e nelle primarie ha invitato «numerosi gruppi ebraici a votare per McCain, sottolineando il suo appoggio ad Israele» [questa però è una non-notizia, perchè i tre più votati candidati -McCain, Obama e Hillary Clinton- sono tutti pro-Israele, ndr] (2).
E’ possibile che Lieberman compaia accanto a McCain nel ticket presidenziale: un vicepresidente capace di far rimpiangere Dick Cheney.

Ciò può spiegare la rapida ascesa di McCain nella competizione intra-repubblicana, il ritiro di Mitt Romney e il distanziarsi di Huckabee.
Non si può dubitare della spontaneità del voto delle primarie.
Si potrà solo considerare, con sgomento, che le guerre presenti e future degli USA non sono guidate da un vero pensiero strategico, ancorchè imperiale, ma dal business dell’industria militare in cerca di profitti.

L’espansione della NATO, che mette direttamente in pericolo l’Europa, è decisa dagli interessi della Lockheed più che da quelli di Washington.
Brutta cosa, quando sono le armi a dettare la politica.

Maurizio Blondet

Note
1) Justin Raimondo, «The rise of the imperial class», Antiwar.com, 11 febbraio 2008.
2) Philip Giraldi, «John McCain and the neocons resurgence», Antiwar.com, 12 febbraio 2008.
postato da: Lif1 alle ore 19:59 | link |
categorie: articoli, nord america
giovedì, 14 febbraio 2008

Sull'Unione Nordamericana

  • Dall'articolo "L'Unione Nordamericana e un piano più alto" (Dennis L. Cuddy, News with Views via Comedonchisciotte, 1 ottobre 2007):

Per concepire un'Unione Nordamericana (NAU), il pubblico innanzitutto deve essere condizionato a pensare a se stesso come Americani del Nord. A questo proposito, Thomas Donohue (Presidente e CEO della Camera di Commercio USA) il 16 giugno 2006 ha rilevato che "per i CEO, l'America del Nord è già un mercato unico e le decisioni economiche non sono più prese con una strategia del Messico - o una strategia del Canada - ma, piuttosto, con una strategia Nordamericana....Penso che ora sia abbastanza chiaro che non ha più senso parlare di competitività USA o competitività messicana - o, per quel che conta, di competitività del Canada. Siamo tutti assieme - noi, come Americani del Nord."

Altrettanto rilevante per questo processo è la pubblicazione del North American Integration Monitor sin dal 2002 da parte del Centro per gli Studi Strategici ed Internazionali (CSIS). Molto presto, il CSIS pubblicherà anche (ed ha acconsentito a mandarmi) la stesura definitiva del loro "Progetto 2025 per un Futuro Nordamericano". Il progetto "pone l'enfasi sull'integrazione regionale", e l'anno 2025 d.C. è stato selezionato "in base ai dati attualmente disponibili sulle proiezioni globali generali". Sette sessioni di tavole rotonde a porte chiuse osservando la metodologia di proiezioni globali e Nordamericane, come pure la mobilità del lavoro, l'energia, l'ambiente, la sicurezza, la competitività e l'infrastruttura e logistica dei confini.

Zbigniew Brzezinski è stato un consulente CSIS e, al primo Forum sullo Stato del Mondo nel 1995, Brzezinski rivelò a Mikhail Gorbachev: "Non possiamo saltare ad un governo mondiale con un solo rapido passaggio....il pre-requisito per una genuina globalizzazione definitiva è la progressiva regionalizzazione perché da quella ci muoviamo verso unità più grandi, più stabili, più cooperative". Ecco perchè il progetto del CSIS ha "un'enfasi sull'integrazione regionale." (Brzezinski ha anche descritto le regioni che si sarebbero formate, che Israele ed i Palestinesi avrebbero fatto parte di una regione Mediorientale, che la Cina comunista sarebbe stata inclusa in una regione Asiatica e che l'Iran avrebbe fatto parte di una regione Asiatica Centrale in cui sarebbero installate importanti pipelines per gas e petrolio).

A questo punto, merita ricordare che Stalin nel suo discorso a Vienna nel gennaio 1913, sostenne che le lealtà nazionali si sottomettono alle regioni. E 3 anni dopo nel 1916, Lenin affermava: "Lo scopo del socialismo è di abolire non solo l'attuale divisione dell'umanità in stati più piccoli e l'isolamento nazionale, non solo portare le nazioni una più vicina all'altra, ma anche fonderle".

Potete ricordare che Brzezinski nel libro "Fra Due Età" (1970), aveva elogiato il Marxismo ed aveva sostenuto che lo "Stato-nazione sta gradualmente cedendo la sua sovranità." Un aspetto della sovranità americana che si sta cedendo è la proprietà americana delle aziende americane. Nei primi 9 mesi del 2007, 69 aziende nel solo New England sono state vendute ad acquirenti stranieri. A livello nazionale, l'azienda francese Alcatel ha acquistato l'anno scorso Lucent Technologies negli USA e nel settembre 2007 ha annunciato che ci sarà il taglio di migliaia di posti di lavoro.

A questo proposito, Alan Tonelson (ricercatore al Consiglio per gli Affari e l'Industria statunitense) ha affermato che le aziende straniere "stanno acquisendo il controllo delle parti più dinamiche dell'economia americana e stanno acquisendo il controllo del futuro dell'America." Anche connessa a ciò era la valutazione di Donald Klepper-Smith (principale economista della DataCore Partners) per quanto concerne le decisioni prese oltreoceano e l'effetto che potrebbero avere sui lavoratori americani. Riteneva che: "Solleva alcune bandiere rosse ed alcune questioni reali sulla nostra indipendenza".

Parte di questo processo di condizionamento per indurre gli Americani ad accettare la NAU è il ruolo dei funzionari di governo passati e presenti che spiegano i presunti benefici economici di una tale unione. Ad esempio, Harry Roegner in una lettera intitolata "Un'unione economica sarebbe benefica" sul Greenville Sun (Carolina del Sud) del 15 ottobre 2007, ha precisato che le grandi riserve di petrolio sia del Canada che del Messico sarebbero utili agli USA, così come la forza lavoro in eccesso del Messico che, come immigranti, contribuirebbe a sostenere gli USA e lo sviluppo economico canadese. Roegner era un consulente per questioni di commercio estero al Ministero del Commercio USA dal 1984 al 1994 e nella sua lettera diceva: "Un'unione economica Nordamericana fornirebbe il libero movimento di capitali e lavoro attraverso i confini nazionali necessari a dare un indirizzo a molti degli squilibri (sopraccennati)."

Spesso si discute l'integrazione economica regionale in un certo tipo di unione sulla base del libero scambio. Tuttavia, John Fonte (che aveva un ufficio vicino al mio al Dipartimento dell'Educazione USA) dell'Hudson Institute ha spiegato che il concetto degli accordi economici regionali o dei blocchi commerciali è effettivamente in una certa misura contrario al libero scambio. Ad esempio, in una NAU ci sarebbero accordi commerciali fra 3 nazioni che limiterebbero la capacità USA di commerciare liberamente con nazioni al di fuori del blocco commerciale NAU.

Ma il Presidente Bush non ha recentemente detto che tutto questo parlare sulla NAU è un'assurdità? Il 21 agosto 2007 alla conferenza stampa conclusiva dell' a Montebello in Quebec, il reporter Associazione per la Prosperità e Sicurezza (SPP)Bret Baier di Fox News ha chiesto se l'SPP è il preludio ad una NAU simile all'Unione Europea (UE) e se ci sono programmi per sviluppare un qualche tipo di superautostrade che colleghino tutti e 3 i paesi. Il Presidente Bush ha risposto: "Se siete stati in politica da quanto lo sono io, siete abituati a quel genere di tecnica dove presentate una cospirazione e poi forzate la gente a provare a dimostrare che non esiste".

La verità, naturalmente, è che gli USA, il Canada ed il Messico si stanno collegando con 4 Corridoi Commerciali. Il 20 Novembre 2007, il Governatore John Harvard di Manitoba ha fatto un "Discorso d'insediamento", in cui ha rivelato: "Manitoba sta lavorando con il governo canadese e governi statali USA per proteggere ed aumentare il nostro accesso a mercati commerciali chiave. In risposta alle misure confinarie e di sicurezza USA, Manitoba comincerà ad offrire una patente di guida avanzata come forma economica e sicura di identificazione per i viaggiatori. La nuova patente sarà disponibile dall'autunno 2008. Manitoba sta inoltre assumendo un ruolo importante nello sviluppo di un corridoio commerciale per il centro del continente, che collega la nostra Port Churchill a Nord con i mercati commerciali attraverso gli Stati Uniti centrali ed il Messico. Per portare avanti l'idea, è stata sviluppata un'alleanza con i leader del mondo degli affari e governi cittadini e statali lungo l'intera estensione del corridoio. Una volta completamente sviluppato, l'itinerario commerciale incorporerà "un porto interno" in Winnipeg con pre-sdoganamento per i trasporti internazionali". L'SPP è anche una parte importante del programma dell'elite al potere per un governo fascista mondiale tecno-feudale perché è una "Partnership". Per anni, il popolo Americano ed i loro capi sono stati condizionati ad accettare partnership educative e di altro genere come soluzioni ai loro problemi. Ad esempio, i governi cittadini assetati di fondi sono avvicinati dalle aziende o dalle loro fondazioni private con programmi e fondi per migliorare l'educazione, che i capi della città possono essere solo che lieti di accettare. Ciò condiziona alla fine la gente ad accettare la regola del governo/azienda. Questa è una forma di Socialismo nota come fascismo e sarà il tipo di governo mondiale che l'elite al potere progetta alla fine di generare e controllare. In questo governo, l'elite al potere controllerà i politici che vogliono diventare capi di governo, che promulgheranno le leggi, le norme e le regole favorevoli a determinate società sovrannazionali (controllate dall'elite di potere) e sfavorevoli a tutta la concorrenza possibile a quelle società prescelte [condivisibile il quadro generale, ma il riferimento al fascismo ci sembra un po' pretestuoso e troppo legato a forme di critica marxista e post-marxista, non particolarmene utili, proprio per le questioni che lo stesso articolo pone in altri passaggi, ndr].

Così perchè il Presidente Bush ha ridicolizzato la domanda di Bret Baier, in particolare dato che ci sono già 47 consolati messicani negli USA? Lou Dobbs nel suo commento "Attenti all'anatra zoppa" su CNN (17 ottobre 2007) ha scritto: "Anche se molti conservatori rifiutano di accettare la realtà, George W. Bush è un neo-liberale mondiale che ha portato il budget ed i deficit commerciali a quote record....Il Presidente Bush ha pressato pesantemente per la Security and Prosperity Partnership, il primo passo verso un'Unione Nordamericana che minaccerà la nostra sovranità. L'amministrazione ha consentito agli imprenditori americani di assumere clandestini, incoraggiato l'invasione di 12/20 milioni di clandestini ed ha dato al Messico ed all'America corporativa il dominio dei nostri confini e della nostra politica sull'immigrazione....l'assalto alla nostra sovranità nazionale continua... il presidente sta spingendo il Senato a guardare favorevolmente al nostro ingresso nella Convenzione ONU sulla Legge del Mare. Il Trattato sottometterà gli USA ai tribunali internazionali in gran parte avversi ai nostri interessi ed i meccanismi di risoluzione delle dispute sono contro gli Stati Uniti... il Trattato insidierebbe la nostra sovranità nazionale e fungerebbe da porta secondaria affinchè attivisti ambientali globali dirigano la politica USA". Fortunatamente, al Congresso, la Risoluzione 40 delle Camere Riunite dichiara: "Di esprimere l'opinione del Congresso che gli Stati Uniti non dovrebbero essere coinvolti nella costruzione di un Sistema di Superautostrade nell'Accordo di Libero Scambio Nordamericano (NAFTA) o prendere parte ad un'Unione Nordamericana con Messico e Canada".

Se avessi potuto continuare la domanda di Bret Baier con una mia, ecco cosa avrei chiesto: "Dunque, Presidente Bush, l'enorme Corridoio TransTexas con strade a pedaggio a 10 corsie finanziato dalla spagnola Cintra e che sarà costruito dalla texana Zachry Construction arriverà ad una stridente fermata al confine dell'Oklahoma?" Che cosa si suppone faranno tutti i veicoli - si immergeranno all'improvviso in una piccola stradina? Non penso proprio! Ed a proposito, Cintra è legalmente rappresentata in Texas dallo studio legale del principale candidato alle presidenziali per i Repubblicani Rudy Giuliani, la Bracewell & Giuliani, che pare abbia anche un ufficio a Dubai (ricordate che la Dubai Ports stava per assumere la direzione della gestione di un gran numero dei principali porti americani)! Forse prima che il Presidente Bush diventi troppo critico verso gli avvertimenti della gente riguardo alla NAU, dovrebbe leggere ciò che il Presidente del Messico Vicente Fox ha dichiarato il 16 maggio 2002 al Club dei 21 a Madrid: "Alla fine, il nostro obiettivo a lungo termine è di stabilire con gli USA, ma anche con il Canada, il nostro altro partner regionale, un insieme di collegamenti ed istituzioni simili a quelli creati dall'Unione Europea" (o come Gorbachev dice riferendosi alla UE, "il Soviet europeo").

Alla conferenza stampa avrei anche chiesto al presidente Bush perchè il 6 settembre 2007 alle 9.00 ha aperto tutte le principali strade degli Stati Uniti ai camion messicani? Il giorno prima, il Repubblicano Peter DeFazio aveva dichiarato che il Presidente Bush era "dannatamente deciso" a far entrare di nascosto i camion messicani negli USA. Attualmente, il sito web della Federal Motor Carrier Safety Administration (Amministrazione Federale per la Sicurezza dei Trasportatori) elenca 10 trasportatori messicani che hanno il permesso per trasportare merci negli USA e circa altri 40 trasportatori messicani presto si uniranno alla lista.

Tutti i guidatori di camion messicani verranno fermati al confine per vedere se sanno leggere la segnaletica stradale in inglese, se hanno precedenti penali e da quanto tempo hanno già guidato quel giorno (la legge USA proibisce più di 10 ore consecutive)? Ne dubito, dato che non più del 2% dei camion messicani che entrano oggi negli USA sono controllati! Molti di questi camion saranno un pericolo per la sicurezza degli Americani e potranno essere usati per contrabbandare droga, clandestini e terroristi negli Stati Uniti.

Molti paesi scaricano deliberatamente i loro elementi criminali negli USA, spesso passando attraverso il confine messicano. E se i criminali sono presi, il nostro governo federale li rilascia nella società americana se i loro paesi rifiutano di prenderli indietro. Il nostro governo sa come risolvere questo problema (ad esempio, fermando l'emissione di visti alle persone provenienti da quei paesi), ma ha rifiutato di ricorrere a tali azioni la gran parte delle volte. Chiedetevi perchè il nostro governo scaricherebbe assassini, rapinatori, piromani ed altri criminali nella nostra società per commettere i crimini violenti contro di noi. Pensateci!


Ritornando alla domanda di Bret Baier al Presidente Bush sul fatto che l'SPP è un preludio ad una NAU simile all'UE, che cosa otterremmo se diventassimo come l'UE, che ha certe caratteristiche del fascismo? [come sopra, ndr] La signora Kitty Werthmann (una superstite del dominio di Hitler prima e del governo del Soviet poi) è recentemente tornata in Europa ed ha intervistato molti anziani. Le hanno raccontato che era stato detto loro che la conversione all'Euro avrebbe portato la prosperità attraverso il libero scambio, prezzi più bassi per le merci, ecc. In realtà, tuttavia, i loro soldi si sono notevolmente svalutati e ora vivono con buoni pasto ed assistenza sociale. La disoccupazione in Europa è alta mentre sono introdotti lavoratori stranieri e la gente è arrabbiata.

Per spiegare ciò che è progettato per gli Americani in confronto all'UE ed all'Euro, Vicente Fox al Larry King's Live Show della CNN l'8 ottobre 2007 ha spiegato che ciò in cui lui ed il Presidente Bush concordano è "un'unione commerciale per tutte le Americhe", ed ha suggerito che alla fine ci dovrebbe essere una valuta regionale. Ha fatto osservazioni simili lo stesso giorno al "Daily Show". All'inizio del 2007, il Presidente boliviano Evo Morales ha proposto una singola valuta per tutte le nazioni sudamericane [si vedano gli interventi del 25 novembre 2006 e del 13 dicembre 2006, ndr].

Per quanto riguarda le nazioni nordamericane, il numero 9115 del Dallas Federal Reserve del giugno 1991, "Il libero scambio ed il Peso" di Darryl McLeod e John Welch, analizzava il potenziale di una singola valuta nordamericana. Nel 1999, l'ex membro del Parlamento canadese Herbert Grubel ha pubblicato "Il Caso Amero: L'economia e la politica di un'unione nordamericana", dando il 2010 come possibile data per l'introduzione dell' "Amero" come nuova valuta nordamericana. E nell'Economic Review della Federal Reserve di Atlanta (4° quadrimestre, 2000), Michael Chriszt (direttore del Gruppo di Ricerca sull'America Latina della Federal Reserve) ha scritto "Prospettive di una potenziale unione monetaria nordamericana" in cui si legge che "è allo studio l'idea di singola valuta per NAFTA". Nel luglio 2000, Vicente Fox aveva già proposto un mercato comune nordamericano con una politica monetaria continentale.

Più recentemente, nel maggio 2007, il governatore della Banca del Canada David Dodge, ha detto che una valuta comune con gli USA è decisamente possibile. Ciò che accadrà è che l'elite al potere porterà il dollaro ad essere svalutato al punto in cui gli Americani accetteranno anche se con riluttanza l'Amero. Come ha detto ad esempio Bob Chapman nella sua newsletter International Forecaster del dicembre 2006: "(l'Amero) sarà presentato al pubblico americano come la soluzione dell'amministrazione per il recupero del dollaro".

Il 14 giugno 2007 BankIntroductions.com ha detto ai suoi clienti che nei futuri 10-20 anni, come l'economia globale si sposterà verso blocchi commerciali regionali, sarà introdotto l'Amero o "Unità Monetaria Nordamericana" (NAMU). Il piano dell'elite al potere è di formare unioni regionali con loro proprie valute e di collegarle poi in un governo mondiale con una valuta globale. A questo proposito, il reporter di Reuters Emmanuel Jarry il 23 ottobre 2007 ha scritto che "Sarkozy (il Presidente francese) chiede il lancio dell'Unione Mediterranea nel 2008" [si veda l'intervento del 6 novembre 2007, ndr]. E l'African Central Bank dell'Unione Africana progetta di introdurre il "Gold Mandela" come singola valuta africana entro il 2010 (la data in cui si presume si formi la NAU).

Se guardate nella parte superiore del sito web dell'Associazione per una Singola valuta Globale (SGCA), c'è una citazione dell'ex Presidente della Federal Riserve Paul Volcker, che dice: "Un'economia globale richiede una valuta globale". SGCA è "dedicato all'obiettivo di introdurre una singola valuta globale entro il 2025... controllata da una singola banca centrale internazionale". Ho già indicato che sulla copertina dell'Economist del 9 giugno 1988 c'è un'immagine della "Fenice", una valuta globale la cui introduzione è suggerita per il 2018.

Qualunque sia la data dell'introduzione della valuta globale, essa sarà pubblicizzata come facilitazione del commercio mondiale, che l'elite al potere controllerà. Ciò sarà simile ai giorni in cui Salomone fortificò Gezer, Hazor e Megiddo (l'Har, o Monte, di Megiddo sarebbe poi stato chiamato Armageddon). Attraverso questa fortificazione, controllava la Via Maris ed il commercio mondiale, controllando quindi il mondo dei suoi tempi. L'elite oggi al potere progetta di fare qualcosa di simile, ma in un senso biblico il loro programma porterà alla battaglia dell'Armageddon.
postato da: Lif1 alle ore 19:43 | link |
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