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martedì, 27 maggio 2008

Abbronzatura - Parte 3

  • Dall'articolo "Dipendenza da lettino" (Gianluca Casponi, Dica33, 7 aprile 2006):

Forse chi dice che all’abbronzatura non “può” rinunciare dice una verità molto più profonda di quanto non pensi. Infatti, alla base dell’affezione di molti per i solarium e i centri di abbronzatura indoor potrebbe esserci un meccanismo di dipendenza. Alla conclusione giunge uno studio piccolo, ma rigoroso, condotto sui frequent tanners, cioè coloro che fanno uso di lettini abbronzanti da 8 a 15 volte al mese, o comunque per più sedute di quante siano necessarie a mantenere l’abbronzatura. Questo gruppo è stato messo a confronto con altrettanti “infrequent tanners” cioè persone che invece usano i dispositivi UV non più di 12 volte l’anno. Lo studio è stato motivato dalla constatazione, in una precedente ricerca degli stessi autori, che chi ricorre spesso all’abbronzatura artificiale è in grado di cogliere, anche alla cieca, la differenza tra lampade che emettono effettivamente raggi ultravioletti e altre che, invece, emettono la stessa luce visibile, sono identiche per aspetto ma non producono UVA. Non solo, ma c’è un effetto di rinforzo, in quanto alla fine della ricerca, il 95% delle volte i partecipanti sceglieva a colpo sicuro il lettino “vero”. Quindi, si sono detti i ricercatori, deve esserci qualche altro effetto che segna la differenza, al di là dell’azione estetica. Inoltre, nel corso dello studio era stato osservato che chi aveva scelto la lampada vera mostrava un atteggiamento più rilassato e positivo di chi aveva scelto quella finta.

Sintomi da astinenza
L’ipotesi è che la radiazione ultravioletta possa favorire la produzione di sostanze endogene capaci di legarsi a quei recettori del sistema nervoso e indurre così una risposta piacevole, come accede con la nicotina, gli oppiacei, l’alcol e così via. Per verificare l’ipotesi, lo studio si è avvalso della somministrazione di una sostanza, il naltrexone, capace di legarsi ai recettori degli oppiacei, eliminando la possibilità che a questi recettori si leghino altre sostanze (è la stessa strategia seguita per bloccare l’azione della droga nei tossicodipendenti). Dopo la somministrazione del farmaco, i fanatici dell’abbronzatura diminuivano la loro capacità di cogliere la differenza tra il dispositivo vero e quello finto e, in quattro di loro, cioè la metà esatta del campione, si presentavano gli stessi sintomi di astinenza (principalmente la nausea) che si riscontrano somministrando il naltrexone a chi usa sostanze da abuso. Niente di tutto questo accadeva nelle persone che raramente ricorrevano alle lampade abbronzanti.

Più allegri al sole
Ovviamente i ricercatori parlano di una lieve dipendenza, non certo di una schiavitù paragonabile a quella generata anche soltanto della nicotina, e ritengono che le sostanze attive sulla psiche prodotte dalla cute sottoposta agli UV siano del genere delle endorfine. Queste ultime sono sostanze prodotte naturalmente dall’organismo e coinvolte nei meccanismi di gratificazione che si producono quando si compie un’azione favorevole all’organismo, per esempio bere quando si ha sete. E’ ovvia la conclusione che questo succeda anche con l’esposizione alla luce solare, anche se la prova “di laboratorio” è abbastanza difficile, dal momento che creare un sole finto non è per ora cosa facilissima. Però, ci sono dati epidemiologici che potrebbero confortare questa conclusione: per esempio, la minore incidenza di alcune malattie psichiatriche, come la depressione, nei climi più soleggiati (o la maggiore incidenza del suicidio nei climi nordici). Ciò non toglie, comunque che, per quanto piacevole, l’ultravioletto non può essre “assunto” ad libitum [anche perchè i dati andrebbero collegati a ricerche sociologiche di più ampio respiro. Rimane poi il dubbio sul perchè dell'incidenza della depressione: l'Italia, paese soleggiato, non è affatto immune da un simile problema o da quello del suicidio, ndr].

Fonte
  • Kaur M et al. Induction of withdrawal-like symptoms in a small randomized, controlled trial of opioid blockade in frequent tanners. J Am Acad Dermatol. 2006 Apr; 54(4): 709-11.
  • Feldman SR et al. Ultraviolet exposure is a reinforcing stimulus in frequent indoor tanners. J Am Acad Dermatol. 2004 Jul; 51(1): 45-51.
postato da: Lif1 alle ore 18:52 | link |
categorie: articoli, scienze

Abbronzatura - Parte 2





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categorie: immagini e foto, asia

Abbronzatura

postato da: Lif1 alle ore 18:28 | link |
categorie: oceania, immagini e foto
lunedì, 19 maggio 2008

Controllo USA sui dati personali degli europei

  • Dall'articolo "Le transazioni finanziarie internazionali sotto controllo americano" (Jean-Claude Paye, Mondialisation via Comedonchisciotte, 2 maggio 2008):

Come nell'accordo sulla sorveglianza dei passeggeri europei, firmato nel giugno 2007, tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti, questo nuovo "accordo" sul controllo delle transazioni finanziarie, rende legittima una situazione creata di fatto dagli USA. Nei due casi l'amministrazione americana si era impossessata illegalmente dei dati personali dei cittadini europei, prima che l'Unione gli riconoscesse questo diritto e modificasse apposta il suo ordine giuridico.

Il 23 giugno, il "New York Times" ha rivelato l'installazione, da parte della CIA, di un programma di sorveglianza delle transazioni finanziare internazionali. Il giornale ha messo in luce il fatto che la società belga Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Communication) ha trasmesso al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, dopo gli attentati dell'11 settembre, decine di milioni di dati confidenziali riguardanti le operazioni dei suoi clienti.

Swift, società americana di diritto belga, gestisce gli scambi internazionali di circa ottomila istituzioni finanziarie situate in 208 paesi. Essa assicura il trasferimento di dati relativi ai pagamenti o ai titoli, comprese le transazioni internazionali in divise, ma non fa transitare denaro.

I dati scambiati vengono memorizzati su alcuni server. Uno situato in Europa, l'altro negli Stati Uniti. Ciascuno contiene l'insieme di tutti i dati. I messaggi interbancari, scambiati sulla rete Swift, contengono dati a carattere personale protetti dai diritti belgi ed europei.

Questa società è sottoposta anche alla legge statunitense, per via della localizzazione del suo secondo server sul suolo degli Stati Uniti. Così la società ha scelto di violare il diritto europeo, allo scopo di sottomettersi alle ingiunzioni dell'esecutivo americano. Malgrado la constatazione di multiple violazioni dei diritti belgi e comunitari, le autorità belghe si sono rifiutate di perseguire la società Swift.


Ricordiamo che il sistema Echelon e il programma di sorveglianza della NSA permettono di appropriarsi di informazioni elettroniche, tra cui i dati Swift FIN, in tempo reale. La loro lettura è ancora più facile se si pensa che i sistemi di criptaggio DES, 3DES e AES, dei dati relativi alle transazioni mondiali tra banche, sono tutti e tre degli standard americani brevettati negli USA. L'esecutivo degli Stati Uniti si fa quindi consegnare dei dati che già possiede o che può facilmente ottenere. Il fatto di obbligare le società private a violare il diritto europeo, così come spingere le autorità politiche di questo continente a trasformare la loro legalità allo scopo di autorizzare questa cattura, è il gioco principale delle esigenze americane. Per l'esecutivo degli Stati Uniti non si tratta solamente d'installare un sistema di controllo in tempo reale delle transazioni finanziarie internazionali, ma soprattutto di farlo legittimare.

La cessazione dei trasferimenti verso le dogane americane non è mai stata prevista. La trasmissione delle informazioni non è d'altre parte finita dopo la rivelazione della faccenda. Per conformarsi formalmente alla direttiva europea di protezione dei dati, Swift ha aderito nel 2007 ai principi di Safe Harbor, il quale "garantisce " che i dati immagazzinati nel server americano siano protetti da alcune norme analoghe a quelle in vigore nell'Unione Europea.

L'adesione ai principi di Safe Harbor procede tramite autocertificazione della società aderente, che dovrebbe fornire delle garanzie sulle possibilità di contestazione presso le autorità indipendenti. Ma la qualità d'indipendenza di queste autorità è poco definita. Il Safe Harbor lascia la persona interessata abbandonata a se stessa. Sta a lei verificare la situazione di conformità dell'organismo americano che tratta i dati, sta a lei trovare e convocare l'autorità indipendente di controllo adatta a studiare il suo caso. Se, nonostante tutti questi ostacoli, una persona o un’impresa hanno la possibilità di poter constatare una trasgressione alla procedura e hanno inoltre la capacità di avviare delle ricerche, l'amministrazione americana può ancora invocare la nozione di "segreto di Stato" allo scopo d'impedire ogni azione giudiziaria.

Quanto alla parte dell' "accordo" del giugno 2007, quello che autorizza il possesso dei dati personali da parte degli USA, esso porta ad un impegno unilaterale degli Stati Uniti. Non si tratta dunque di un accordo bilaterale, come desiderava il Parlamento Europeo, ma di un testo il cui contenuto non ha bisogno dell'accordo delle due parti per poter essere modificato. L'amministrazione degli Stati Uniti ha la possibilità, senza assenso né consultazione dell'altra parte, di modificare i suoi impegni secondo l'evoluzione della legislazione americana o secondo la sua volontà di emettere delle nuove esigenze [!!!, ndr].

Il Dipartimento del Tesoro dà delle garanzie puramente formali quanto all'utilizzazione dei dati. S'impegna a utilizzarli o a scambiarli con altre agenzie o con paesi terzi, esclusivamente per lottare contro il terrorismo. Ciononostante la definizione di terrorismo è così larga ch'essa può essere applicata a qualsiasi persona o organizzazione presa di mira dall'amministrazione.

I dati stagnanti non saranno conservati più di cinque anni dalla loro ricezione. Questo lascia molto tempo alle agenzie americane per utilizzarli secondo i loro propri comodi.

Come garanzia del rispetto della confidenzialità delle informazioni, la parte americana insiste sull'esistenza di numerosi livelli indipendenti di controllo. Il testo menziona "altre amministrazioni officiali indipendenti", così come uno "studio di audit indipendente". Che un'amministrazione sia considerata come un'istituzione indipendente da un'altra amministrazione dello stesso Stato dice già molto sulla formalità di questa autonomia. La stessa considerazione può essere fatta per ciò che riguarda l'audit indipendente. Così, quando il caso Swift è scoppiato nel giugno 2006, il governo americano aveva già dichiarato che non c'era stato nessun abuso nell'utilizzazione dei dati, visto che l'accesso a questi era controllato da una società privata "esterna", il gruppo Booz Allen. Quest'ultima è una delle più importanti società sotto contratto con il governo americano. L'inter-penetrazione tra pubblico e privato è organica. Che una tale società possa essere presentata come indipendente dal potere esecutivo degli Stati Uniti la dice lunga sulla solidità delle garanzie ottenute dai negoziatori europei.

Questo recente "accordo" rivela l'esistenza di una struttura politica imperiale, nella quale l'esecutivo americano occupa il posto d'onore e le istituzioni europee una semplice funzione di legittimazione nei confronti delle loro popolazioni. Infatti non si tratta di un accordo tra due potenze sovrane. Non esiste che una sola parte, l'amministrazione degli USA, che riafferma il suo diritto di disporre dei dati personali degli europei. In cambio, in un percorso unilaterale, concede delle "garanzie" formali che può unilateralmente modificare o sopprimere. L'esecutivo americano esercita così direttamente la sua sovranità sulle popolazioni dei due lati dell'Atlantico.
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A partire dal giugno 2007 era previsto che i dati Swift inter-europei non fossero più trasferiti agli Stati Uniti, ma su un secondo server europeo. A fine marzo del 2008 dei rappresentanti della società Swift hanno lasciato intendere che questo sarà situato nella regione di Zurigo e sarà operazionale alla fine del 2009. Questa nuova procedura è più conforme alla decisione-direttiva europea sulla protezione dei dati personali che i principi di Safe Harbor. Ciononostante la decisione-direttiva prevede delle eccezioni in materia polizia-giustizia e lascia la porta aperta all'accesso delle autorità americane ai dati finanziari di competenza europea. L'"accordo" dovrà semplicemente essere adattato Questo è evolutivo. E' costruito in modo da poter rispondere permanentemente alle nuove esigenze americane.

Ricordiamo che, per ciò che riguarda i dati dei passeggeri aerei, le dogane americane hanno direttamente accesso ai terminali delle compagnie situate su suolo europeo. Che questo avvenga tramite questo sistema o, più probabilmente, tramite determinate ingiunzioni, le autorità americane continueranno a farsi trasmettere dati finanziari europei. Che sarebbe poi l'obiettivo fondamentale di questo affare.
postato da: Lif1 alle ore 19:45 | link |
categorie: unione europea, articoli, nord america

Sorveglianza e Paesi europei

  • Dall'articolo "The Most Spied Upon People Are In Europe" (Paul Kirby / Dominic Casciani / Emma Jane Kirby / David Willey / Malcolm Brabant / Julian Isherwood, BBC, 28 febbraio 2008):

BBC reporters give a snapshot of the extent of surveillance across Europe.

Germany's highest court has ruled that spying on personal computers violates privacy, but governments across Europe are under pressure to help their security services fight terrorism and organised crime.

"The threat of terrorism has forced the German government to take stricter measures"
Paul Kirby on Germany

"Privacy campaigners say the UK has some of the world's leading surveillance systems"
Dominic Casciani on the UK

"On the whole, the French are not big fans of surveillance equipment."
Emma Jane Kirby on France  

"Italians are among the most spied upon people in the world, says the Max Planck Institute," David Willey on Italy

"Greece has such strong constitutional protection against state sponsored spying," Malcolm Brabant on Greece

"CCTV monitoring, while extensive in other parts of Europe, is not widespread"
Julian Isherwood on Denmark

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GERMANY - PAUL KIRBY

Germans have an historic fear of state intrusion, dating back to the Stasi secret police in the East and the Nazi-era Gestapo. But the threat of terrorism has forced the German government to take stricter measures.

During the 1970s, the West German authorities tightened legislation after a series of attacks by the left-wing Red Army Faction. The German government went further following revelations about Mohammed Atta, the head of the Hamburg cell involved in the 9/11 attacks on New York.

 
Court limits cyber spying

The most controversial changes have come since 2006, when police found explosives in a pair of suitcases left on two passenger trains in Koblenz and Dortmund in western Germany.

The bombs did not go off and, after surveillance camera video was posted on the internet, arrests were made.

Chancellor Angela Merkel said the use of video surveillance was clearly important and rail operator Deutsche Bahn stepped up its use of closed circuit television (CCTV) cameras.

When a laptop was found apparently containing plans, sketches and maps, the authorities then considered how to monitor suspects' computers so that plots could be prevented at an earlier stage.

The Federal Criminal Police Office (BKA) already had the ability to monitor suspects' emails and the websites and chat rooms they visited.

They could also tap phones with the consent of a judge.

Now they wanted to send emails that would infect a recipient's computer with spy software and relay information to police computers.

The threat was compounded by the discovery of 12 vats of hydrogen peroxide in September 2007 and an alleged plot to bomb US civil and military targets.

Three hundred police had been involved in a nine-month surveillance operation but had not been able to access the suspects' computers.

The Constitutional Court has now decided that the practice of cyber spying violates the right to privacy but would be acceptable in exceptional cases, under the auspices of a judge.

Faced with warnings from Germany's privacy commissioner of ever more sweeping surveillance - and protesters' T-shirts bearing the slogan "Stasi 2.0" - the government will have to tread carefully.

The police believe they will need to use spy software in perhaps 10 cases a year.

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UNITED KINGDOM - DOMINIC CASCIANI

There is a big-budget sci-fi thriller running on BBC TV at the moment called The Last Enemy.

The hero is advising ministers on plans for a crime-fighting database to link all databases. And, unwittingly, he becomes a victim of the computer's all-seeing eyes.

So is it silly drama or the shape of things to come?

Privacy campaigners say the UK has some of the world's leading surveillance systems - and they argue there is now a real failure of sufficient oversight.

ID cards face delay

Take the millions of CCTV cameras, for example. They were rolled out to deter city centre crime.

But thanks to the internet and new software that can read number plates, text and, in certain circumstances, isolate specific human behaviour, their importance is increasing ten-fold.

The question in the UK is what would happen if you took camera data and married it to other sources, such as information on the location of mobile phones, swipe cards for urban transport and static databases about you, your family and life history. That would be a pretty effective surveillance system, say critics.

Ministers say this is completely fanciful - for a start there are no plans for a supercomputer to gather this information.

Secondly they argue two important laws govern the use of personal information and how the security services can use surveillance technology.

But the reality is they are now struggling politically to make reassurances stick.

The two main opposition parties oppose plans for full biometric identity cards on grounds of cost, oversight and, increasingly, fears of incompetence. The cards are almost certain to become a big issue at the next general election.

A string of controversies have buffeted ministers including the loss of a laptop containing information on armed services personnel and the disappearance of CDs holding family records. There has also been a row over the bugging of an MP.

While none of these rows seamlessly fit together, the jigsaw pieces are enough to make some people nervous.

So while the police-led DNA database - the largest in the world - has clear crime-fighting successes under its belt, no political party will back the calls of one highly respected judge to place everyone on it.

The Roman satirist Juvenal famously asked "Who watches the watchmen?" and that question is very much alive in British politics today.

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FRANCE - EMMA JANE KIRBY

When you remember that the word "Liberty" is one of just three words enshrined in the French Republic's motto, you can guess that on the whole, the French are not big fans of surveillance equipment.

Too bad then that last year, the French Interior Minister, Michele Alliot-Marie, announced that the number of CCTV cameras in France would triple by 2009 in a bid to crack down on street crime and to fight terrorism.

Official estimates suggest there are already about 340,000 authorised surveillance cameras in France and this new move would see the number of cameras on Paris's public transport network hit 6,500 in the next two years - compared with a projected 9,000 on the London Underground in the same period.

Plans to deploy 4ft-long spy drones across French skies in an attempt to tackle the country's growing problem of gang violence were also unveiled.

The drones, with day-night vision, will be used to track suspects and should begin full operational testing this year. The plan has annoyed many local officials who doubt spy cameras are the answer - they would rather see neighbourhood police officers brought back.

The children who have this device will think of their parents as Big Brother - I think that scares me. --Jean Claude Guillemard, Psychologist

Surveillance cameras are not just kept for the streets. Last year a company which manufactures GPS systems for cars launched Kiditel, a child-tracking device.

The games console-sized device slips into a child's pocket and allows parents to keep track of their child's movements via satellite images sent to their computers.

Many parents welcomed a product they believed would help their children keep safe, but psychologists like Jean Claude Guillemard were not so welcoming:

"The children who have this device will think of their parents as Big Brother" he said. "I think that scares me. I think it's dangerous for their mental health."

Similarly a French childminder caused a row last year when she became the first nanny to install an internet webcam in her creche so that parents could still look in on their children - and see that she was taking good care of them - even though they were at work.

The parents loved it, but local authorities and the National Federation of Maternal Assistants denounced the idea as undermining the relationship of trust between the parents and the child minder.

The eye in the sky may be keeping an ever closer watch on France - but the French are determined to keep their liberty.

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ITALY - DAVID WILLEY

Italians are among the most spied upon people in the world. That's the conclusion of the authoritative German scientific think-tank, the Max Planck Institute, which reports that Italy leads the world with 76 intercepts per 100,000 people each year.

Although the Italian constitution guarantees privacy of information, and a national data protection authority was set up in 2003 with a communications ombudsman at its head, wiretapping and electronic eavesdropping are widely used not only by the secret services, but also by the judiciary, particularly in the fight against organised crime.

Prosecutors routinely order wiretaps as a result of police investigations, and the cost to the Italian state has become a heavy burden on the taxpayer.

Wiretaps are carried out with the help of the now privatised Italian Telecom, which has been frequently criticised in the media for working hand in glove with the secret services.

A former director of security at Telecom, Giuliano Tavaroli, who had close links with the secret services, was sent to prison together with his friend Marco Mancini, a former anti-terrorism chief, as a result of a wiretapping scandal.

Several recent high profile political scandals have revealed the extent to which the private conversations of politicians and public figures are being taped.

Although the bugging of MPs' phones is forbidden without the specific permission of parliament, prosecutors and judges routinely leak to journalists details of compromising conversations.

The former governor of the Bank of Italy, Antonio Fazio, was forced to resign as a result of a scandal which came to light in this way.

The outgoing government of Romano Prodi announced last year that it was going to introduce a law making it an offence punishable by up to three years imprisonment for journalists to publish information obtained through judicially authorised wiretapping leaks. But no such law was ever passed.

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GREECE - MALCOLM BRABANT

In the run-up to the 2004 Athens Olympics, I met a man who was furious about the appearance of 350 cameras in the capital as part of a $1.5bn security programme to protect athletes and spectators.

"If I choose to have an affair with a woman who is not my wife, that is my fundamental human right, and I should be protected from being caught on camera," he said.

Greek Prime Minister Costas Karamanlis
Costas Karamanlis and other ministers were tapped

The man was walking in the suburb of Nikaia, where the local left-wing mayor, who disapproved of surveillance, had ordered workmen to daub black paint over the lenses.

That cameo encapsulates the desire of most Greeks to resist state attempts to spy on them and helps explain why Greece leads the European Union and the rest of the world in privacy protection for its citizens.

The other important contributory factor is the strength and moral independence of the nation's Data Protection Authority, which is resolute in its determination to uphold the following principles enshrined in the Greek constitution:

# Every person's home is a sanctuary

# The private and family life of the individual is inviolable

# Secrecy of letters and all other forms of free correspondence or communication shall be absolutely inviolable

The authority has real teeth. In December 2006 it fined mobile phone company Vodafone 76m euros for bugging more than 100 top Greek officials, including Prime Minister Costas Karamanlis, around the time of the Olympics.

Vodafone's network planning manager in Greece, Costas Tsalikides, was found hanged not long after he informed his superiors he had discovered that spying software had been secretly installed in the company's system.

Mr Tsalikides family has always suspected he was murdered.
 
So many years after the dictatorship, Greece is very sensitive in the area of freedoms.
Panos Garganos, Greek protester

Since January 18, 2008, the case has been officially closed. Vodafone Greece will appeal against the fine and has co-operated fully with all relevant authorities since the beginning of the case.

The Data Protection Authority has also frustrated the efforts of the Conservative government to extract some value from the Olympic security system.

When a left-wing group called Revolutionary Struggle fired a rocket into the office of the US ambassador in Athens, there was no video record because the security cameras were switched off.

The authority refused to allow the cameras to be used for anything other than traffic control.

In November 2007, a state prosecutor told the police that they would be allowed to use footage from the surveillance system to prosecute demonstrators who turned violent.

The new rules were first applied during the annual November 17th march to commemorate the dozens of students killed in 1973 when tanks of the right wing colonels' junta crushed an uprising at Athens Polytechnic.

"So many years after the dictatorship, Greece is very sensitive in the area of freedoms," said Panos Garganos, who was marching for the 33rd year in succession.

The use of the cameras to monitor the demonstration led to the resignation of the head of the Data Protection Authority.

Despite the fact that Greece has such strong constitutional protection against state sponsored spying, some of my contacts refuse to have sensitive conversations on either land lines or mobile phones, because they assume that someone is listening.

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DENMARK - JULIAN ISHERWOOD

In keeping with other European countries, Denmark has also introduced anti-terrorist legislation that has provided the country's domestic security service PET with a raft of monitoring tools with which to carry out its counter-terrorism activities.

With the discovery over the past five years of terrorist cells, and particularly groups using Denmark as preparatory ground for activities elsewhere in Europe, Danish parliamentarians have been relatively unanimous in adopting monitoring counter-terrorism measures, with the broad support of the general public.

These have included the availability to the domestic security service of quite extensive monitoring measures, particularly in the areas of communication interception, data retention and the ability to monitor and geographically locate mobile and other telephone conversations.

Safeguards on CCTV monitoring in Denmark are strict Internet Service Providers are now by law required to keep all communication for at least one year. Access to all of these monitoring activities however, although simplified in the latest counter-terrorism legislation, is not automatic and still requires a court order.

While previous legislation required the security service to substantiate and obtain a court order for each telephone number it wished to monitor, the new law provides for application for a court order to monitor a person's full communication activities - telephones and cyber-communication - but only in connection with cases falling under counter-terrorism legislation.

CCTV monitoring, while extensive in other parts of Europe, is not widespread in Denmark, although there are currently plans, and a public demand, to introduce monitoring in some crime-prone urban areas following several murders and disturbances in defined areas at night.

However, safeguards against general CCTV monitoring are strict, preventing the installation of CCTV cameras in public areas that would allow the identification of individuals or groups.

A Copenhagen kindergarten that recently suggested it would like to install CCTV monitoring around its premises gave up the idea following a public outcry.

Similarly, workplace monitoring is under strict control, preventing camera surveillance of employees, although the installation of CCTV in public areas of shops in particular is permitted.
postato da: Lif1 alle ore 19:31 | link |
categorie: italia, articoli, francia, regno unito, balcani, nord europa, germania e austria

Germania e svendita dati personali agli USA

  • Dall'articolo "Il sesso dei tedeschi alla mercé degli Usa" (Alessandro Alviani, La Stampa, 27 aprile 2008):

Passi per nome, cognome e nazionalità. Passi, volendo, anche per le impronte digitali. Ma il motivo per cui, in futuro, le autorità statunitensi potranno scoprire persino l'orientamento e le pratiche sessuali dei tedeschi sospettati di terrorismo resta un mistero. Fatto sta che l'autorizzazione a conoscere la vita intima dei cittadini è arrivata direttamente dal governo di Berlino, nel più completo silenzio. L’ 11 marzo i ministri degli Interni e della Giustizia, Wolfgang Schäuble e Brigitte Zypries, hanno firmato con i colleghi statunitensi per la Sicurezza nazionale e per la Giustizia, Michael Chertoff e Michael Mukasey, un accordo per la lotta al terrorismo. L'intesa, che consente ai due Paesi uno scambio più rapido di informazioni sensibili, tra cui i profili del Dna dei sospetti, contiene alcuni passaggi rimasti finora segreti. Come l'articolo 12. Anche i dati personali relativi a «razza o provenienza etnica, opinioni politiche, religiose o altre convinzioni», come pure quelli riguardanti «appartenenza sindacale, stato di salute o vita sessuale» potranno essere scambiati, «se rilevanti ai fini dell'accordo», si legge nel testo. Non è chiaro come Berlino possa ricostruire i profili sessuali dei suoi cittadini né in che misura tali dettagli possano aiutare a combattere il terrorismo internazionale.In ogni caso la notizia, rivelata dal settimanale «Der Spiegel» nel suo nuovo numero e confermata dal Ministero federale degli Interni, ha già scatenato polemiche in Germania. Per Michael Sommer, capo della confederazione sindacale Dgb, «il fatto che il governo possa comunicare agli Usa l'appartenenza sindacale dei cittadini tedeschi è il colmo della sfrontatezza». Secondo Gisela Piltz, esperta del partito liberale per le questioni interne, si tratta di «una sorpresa sgradevole», mentre Petra Pau, vicepresidente del Bundestag (la Camera bassa del Parlamento) ed esponente della Linke, parla di «una cosa da manicomio». Il ministero degli Interni si affretta a precisare: il trasferimento delle informazioni sulla vita sessuale o l'iscrizione a un sindacato è sì formalmente consentito, ma rappresenta una pura circostanza teorica, in quanto tali dettagli sono irrilevanti nella lotta al terrorismo. Inoltre, ha spiegato un portavoce di Schäuble, l'articolo 12 prevede controlli speciali prima che i dati vengano trasferiti a Washington. Una puntualizzazione che non basta però a frenare le polemiche. Già al momento della firma dell'accordo il delegato del governo federale per la protezione della privacy, Peter Schaar, aveva espresso forti dubbi. L'intesa estende infatti alcuni meccanismi del «Trattato di Prüm», siglato originariamente da sette Paesi Ue, anche agli Stati Uniti, senza che questi siano dotati degli stessi standard europei in materia di privacy. L'accordo di Prüm sulla cooperazione nella lotta al terrorismo, firmato nel 2005 e sottoscritto dall'Italia in un secondo momento, prevede una serie di controlli e diritti a tutela dei cittadini. Negli Usa, al contrario, la legge sulla protezione dei dati personali vale solo per i cittadini statunitensi e per gli stranieri che vi vivono da lungo tempo e non si applica alle informazioni provenienti dall'estero. Come a dire: una volta superato l'Atlantico, non si sa quello che succederà ai dettagli sui comportamenti sessuali dei tedeschi o sulla loro appartenenza sindacale. Malgrado i dubbi, comunque, l'intesa dovrebbe assumere un valore esemplare, almeno nei piani di Washington. Lo scorso marzo il ministro Chertoff aveva chiarito di voler estendere i contenuti dell'accordo siglato con Berlino anche ad altri Paesi europei, senza fornire ulteriori dettagli. Un accenno che era bastato a sollevare le critiche della Commissione europea, preoccupata che altri Paesi Ue possano imboccare la strada di accordi separati e bilaterali con Washington. Passeranno comunque mesi prima che la Germania sveli all'intelligence Usa i dettagli della vita intima dei suoi cittadini sospettati di terrorismo o di gravi crimini. Per essere ratificato, l'accordo dovrà ricevere l'ok prima del presidente federale, Horst Köhler, e poi dei due rami del Parlamento tedesco.
postato da: Lif1 alle ore 19:24 | link |
categorie: articoli, germania e austria

Lord e prostitute

  • Dall'articolo "GB: lord conservatore, orge con coca" (ANSA, 27 aprile 2008):

Lord Laidlaw, 64 anni, conservatore della camera dei Lord, fa orge con costose prostitute e uso di cocaina. Lo rivela il News of the world. Importante finanziatore del partito Tory, Laidlaw e' il secondo uomo piu' ricco della Scozia. Ha annunciato che si sottoporra' a una terapia e donera' un milione di sterline per aiutare chi e' nelle sue stesse condizioni. Alle orge c'erano fino a 5 ragazze e intrattenimenti saffici e sadomaso.
postato da: Lif1 alle ore 19:05 | link |
categorie: articoli, regno unito

Max Mosley e 007

  • Dall'articolo "Orgia Mosley, anche i servizi segreti" (Corriere dello Sport, 18 maggio 2008):

Imbarazzo al vertice dei servizi segreti di Sua Maestà: un agente si è dovuto dimettere dopo la scoperta che è sposato ad una delle cinque prostitute protagoniste dell'orgia in stile nazi con il presidente della Federazione internazionale dell'auto (Fia) Max Mosley. La "call girl" (Mistress Abi il suo nome d'arte) non solo partecipò all'orgia che rischia di costare il posto a Mosley, figlio di uno storico caporione fascista britannico: è lei che ha contattato il tabloid "News of the World" per vendere il filmato sadomaso a luci rosse dove si vede il boss della Formula Uno in azione con le cinque, scatenate mercenarie del sesso.

L'IMBARAZZO - Jonathan Evans, direttore dell'MI5, il servizio segreto per il quale lavorava l'agente dimissionario, ha tenuto informato personalmente di questi sviluppi il primo ministro Gordon Brown e la ministro degli Interni Jacquie Smith. Fonti del governo hanno tenuto a sottolineare che Mosley non è stato vittima di una "stangata" architettata dalla centrale spionistica: ad averlo messo alla gogna in cambio di soldi (probabilmente più di centomila euro) è stata la moglie 38enne dell'agente, non identificato dai media britannici "per ragioni di sicurezza". A quanto si sa l'uomo ha una quarantina d'anni, ha servito nelle forze armate e all'interno dell'MI5 aveva incarichi delicati: si occupava di sorvegliare terroristi islamici, mafiosi russi e trafficanti di droga.

LA SCOPERTA - Malgrado il personale sia soggetto a periodici e approfonditi controlli, l'MI5 - da qui il forte imbarazzo - non si era reso assolutamente conto fino al mese scorso che l'agente adesso spinto alle dimissioni aveva una moglie prostituta a tempo pieno. Mosley è stato investito dallo scandalo a fine marzo e rischia fortemente di essere sfiduciato quando il vertice della Fia esaminerà la vicenda durante una riunione straordinaria in calendario per il 3 giugno a Parigi. Malgrado sia stato presentato dai tabloid britannici come "un pervertito sessuale sadomasochista" e lo si veda nel video dell'orgia nazista mentre dà ordini in tedesco alle prostitute nude o seminude, le frusta e poi gode a farsi frustare a sangue, Mosley sostiene che i suoi "eccentrici" gusti erotici sono un fatto privato e non debbono squalificarlo dalla presidenza della Fia. Sessantasette anni, figlio di quel Oswald Mosley che tra le due guerre mondiali fondò l'Unione Britannica dei Fascisti e manifestò una sperticata ammirazione per Hitler e Mussolini, Mosley è convinto di poter sfruttare a suo favore le notizie sul coinvolgimento dell'agente dell'MI5 nella vicenda: «È un'informazione strabiliante. Mi consulterò con i miei avvocati», ha detto Mosley.
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martedì, 06 maggio 2008

Dal sito del Corriere della Sera

Due immagini tratte dal sito del Corriere della Sera del 5 maggio 2008, ore 15:01 [prima foto]. Notare [seconda foto] il posizionamento strategico dell'articolo di Michele Salvati "La protezione del territorio".

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