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martedì, 28 ottobre 2008

Cina: messa in riserva del petrolio

  • Dall'articolo "E i cinesi pensano alle riserve strategiche" (Debora Billi, Petrolio, 20 ottobre 2008):

Certe volte penso che mi sono cacciata in un casino, tentando di analizzare i trend petroliferi in un momento così complicato di ups and downs. Ogni giorno se ne sente una nuova, che contraddice una qualche minima certezza che avevamo raggiunto il giorno precedente. Ma in fin dei conti, è divertente: stiamo vivendo la storia e non sempre siamo tenuti a mantenere il ruolo di nostradamus.
Abbiamo appena finito di dire che la domanda è in flessione, che ci tocca riportare il contrario. Gli è che siamo etnocentrici, e guardiamo solo il nostro orticello euroamericano. Mentre infatti qui i consumi calano, lasciando presumere una diminuzione della domanda, scopriamo che è vero il contrario: qualche formichina previdente approfitta del basso prezzo del barile per rimpinguare in fretta le proprie riserve strategiche. Mi metterei in castigo, per non averci pensato.
La formichina è ovviamente la Cina, che come riporta il sempre ottimo Tom Whipple ha improvvisamente aumentato le importazioni di ben 2 milioni di barili al giorno. Il consumo di petrolio cinese è cresciuto dell'8,8% su base annua, ma secondo il Dow Jones Newswire a settembre ci sono state importazioni record con una crescita di addirittura il 46% rispetto al settembre 2007.
A dimostrazione che la domanda di petrolio è davvero incomprimibile, e quando qualcuno "rinuncia" c'è sempre qualcun altro che approfitta.
postato da: Lif1 alle ore 15:04 | link |
categorie: articoli, asia

Russia: messa in riserva del petrolio

  • Dall'articolo "Mosca lancia Opec gas e mette greggio in cassaforte" (APCom, 22 ottobre 2008):

Una Opec ieri, una Opec oggi. Il pensiero fisso di Mosca è l'energia. E benchè fuori dall'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, l'Aquila Bicipite sfoggia idee da emiro. Ieri ha fondato un club del metano con Iran e Qatar e oggi dice di voler mettere il greggio in cassaforte. Il filo rosso della politica energetica 'made in Russia' collega Teheran - dove ieri Gazprom ha posto le basi per un nuovo cartello del gas - a Mosca, 'luogo di culto' per l'oro blu. E ora si vuole legare in modo più stretto all'Opec, fa sapere in occasione della visita del segretario generale Abdullah al-Badri al Cremlino. Per esaminare la situazione del mercato del greggio, certo non rosea: la crisi dei mercati azionari nelle ultime settimane ha dato una spinta verso il basso ai prezzi del petrolio. Caduti al di sotto dei 70 dollari questa mattina, a fronte di un incombente taglio della produzione Opec.

La Russia è un gigante dell'energia. Un elefante. Muscoli e paura. Da una parte ostenta sicurezza sulle proprie risorse, dall'altra teme un riflesso del crollo del barile sul mercato del gas. I muscoli li mostra, come al solito, Gazprom. Come diceva ieri il suo numero uno Aleksei Miller a fianco gli altri membri del nuovo Opec del gas: "Abbiamo convenuto - ha detto - che la fluttuazione dei prezzi del petrolio non mette in discussione la tesi fondamentale: l'era degli idrocarburi a basso costo è finita". E su questa base deve lavorare il neonato Opec del Gas, con tre player - Iran, Russia e Qatar - e circa il 60% delle riserve dell'oro blu mondiale.

Una sicurezza elefantiaca, quella mostrata da Gazprom. E oggi il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha inquadrato la troika dell'oro blu nell'ottica della paura di un'instabilità dei prezzi del barile. "Anche se un mercato mondiale del gas non esiste in quanto tale - ha detto - dobbiamo capire meglio come la situazione sul mercato del petrolio influenza il mercato del gas". In parole povere quello di ieri sembra un Opec del metano ma non lo è, e serve soltanto come assicurazione sulla vita dell'economia russa, energocentrica come poche. Ed è "cosa legittima" secondo il capo della diplomazia. Perchè la troika con Qatar e Iran "mira a migliorare la comprensione di cosa sta accadendo".

Ma il mercato del petrolio sembra l'enigma della Sfinge. E Mosca pena alla creazione di una maxiriserva per condizionare prezzi. Il greggio come "strumento finanziario" è la scelta vincente per il vicepremier e 'falco' Igor Sechin, responsabile al governo per tutto quello che va dall'oro nero all'elettricità. Non si muove elettrone che lui non voglia. E oggi, partecipando all'incontro tra il presidente russo Dmitri Medvedev e il segretario generale dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, Abdullah al-Badri, ha lanciato la sua idea.

A suo avviso, per ridurre al minimo l'impatto della crisi è necessario evitare uno squilibrio tra la produzione di strumenti finanziari (il greggio) e la redditività dei progetti di investimento. In quest'ottica il Dipartimento dell'Energia sta valutando l'introduzione della messa in riserva della produzione di greggio per affrontare in modo efficace il mercato. Al-Badri ha commentato: "bella idea".


Intanto il Cremlino annuncia di volersi avvicinare di più all'Opec. "L'interazione con l'Opec per le nostre compagnie energetiche è uno dei punti chiave", ha detto Medvedev. Mosca ha "buone relazioni con l'Organizzazione e i singoli Stati membri e intende continuare a sviluppare questi contatti". Opec del gas ieri. Opec oggi. E forse domani ancora di più.
postato da: Lif1 alle ore 14:42 | link |
categorie: articoli, medio oriente, russia, asia

Fondi (ancora) sovrani?

  • Dall'articolo "Il petrolio costerà meno Fondi sovrani più deboli" (Federico Fubini , Corriere della Sera, 21 ottobre 2008):

Da ministro saudita del petrolio, è stato per 27 anni la sponda degli Stati Uniti fra i Paesi produttori. Da perno dell' Opec, ha conciliato infinite volte gli interessi del cartello e quelli dei consumatori. Eppure lo sceicco Ahmed Zaki Yamani oggi è sorprendentemente diffidente: lo è sul ruolo dell' Opec e il prezzo del barile, su quello dell' America e sull' economia globale. Lo è persino sulla tenuta finanziaria del Golfo: le scalate dei fondi sovrani, spiega, non sono più una minaccia per l' Europa. Come spiega che il prezzo del petrolio si sia più che dimezzato in tre mesi? «C' è speculazione, la domanda e l' offerta ormai contano meno delle aspettative - risponde Yamani a margine di un convegno organizzato dalla Ies-Mol Group -. Le banche, i fondi speculativi, le compagnie d' assicurazione si buttano sui futures. Ciò amplifica le oscillazioni. Ma ora, con la recessione che si insedia nei paesi avanzati, il prezzo del petrolio deve scendere perché i consumi scendono». Venerdì si riunisce l' Opec. Cosa prevede? «Alcuni Stati membri che sono interessati solo a prezzi elevati e hanno deciso in anticipo di tagliare la produzione. Loro sono già al di sotto la loro quota, quindi a tagliare dovrebbe essere soprattutto l' Arabia Saudita». Insomma starebbe a voi assumere tutto l' onere? «Sì e non è un bene né per noi né per l' economia mondiale: con meno produzione i prezzi saliranno di nuovo e la recessione di aggraverà, sperando che non diventi depressione. Quindi la crisi abbasserà di nuovo i prezzi e quegli stessi Paesi vorranno tagliare ancora. È una questione molto seria, si rischia una spirale. La pressione sull' Arabia Saudita può fruttare ad alcuni nell' Opec, ma non può durare all' infinito. Poco importa che nel mondo ci sia ancora abbondanza di petrolio da estrarre». Chi spinge per un taglio, Iran e Venezuela? «Anche la Libia, l' Algeria, persino la Nigeria». Ma non siete voi sauditi i leader dell' Opec? «A volte si può essere leader senza esercitare la propria leadership. E questo è il problema». Così il rimbalzo del prezzo del barile è inevitabile. «Se Riad riesce a resistere, non ci saranno tagli e i prezzi scenderanno. Ma l' Arabia Saudita sta arrivando al punto in cui se la crisi si avvita, non avrà neppure abbastanza liquidità per pagare l' amministrazione pubblica. Certo, ha generato un enorme reddito in questi anni, ma è già evaporato in nuovi progetti. Noi nel Golfo non siamo immuni da ciò che accade in America o in Europa». Eppure il governo italiano teme le scalate dei fondi sovrani. È un rischio effettivo? «Può esserlo stato in passato, ma adesso non vedo proprio come. I nostri redditi scendono sempre di più. Su questo fronte voi occidentali potere rilassarvi». I sauditi sono invitati al supervertice per la Bretton Woods bis. Giusto coinvolgere le potenze del petrolio? «Se si giudica in base al barile a 147 dollari, forse sì. Ma ora a 70 dollari, il futuro per noi non è così luminoso. Quando le entrate erano alte abbiamo alzato i salari, lanciato grandi progetti e ora l' inflazione e la spesa pubblica sono diventate un problema. A volte pensiamo che un prezzo sotto i 70 o 65 dollari a barile ci danneggerà». Teme sommosse di piazza? «Non subito. Ma abbiamo masse povere, il cibo è rincarato anche da noi e dobbiamo importarlo». Da amico all' America, come spiega che la sua autorità nella gestione dell' economia globale sia così bassa? «Colpa dell' amministrazione Bush. La guerra in Iraq, il cui obiettivo era il petrolio, è stata molto costosa. E l' hanno finanziata a debito dalla Cina, dal Giappone. Poi c' è il debito privato, frutto della febbre immobiliare. Ora è una crisi finanziaria e domani sarà economica, non tamponabile iniettando denaro dei contribuenti. Probabilmente dovranno stampare denaro e ciò creerà inflazione. Non sono tanto ottimista: il futuro sarà un po' duro. E l' America non sarà più la sola superpotenza». Riad è l' alleato americano nel Golfo. Dovrete rivedere la vostra posizione? «Riad, come altri, deve riconsiderare la sua politica perché c' è un cambiamento in atto. L' Iran è diventato una potenza nel Golfo e chiede di essere riconosciuta come tale. Se l' America, e ce ne sono certi segni, trova un accomodamento con l' Iran, tutti i paesi del Golfo vivranno in una nuova era con l' Iran come potenza importante».
postato da: Lif1 alle ore 14:35 | link |
categorie: articoli, medio oriente
lunedì, 27 ottobre 2008

Estate 2009: gli USA non ripagheranno i loro debiti

  • Dall'articolo "Estate 2009: cessano i pagamenti del governo americano" (LEAP/E2020, GEAB - Global Europe Anticipation Bulletin, traduzione italiana di G.P. per Ripensare Marx, traduzione note per immagini e a pie' di pagina di Lif1 per Euro-Holocaust/E-H, 15 ottobre 2008):
In occasione della pubblicazione del GEAB N°28, LEAP/E2020 ha deciso di lanciare un nuovo allarme nel quadro della crisi sistemica globale poiché i nostri ricercatori stimano che all’estate 2009, il governo americano cesserà i pagamenti e non potrà dunque rimborsare i suoi creditori (detentori di buoni del tesoro US, di titoli di Fanny Mae e Freddy Mac, ecc.). Questa situazione di bancarotta avrà ovviamente conseguenze molto negative per l' insieme dei proprietari di attivi in dollari US. Secondo il nostro gruppo, il periodo che si aprirà in quel momento diventerà propizio alla messa in atto di “un nuovo dollaro„ destinato a rimediare brutalmente al problema della cessazione dei pagamenti e alla fuga massiccia di capitali fuori dagli Stati Uniti [non solo, si veda l'articolo Unione Nordamericana e un piano più alto, ndr]. Questo processo deriverà dai cinque fattori seguenti che sono analizzati nei particolari nel GEAB N°28:

  1. L' evoluzione recente, in aumento, del dollaro US è una conseguenza diretta e provvisoria della caduta delle borse mondiali
  2. Il “battesimo politico„ dell' Euro che ha appena avuto luogo dà un'alternativa “di crisi„ al dollaro US, come “valore-rifugio„ credibile
  3. Il debito pubblico americano si gonfia in modo ormai incontrollabile
  4. Il crollo in corso dell’economia reale degli Stati Uniti impedisce ogni soluzione alternativa alla cessazione dei pagamenti
  5. “Forte inflazione o iperinflazione negli Stati Uniti nel 2009„, questo è il vero problema.

Ma ci si può già fare un'idea dell’evoluzione a venire osservando l'Islanda che il nostro gruppo segue con la lente d'ingrandimento dall’inizio 2006. Questo paese costituisce infatti un buon esempio di ciò che attende gli Stati Uniti, ed anche il Regno Unito. Si può considerare, come fanno d’altronde un buono numero di Islandesi  oggi, che il crollo del sistema finanziario islandese è venuto dal fatto che esso era sovradimensionato in rapporto alla taglia dell’economia del paese.



  • Evoluzione  dell'inflazione in Islanda 2003-2008 - Fonte: Banca Centrale d'Islanda

L' Islanda ha preso in materia finanziaria dal Regno Unito (1). Come il Regno Unito in materia finanziaria ha preso dagli Stati Uniti e che gli Stati Uniti hanno preso dal pianeta intero, non è inutile meditare sul precedente islandese (2) per apprendere il corso degli eventi dei prossimi dodici mesi a Londra e Washington (3). Assistiamo infatti attualmente ad un doppio fenomeno storico: da una parte, dal mese di settembre 2008 (così come annunciato nel GEAB N°22 del febbraio 2008), l'insieme  del pianeta è ormai cosciente dell'esistenza di una crisi sistemica globale caratterizzata da un crollo del sistema finanziario americano ed il contagio al resto del pianeta. D'altra parte, un numero crescente di attori mondiali intraprendono un’azione in proprio davanti all'inefficienza delle misure raccomandate o adottate dagli Stati Uniti, tuttavia centro del sistema finanziario mondiale da decenni. L' esempio del 1° Summit di Eurolandia (o Eurozona), che si è tenuto domenica 12 ottobre 2008 e le cui decisioni, per la loro ampiezza (quasi 1.700 miliardi EUR) e la loro natura (4), hanno permesso un ritorno di fiducia sui mercati finanziari di tutto il pianeta, è, a questo titolo, completamente esemplare “del mondo del dopo-settembre 2008„.



  • Carta delle garanzie di deposito bancario nell'Unione Europea - Fonte: Agence France Presse, 09/10/2008

Perché c'è “un mondo del dopo-settembre 2008„. Per il nostro gruppo, è ormai ovvio che questo mese resterà nei libri di storia di tutto il mondo come quello “che data„ lo scoppio della crisi sistemica globale; anche se si tratta in realtà della fase “di decantazione„, l'ultima delle quattro fasi di questa crisi individuata fin dal giugno 2006 da LEAP/E2020 (5). Come sempre quando si tratta di grandi insiemi umani, la percezione del cambiamento per i più non interviene che quando il cambiamento è di fatto già avvenuto. In questo caso, il settembre 2008 segna l'esplosione principale “del detonatore finanziario„ della crisi sistemica globale. Secondo LEAP/E2020, questo secondo semestre 2008 è infatti il momento in cui “il mondo s’immerge nel cuore della fase d' impatto della crisi sistemica globale„ (6). Ciò vuol dire per i nostri ricercatori che alla fine di questo semestre, il mondo entra nella fase detta “di decantazione„ della crisi, vale a dire la fase in cui le conseguenze dello choc si mettono in moto. E’ de facto la fase più lunga della crisi (tra tre e dieci anni, a seconda dei paesi) e quella che interesserà direttamente il più grande numero di persone e di paesi. E’ la tappa che vedrà anche liberarsi le componenti dei nuovi equilibri mondiali di cui LEAP/E2020 presenta le prime due illustrazioni grafiche in questo GEAB N°28 (7). Così, come noi abbiamo ripetuto a più riprese dal 2006, che questa crisi è molto più importante, in termini d'impatto e di conseguenze, di quella del 1929. Storicamente, siamo tutti primi attori, testimoni e/o vittime di una crisi che contagia tutto il pianeta, con un grado senza precedenti d'interdipendenza tra paesi (a causa della globalizzazione di quest'ultimi vent’anni) e delle persone (il grado d' urbanizzazione, e dunque di dipendenza per le necessità di base - acqua, prodotti alimentari, energia,… - è  oggi senza precedenti nella Storia). Tuttavia, il precedente degli anni '30 e le sue terribili conseguenze distruttive sembrano ai nostri ricercatori abbastanza presenti nelle memorie collettive tanto da permetterci, se i cittadini sono vigilanti ed i dirigenti lucidi, di poter evitare un bis che conduce ad una (o più) conflagrazione (i) principale (i).
Europa, Russia, Cina, Giappone,… costituiscono senza dubbio gli attori collettivi che possono  garantire che l'implosione in corso della potenza dominante di quest'ultimi decenni, cioè gli Stati Uniti, non conduca il pianeta ad una catastrofe. Infatti, ad eccezione dell’URSS di Gorbatchev, gli imperi hanno tendenza a tentare invano d' invertire il corso della Storia quando sentono la loro potenza crollare. E’ compito delle potenze partner di incanalare in modo pacifico il processo, come ai cittadini ed elite del paese interessato di dare prova di chiarezza per affrontare il periodo molto penoso che si annuncia.



 
  • Evoluzione dei prestiti delle istituzioni finanziarie statunitensi dalla Federal Reserve (08/01/1986 - 09/10/2008) - Fonte: Federal Reserve Bank of St. Louis

La "riparazione d'urgenza„ dei canali finanziari internazionali, realizzata soprattutto dai paesi della zona euro in quest'inizio di Ottobre 2008 (8), non deve mascherare tre fatti essenziali: 1.questa “riparazione d' urgenza„, necessaria per evitare un panico che minacciava di inghiottire tutto il sistema finanziario mondiale in alcune settimane, non tratta temporaneamente che un sintomo. Non fa che prendere tempo, da due a tre mesi al massimo, poiché la recessione globale e il crollo dell’economia americana (la tabella quì sopra mostra la crescita vertiginosa dei fondi prestati alle banche americane dalla FED) accelera e crea nuove tensioni economiche, sociali e politiche; che occorre trattare con anticipo fin dal mese prossimo (una volta attuati “i pacchetti finanziari„) 2. anche se era assolutamente necessario rimettere in marcia il sistema del credito, i giganteschi mezzi finanziari dedicati su tutto il pianeta “alle riparazioni d' urgenza„ del sistema finanziario mondiale non potranno essere messi a disposizione dell’ economia reale nei mesi a venire per fare fronte alla recessione globale. 3. “la riparazione d'urgenza„ costituisce una marginalizzazione, e dunque un indebolimento supplementare degli Stati Uniti, poiché mette in atto processi contrari a quelli raccomandati da Washington con i 700 miliardi USD del TARP di Hank Paulson e Ben Bernanke: una ricapitalizzazione delle banche da parte dei governi (decisione che Hank Paulson è obbligato a seguire ora) ed una garanzia dei prestiti interbancari (infatti i governi di Eurolandia si sostituiscono agli assicuratori dei crediti, un settore che è nel cuore delle finanze mondiali e principalmente americane da decenni). Queste evoluzioni deviano sempre più dai legami decisionali e flussi finanziari dell’orbita americana nel momento in cui l'economia degli Stati Uniti e l' esplosione del loro debito pubblico (9) e privato ne avrebbe più che mai bisogno; senza parlare delle pensioni che vanno in fumo (10). L'ultimo punto illustra come, nei mesi a venire, le soluzioni alla crisi e le sue diverse sequenze (finanziarie, economiche, sociali e politiche) divergeranno sempre più: ciò che è buono per il resto del mondo non lo sarà per gli Stati Uniti (11) ed ormai, Eurolandia in testa, il resto del mondo sembra determinato a fare le sue scelte. Lo choc brutale che genererà la cessazione dei pagamenti da parte degli Stati Uniti nell’estate 2009 è in parte una conseguenza di questo découplage decisionale delle grandi economie del mondo rispetto agli Stati Uniti. È prevedibile e può essere ammortizzato se l'insieme degli attori cominciano fin d'ora ad anticiparlo; si tratta del resto di uno dei temi sviluppati in questo GEAB N°28. LEAP/E2020 spera soltanto che lo choc del settembre 2008 “abbia educato„ i responsabili politici, economici e finanziari del pianeta affinché essi comprendano che si agisce meglio quando si anticipa piuttosto che nell’urgenza. Sarebbe un peccato che Eurolandia, Asia ed i paesi produttori petrolio, come i cittadini americani, del resto, scoprano brutalmente nel corso dell’estate 2009, in seguito ad un fine settimana prolungato o alla chiusura amministrativa delle banche e borse per molti giorni sul territorio americano, che i loro buoni del tesoro US ed i loro dollari US non valgono più del 10% del loro valore poiché “un nuovo dollaro„ viene istituito (12).

Note:


  1. L'Islanda ha adottato da più di dieci anni tutti i principi di deregolamentazione e finanziarizzazione che sono stati sviluppati e messi in opera negli USA e in Gran Bretagna. Reykjavik è divenuto una sorta di "Mini-Me" finanziario di Londra e Washington, per riprendere il personaggio del film molto anglo-americano Austin Powers. E i tre paesi hanno iniziato a giocare finanziariamente alla "rana che si vuole fare grande come un bue", per riprendere la favola di Jean de la Fontaine la cui fine è fatale alla rana.
  2. Così la borsa islandese è crollata del 76% dopo essere stata chiusa qualche giorno per "evitare" il panico! Fonte: MarketWatch, 14/10/2008.
  3. A questo proposito, diamo un'occhiata all'ammontare del "pacchetto finanziario" annunciato da Londra, ossia 640 miliardi di euro di cui 64 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche e 320 miliardi di euro per ripianare i debiti a medio termini delle stesse banche (fonte: Financial Times, 09/10/2008). Con un'economia in caduta libera nel campo immobiliare, un'inflazione galoppante, pensioni da capitalizzazione che svaniscono in fumo e una moneta a bassi livelli, a parte far crescere il debito pubblico e indebolire ulteriormente la sterlina, non si capisce come ciò possa "salvare" delle banche già messe male. A differenza delle banche della gran parte dei Paesi dell'Eurozona, il sistema finanziario britannico, come il suo omologo statunitense, è al cuore della crisi e non una vittima collaterale. E Gordon Brown può anche giocare a fare Churchill e Roosevelt riuniti (fonte: Telegraph, 14/10/2008), ma nella sua ignoranza evidente della Storia, dimentica che nè Churchill nè Roosevelt erano al comando dei rispettivi Paesi, durante i 10 anni in cui questi dovettero affrontare ciascuno la sua "grande crisi" (cià vale d'altronde anche per gli USA e l'amministrazione Bush - Paulson e Bernanke inclusi- i quali vengono tutti "dal problema" e fanno dunque assai poco parte della "soluzione"). Senza contare che Roosevelt e Churchill organizzavano vertici come Yalta o Teheran lasciando francesi e tedeschi a distanza, mentre, stavolta, è stato lui a dover stare a distanza dal vertice di Eurolandia.
  4. Fonte: L'Express, 13/10/2008.
  5. Fonte: GEAB n°5, 15/05/2006.
  6. Fonte: GEAB n°26, 15/06/2008.
  7. LEAP/E2020 presenta una sintesi delle sue anticipazioni sulla fase di decantazione della crisi, grazie ad una carta mondiale dell'impatto della crisi suddivisa in sei grandi gruppi di Paesi; presenta altresì un calendario d'anticipazione per il 2008-2013 in quattro sequenze (finanza, economia, società e politica) per ciascuna regione.
  8. Poiché è proprio la zona Euro, l'Eurolandia, che ha permesso di bloccare la spirale di panico globale. Nell'arco di alcune settimane, le iniziative americane e britanniche si sono succedute senza produrre effetti. E' l'irruzione di un nuovo attore collettivo, il "vertice di Eurolandia" e le sue maggiori decisioni, che ha costituito il nuovo e rassicurante fenomeno. E' d'altronde un nuovo attore che Washington e Londra hanno sistematicamente impedito di emergere dal lancio dell'euro, sei anni fa. Ed è servita tutta una messa in scena diplomatica (riunione iniziale, foto di gruppo pre-vertice...) per permettere al Primo Ministro britannico di far credere di non essere stato marginalizzato in questa fase, quando non appartiene di fatto ai vertici della zona Euro. In questo GEAB n°28, LEAP/E2020, si ritorna su questo fenomeno e le conseguenze sistemiche durevoli del primo vertice dell'Eurolandia.
  9. Il piano di salvataggio finanziario americano ha già accresciuto di 17.000 dollari il debito di ciascun statunitense. Fonte: CommodityOnline, 06/10/2008.
  10. Sono in effetti 2.000 miliardi di dollari di pensioni che sono andate in fumo nelle ultime settimane negli USA. Fonte: USAToday, 08/10/2008.
  11. Almeno nel breve periodo. Poichè la nostra équipe è convinta che il popolo americano, sul medio e lungo periodo, non è affatto male come il sistema dominante a Washington e New York che è rimesso in discussione. E' in effetti questo sistema che ha gettato il Paese nei problemi drammatici che decine di milioni di americani affrontano oggi, come mostra perfettamente questo articolo del New York Times dell'11-10-2008.
  12. Anche se si tratta di una misura non ampia rispetto alla prospettiva di cessazione dei pagamenti degli USA, coloro che pensano che è tempo di reinvestire nel mercato finanziario possono trovare utile sapere che il New York Stock Exchange ha rivisto le sue soglie d'interruzione degli scambi per cadute troppo forti. Fonte: NYSE/Euronext, 30/09/2008.
postato da: Lif1 alle ore 09:58 | link |
categorie: articoli, nord america, dati, regno unito, nord europa
mercoledì, 15 ottobre 2008

Sospetti sulla morte di Joerg Haider - Parte 5

postato da: Lif1 alle ore 11:43 | link |
categorie: immagini e foto, germania e austria
martedì, 14 ottobre 2008

Sospetti sulla morte di Joerg Haider

  • Dall'articolo "The Death of a statesman. How a Target Killing is Spun as "accident" by the Media. Part II" (FarSight3, Rumor Mill News, 12 ottobre 2008):

Dr.Joerg Haider would have become the new chancellor of Austria. As our agents have elaborated in a few threads already this "accident" smells a lot [1].

        Let's repeat a few facts:

        On Friday, 10th Dr.Haider was appearing about 10:00 pm as a "surprise"-guest at a presentation for a new paper at a local club in Klagenfurt where he maximally drank one glass of champaign, as witnesses stated, indipendently ("he only sipped at one glass"). So he was definitely not "drunk" - btw. I knew him personally and he was not much into drinking, anyhow.

        About midnight he left the party and made a detour to drop his personal driver at his home in Klagenfurt - to "give him some days off", as the Haiders were about to celebrate Dr.Haider's mother 90th birthday on Saturday at their home in Baerental. So this would be one of those few "opportunities" where Dr.Haider would drive alone, as normally an official car has to be driven by the assignated driver.

        Haider drives a "Sun-Chariot" (Phaeton):
        The car was a Volkswagen Phaeton V6 TDI, with two tons weight and 240 HP, max. Speed 237 km/h, equipped with the latest approximity-warning and ABS, 12 airbags(!), 4 wheel drive, automatic six gear and Tiptronic.

        According to what we heard first in the news, "Haider was overtaking a mysterious woman and veered off the road shortly after the manouvre". The accident happened right before the entrance of the small village of Lambichl, south of Klagenfurt, on a clear three lane road (where even there would have no possibility of opposit traffic) about 1:00 am. The weather was slightly foggy, as it is normal during that time of the year, and Dr.Haider knew the road perfectly well - additionaly he had an accident almost there in 1993, already.



There was a speed limit of 70 km/h which turned into a (provisorically) 50 km/h-limit, due to a strange, temporary "construction fence" (no idea, no mentioning where it was), which was hit by the car as well, as you could see parts of its shattered frames on the road.


No breaking traces were visible, anywhere. You can see exactly the location where Haider's car veered off the road - there are straight lines without braking attempts - clearly seen in the grassy part, right to the main road that leads into a slight slope that would cause the car to flip over, certainly.



No mentioning of the identity of the main witness anywhere - what seems to be strange - as you would suspect hordes of yellow-press journalists chasing after that woman who must have seen the accident, if you tend to believe anything what was stated of this in the media.

It was first reported that this woman called 911 at 1:08 pm, although we could read that she first "had problems to get through" - a remark that dissapeared shortly after its airing in the early morning hours. There was word as well of "firefighters at the place, who allegedly rescued Dr.Haider" out of the wreck - and that he was "alive".

The same statement of the emergency doctor who was said to have "arrived first" and tried to stabilize the victim, who "showed weak signs of life, although he had suffered severe injuries to his head, chest, broken neck [2] and left arm almost severed".

Now it is stated by the chief of the Klagenfurt hospital, Dr.Koperna, that "he was dead, immediately"! The autopsy will take place in Graz(!) - not at Klagenfurt (?) - according to prosecutur Gottfried Kranz.

Strange, that you could see no blood on the crime scene, especially not on the driver's seat.

Both left doors of the car were missing and can be found - almost undamaged - on different locations at different pictures.



It was concluded by "experts" today that Dr.Haider drove at 88 mph (142 km/h). Again, this should be no problem, as you could make at this part of the road easily more than 100, without any problems - especially with THAT car!

The crime scene was manipulated, afterwards:

If you compare different photos from the night, compared with the pics shot on Saturday, during the day, you will recognize that different items were moved, added or altered, after the "accident".

The two left doors were moved, as the car itself, after the crash. The police is obliged normally to make their markings at the crime scene DIRECTLY after the event.

But - nothing seems to have gone "normally" in this case.



See for that:
http://forum.infokrieg.tv/viewtopic.php?t=5866&postdays=0&postorder=asc&start=150

Besides the fact that there is no word of the mysterious woman in the car after Dr.Haider, anymore, there are likewise no statements of the inhabitants in the houses around, who should have recognized a "big bang" in the night. Strange!

And there is even more: Look at that almost circular HOLE, right above the driver's seat!



What effect causes an almost perfect circular hole into the roof, located exactly over the driver?

Additionally, as you can see on this picture, the bolts, fixing the left front and back tire have - vanished. The tires are clearly leaned against the remains of the car. Again, the both left side doors have vanished from the car, although the closing mechanisms - along with the electrical components, seem to be unharmed...

Dr.Haider died on the same day as Uwe Barschel [3] was killed by a hit team, exactly 21 years ago.

Dr.Haider had promised to "clean out the mud of today's banking manipulations" [4].

And he was a man who kept his promises always...

  1. http://www.rumormillnews.com/cgi-bin/forum.cgi?read=133565
  2. http://www.rumormillnews.com/cgi-bin/forum.cgi?read=133585
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martedì, 07 ottobre 2008

Incontro tra cristiani e induisti in India

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categorie: articoli, immagini e foto, asia, cristianesimo
lunedì, 06 ottobre 2008

Sostegno del ministro dell'Interno francese all'espansione maomettana

  • Dall'articolo "MAM rompt le jeûne du ramadan" (Le Figaro, 16 settembre 2008):

La ministre de l'Intérieur Michèle Alliot-Marie a participé ce soir à la rupture du jeûne (Iftar) à la mosquée d'Evry-Courcouronnes (Essonne), déclarant que l'islam de France devait "prendre toute sa place dans le paysage institutionnel français".

"Le Conseil français du culte musulman inscrit de manière définitive le fait religieux au coeur de la liberté religieuse dans notre pays", a affirmé Alliot-Marie, "venue comme amie, et comme ministre chargé de la relation avec les cultes".

La ministre est revenue sur l'année 2008, qui a "marqué une étape importante pour l'islam de notre pays", avec l'élection par les musulmans de leurs instances représentatives, qui a "renforcé la représentativité", et "l'autorité" du Conseil français du culte musulman (CFCM).

Elle a en outre affirmé son "soutien et sa détermination à agir", concernant des sujets comme l'organisation du pèlerinage à la Mecque, de l'Aïd-el-Kébir (fête du sacrifice), le contrôle religieux de la filière hallal, la formation de ministres de culte musulman aux valeurs de la République, le développement des aumôneries pénitentiaires et hospitalières, l'implantation de carrés musulmans dans les cimetières.
postato da: Lif1 alle ore 12:30 | link |
categorie: articoli, francia

Proposta di legge contro siti definiti xenofobi

  • Dall'articolo "Presto proposta di legge contro siti web xenofobi" (APCom, 3 ottobre 2008):

Una proposta di legge per contrastare l'antisemitismo, la xenofobia e il razzismo su internet verrà presentato presto dal deputato del Pdl Alessandro Ruben, membro della comunità ebraica romana e presidente onorario dell'Anti Defamation League italiana.

"Si tratta di una problematica che sto approfondendo perché ha dimensioni internazionali", spiega Ruben. "L'intenzione è perseguire i siti con questi contenuti. E' come il Ku klux klan: nel momento in cui non era più possibile essere incappucciati, quel movimento sparì".

La questione è stata sottoposta oggi all'attenzione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da parte della comunità ebraica romana, ricevuta al Quirinale. "Sentiamo di dover denunciare un vuoto legislativo in materia di prevenzione e condanna di ciò che la rete telematica offre nel campo della xenofobia e del razzismo - ha detto il presidente Riccardo Pacifici - e contiamo sulla Sua sensibilità affinché si vigili nei tempi dovuti a colmare questa lacuna. Lo diciamo non solo per noi ebrei, ma a tutela di tutti coloro che nella "rete telematica" rischiano di essere catturati o deviati nelle loro menti da organizzazioni criminali [organizzazioni criminali? Come se le carceri fossero piene o dovessero essere riempite solo di ipotetici "razzisti", ndr], che spesso trovano sede anche oltre confine".
postato da: Lif1 alle ore 12:25 | link |
categorie: italia, articoli

Visita Comunità ebraica di Roma al campo-nomadi della Magliana

  • Dall'articolo "Comunità ebraica: «Ci sono allarmanti segnali di razzismo»" (Stefania Podda, Liberazione, 28 maggio 2008):

C'è una storia che Piero Terracina, deportato ad Auschwitz e unico sopravvissuto della sua famiglia, racconta sempre. Di ritorno dall'inferno, e impegnato per il resto della vita a dar conto di ciò che aveva visto, narrava di come fu testimone del massacro dei rom. Uomini, donne e bambini finiti nelle camere a gas. Li sentiva sempre, vivevano nelle baracche accanto alla sua, ascoltava le loro voci e la loro musica che si diffondeva nel campo. Finché un giorno, non li sentì e non li vide più, erano stati gassati tutti.
Massimo Converso, presidente dell'Opera Nomadi, ricorda questo aneddoto mentre aspetta l'arrivo di Riccardo Di Segni. Il rabbino capo di Roma arriva nel campo rom di via Candoni, alla Magliana, nel primo pomeriggio. La comunità ebraica ha fortemente voluto questo incontro, una testimonianza di solidarietà che non ha nulla di rituale o formale. E' una vicinanza particolare, quella che lega ebrei e rom, uniti nella storia dallo stesso destino di persecuzioni e sterminio. Ecco perché - quando sono iniziate le aggressioni - la comunità ebraica è stata la prima a far sentire la sua voce e a lanciare l'allarme su una deriva oramai scopertamente razzista. Le molotov lanciate sui campi, i nomadi in fuga, la furia dei bravi cittadini esasperatI: scene che rimandano ad un passato ancora troppo recente per non far paura.
Di Segni lo dice subito: «E' un brutto momento, ci sono segnali allarmanti e noi non possiamo non coglierli. Ecco perché siamo qui, per manifestare la nostra solidarietà. E' un gesto simbolico e di amicizia verso i rom, perché non bisogna mai superare la soglia maledetta del razzismo. E invece è proprio quello che sta accadendo».
Una memoria dolorosa, quella dello sterminio, che rom ed ebrei condividono. Già nel 1992, l'allora rabbino capo di Roma, Elio Toaff, chiese che nei primi viaggi della Memoria, quelli che portano gli studenti a vedere i luoghi della Shoah, fossero presenti anche rappresentanze della comunità rom. Ecco perché, all'indomani dei roghi di Ponticelli, dalla comunità ebraica, era arrivato il richiamo più preoccupato per un razzismo assunto anche dalle istituzioni. Lo aveva fatto con un intervento del presidente dell'Ucei, Renzo Gattegna: «L'indiscriminata espulsione di un gruppo etnico - aveva detto Gattegna - potrebbe forse produrre momentanei consensi, ma ben presto la vera natura discriminatoria di un simile atto emergerebbe con chiarezza. E dobbiamo ricordare che le stesse pericolose dinamiche potrebbero colpire chiunque».
Come dire, è già successo e potrebbe succedere ancora, gli anticorpi potrebbero non essere più sufficienti. Lo ribadisce il rabbino capo, mentre percorre il campo circondato dai giornalisti e dai rom che gli aprono la strada. E' uno dei campi modello, questo della Magliana. E' un insediamento autorizzato, ci vivono circa quattrocento persone - bosniaci fuggiti dalla guerra e rimasti senza casa, e rumeni. Sono sistemati in prefabbricati con servizi, le strade sono asfaltate e il tasso di scolarizzazione dei bambini è molto alto. La comunità rom ha voluto che l'incontro avvenisse qui, voleva mostrare una realtà di integrazione che di solito è poco appetibile per i media a caccia di immagini di degrado e marginalità. «Però - come ricorda Paolo Ciani, della Comunità di Sant'Egidio - la maggior parte dei campi autorizzati dal Comune non hanno i servizi essenziali, sono senza acqua, senza fogne. Insomma non hanno nemmeno gli standard minimi di un campeggio».
L'incontro dura un'ora. Di Segni fa un giro del campo, si siede ad un tavolo e ascolta le storie di chi ogni giorno deve vincere il peso dei pregiudizi. Mioara Miclescu è presidente di una cooperativa di sole donne rom che gestisce una lavanderia-stireria. Tanti clienti, un lavoro ben fatto. Sino a quando non si è creato questo clima di intolleranza, ora Mioara ha paura di perdere la sua clientela, vede che già la guardano in modo diverso, sente che sono diventati diffidenti. Le capita anche di aver paura di uscire dal campo per andare al lavoro. Di Segni annuisce, ricorda come anche per gli ebrei c'è stato un tempo in cui aprire e tenere aperto un negozio, un'attività, era una continua lotta con il pregiudizio.
Il momento più toccante è l'incontro con Hanifa Hrustic, una sopravvissuta ai rastrellamenti e alle deportazioni naziste. E' una delle più anziane del campo, si siede per terra e, sigaretta in mano, racconta di Jasenovac, il più grande campo di concentramento nazista, costruito nella Croazia di Ante Pavelic. Vi morirono ebrei, rom, serbi, musulmani e oppositori politici. Decine di migliaia di persone, c'è chi dice un milione, uccise nel giro di quattro anni. Hanifa racconta che i rom vennero fatti riunire con la scusa di offrir loro del cibo e portati via. Lei aveva solo tredici anni, ma ricorda tutto. Seduta su una sedia, racconta al rabbino capo di Roma l'orrore che ha visto con i suoi occhi: «Per me - dice - è come se fosse ieri o oggi».
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Benedetto XVI sulla perdità di identità delle nazioni europee

  • Dall'articolo "Benedetto XVI: "Le nazioni cristiane stanno perdendo la propria identità"" (La Stampa, 5 ottobre 2008):

[...]

Il Papa ha poi raccomandato ai padri sinodali di rendere «sempre più efficace l'annuncio del Vangelo in questo nostro tempo» per far sì che «la sua luce illumini ogni ambito dell'umanità: dalla famiglia alla scuola, alla cultura, al lavoro, al tempo libero e agli altri settori della società». Sottolineando la necessità della testimonianza cristiana e dell’evangelizzazione nell’epoca contemporanea, il Papa ha notato che molti possono essere i motivi di distanza da Dio: «Tanti non Lo hanno ancora incontrato e sono in attesa del primo annuncio del suo Vangelo; altri, pur avendo ricevuto una formazione cristiana, si sono affievoliti nell'entusiasmo e conservano con la Parola di Dio un contatto superficiale; altri ancora si sono allontanati dalla pratica della fede e necessitano di una nuova evangelizzazione. Non mancano poi - ha aggiunto il Papa con uno sguardo agli atei attenti al magistero della Chiesa in campo di etica e bioetica - persone di retto sentire che si pongono domande essenziali sul senso della vita e della morte, domande alle quali solo Cristo può fornire risposte appaganti».


«Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l’influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna». Lo ha rilevato Benedetto XVI nell’omelia, dai toni apocalittici, pronunciata nella Basilica di San Paolo alla celebrazione di apertura del Sinodo.
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Repressione del revisionismo in Europa

  • Dall'articolo "Tra poco anche in Italia? - La repressione legale del revisionismo olocaustico in Europa" (Andrea Carancini, andreacarancini.blogspot, 1 maggio 2008; aggiornamento ottobre 2008, in PDF):

Dal 19 Aprile 2007 il “negazionismo” della Shoah è, almeno in teoria, reato penale in tutti i 27 paesi dell’Unione Europea.[1]

Questo in teoria. Di fatto l’accordo siglato l’anno scorso dai 27 ministri europei della giustizia lascia ampia discrezionalità ai singoli stati. Infatti il testo approvato lascia agli stati membri dell’UE la possibilità di “scegliere di punire solo le condotte esercitate in modo da rischiare di turbare l’ordine pubblico, oppure ingiuriose, insultanti o minacciose”.[2]

Rimane il fatto che tutti gli stati della UE si sono dichiarati d’accordo nell’equiparare il revisionismo dell’Olocausto al discorso razzista e xenofobo. In base a questa impostazione almeno nove stati della UE (più la Svizzera) reprimono penalmente il revisionismo con delle condanne molto dure. Le nazioni più zelanti in fatto di repressione sono la Germania e l’Austria (paesi in cui i revisionisti vanno in galera) e la Francia (che generalmente non manda in galera i revisionisti ma li rovina finanziariamente con le ammende).

A questo elenco andrebbe sottratta, dall’Ottobre del 2007, la Spagna (poiché la locale Corte Costituzionale ha depenalizzato il reato di “negazionismo”) ma già vi sono giudici che si adoperano per aggirare il verdetto della Corte: il libraio di Barcellona Pedro Varela è stato infatti assolto, il 5 Marzo scorso dall’accusa di “istigazione all’odio razziale” ma è stato trovato il modo di condannarlo a sette mesi di prigione per “giustificazione dell’Olocausto”.

Una considerazione: nei paesi in cui il revisionismo è fuori legge la negazione della libertà di parola non è un problema che riguarda solo i revisionisti ma ha una valenza sociale molto più vasta. Soltanto in Germania, nel 2007, i cittadini perseguiti per reati di opinione sono stati oltre 18.000.[3] Sull’argomento David Irving ha scritto: “Queste leggi assurde sono esse stesse protette da altri strati di nuove leggi ancora più assurde, che rendono impossibile persino ai difensori d’ufficio di fornire una difesa adeguata e coscienziosa a coloro che ricadono sotto questi reati d’opinione. Qualunque legale tedesco o austriaco che ci provasse, potrebbe essere – e spesso lo è – colpito d’arresto da parte del giudice, per essersi compromesso con questi reati”.[4]

E’ questo il caso dell’avvocato Sylvia Stolz, condannata qualche mese fa in Germania a tre anni e sei mesi di prigione.

In questo quadro così fosco l’anomalia positiva è, per ora, proprio quella italiana: dico per ora perché, se è vero che la legge Mancino del 1993 non è mai stata applicata contro i revisionisti, e se è vero che il disegno di legge Mastella (concepito inizialmente per colpire il “negazionismo”) non presenta – nella sua veste attuale - riferimenti al revisionismo, è pur vero che il detto disegno di legge deve ancora percorrere il proprio iter parlamentare[5], dove non sono affatto escluse sorprese in senso peggiorativo, data la presenza – tra i neo-eletti deputati e senatori – di noti attivisti sionisti.

Detto questo passiamo in rassegna alcuni dei casi più clamorosi della persecuzione politico-giudiziaria contro i revisionisti in Europa (la rassegna è lungi dall’essere esaustiva).

Robert Faurisson

E’ lo studioso revisionista più famoso nel mondo. Praticamente da trent’anni sotto processo. Non è andato mai in prigione ma ha avuto, per citare le sue parole: “Una decina di aggressioni, perquisizioni, una fiumana di condanne giudiziarie, sequestri alla mia banca, una carriera spezzata [Nel 1990 è stato cacciato dall’Università], ignobili ritorsioni su mia moglie e sui miei figli; il tutto per istigazione o con la piena approvazione delle autorità mediatiche, politiche, universitarie”.[6] Tra tante condanne però anche un riconoscimento: in un processo di appello contro la LICRA [Lega Internazionale contro il Razzismo e l’Antisemitismo] del 1983, la sentenza, pur condannando Faurisson, riconosceva che “nessuno allo stato degli atti può tacciarlo di menzogna quando egli enumera i molteplici documenti che afferma di aver studiato e gli organismi presso i quali avrebbe svolto ricerche durante più di quattordici anni”.[7]

Ernst Zündel

Tedesco-canadese, 69 anni, attualmente detenuto in Germania a Mannheim. Processato due volte in Canada negli anni ’80 per “diffusione di notizie false” sull’Olocausto. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 2000. Deportato dagli Stati Uniti (dove aveva sposato una cittadina americana) in Canada nel 2003, con il pretesto che aveva mancato di presentarsi ad un’udienza dell’ufficio immigrazione. Due anni in cella d’isolamento. Condannato con un processo senza “habeas corpus” e poi deportato ulteriormente nel 2005 dal Canada in Germania, dove è stato condannato nel 2007 ad una pena di 5 anni per “istigazione all’odio razziale”. Uno dei revisionisti più attivi, più apprezzati e più efficaci. La moglie Ingrid Rimland è l’animatrice del sito http://www.zundelsite.org/

Germar Rudolf

Tedesco, 43 anni, chimico, autore del famoso Rapporto Rudolf[8] sulle “camere a gas” dei crematori di Auschwitz-Birkenau, rapporto che gli costò una condanna a 14 mesi di prigione negli anni ’90. Fuggito negli Stati Uniti, ha chiesto asilo politico ma gli è stato rifiutato e, nel 2005, è stato deportato in Germania, dove sta scontando – oltre alla precedente – un’ulteriore condanna a 2 anni e 6 mesi.

Gerd Honsik

Austriaco, 67 anni, scrittore e poeta, autore di una “biografia non autorizzata” di Simon Wiesenthal[9]. Si era rifugiato in Spagna nel 1992 per sfuggire ad una condanna ad un anno e mezzo di prigione. Estradato nel 2007 grazie al Mandato d’Arresto Europeo, sta attualmente in galera a Vienna.

Sylvia Stolz

Avvocato tedesco, 44 anni, è stata condannata nel 2007 a 3 anni e mezzo di galera, tra le altre cose, per aver contestato la costituzionalità dell’articolo 130 del codice penale tedesco (quello che proibisce la “negazione dell’Olocausto).

Wolfgang Frölich

Austriaco, 56 anni, ingegnere specialista in disinfestazioni, condannato a Vienna a complessivi 6 anni e mezzo di galera per “negazione della Shoah”.

Jean-Marie Le Pen


Il noto politico francese dimostra il grado d’isteria repressiva esistente in Francia. E stato condannato tre volte per reati d’opinione: nel 1987, nel 1997 e nel 2007. Nei primi due casi per aver detto che le camere a gas sono “un dettaglio” nella storia della seconda guerra mondiale. Nel terzo per aver detto che l’occupazione nazista della Francia “non fu particolarmente inumana”. Sarà probabilmente processato una quarta volta per aver recentemente reiterato le proprie affermazioni sulle camere a gas. Le Pen non è un revisionista in senso stretto ma rivendica semplicemente il diritto di dire la sua su questioni di carattere generale. In Francia però è impossibile: molti argomenti sono tabù.

Frederick Töben

Australiano di origine tedesca, 64 anni, dottore in filosofia. Nel 1999 è stato tenuto in prigione in Germania per nove mesi, sempre per “negazione della Shoah”. Rischia di finire in galera anche in Australia, come animatore del sito revisionista http://www.adelaideinstitute.org/

Vincent Reynouard

Francese, ingegnere dell’IMRA (Institut de la Matière et du Rayonemment Atomique), 39 anni, professore di liceo, esonerato dall’insegnamento (anche se insegnava matematica, non revisionismo), condannato nel Novembre 2007 a un anno di prigione e a 10.000 euro di multa. Trasferitosi in Belgio, dovrà essere processato anche a Bruxelles per la sua attività di pubblicista revisionista.

Nicolas Kollerstrom

Il caso di Nicolas Kollerstrom è sintomatico della libertà di parola in paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti: il revisionismo non è punito per legge ma se “sgarri” perdi il lavoro. Kollerstrom è un rinomato astronomo londinese (ha insegnato per undici anni all’UCL, University College of London) che – pochi giorni fa - ha perso l’impiego per aver pubblicato un articolo sulle camere a gas di Auschwitz sul sito revisionista CODOH (http://www.codoh.info/ ).

Conclusione

Disse a suo tempo il professor Faurisson: sono ottimista sul revisionismo ma sono pessimista sul destino dei revisionisti. I casi suddetti dimostrano quanto avesse ragione.

[1] http://www.stranieriinitalia.it/news/razzismo20apr2007.htm
[2] Ibidem.
[3] http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=15400
[4] Ibidem.
[5] http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Ddliter/28652.htm
[6] http://andreacarancini.blogspot.com/2008/03/la-pi-recente-intervista-al-prof.html
[7] Cesare Saletta, Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet, Genova, 1993, p. 62.
[8] http://www.germarrudolf.com/work/trr/index.html
[9] http://www.radioislam.org/historia/honsik/honsik.htm
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