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domenica, 14 giugno 2009

La montatura contro Berlusconi - Parte 2

  • Dall'articolo "Operazione sottoveste - Considerazioni + Piccola rassegna stampa" (L.D.S., Seeinside, giugno 2009):

E' stato lo stesso premier a rendere pubblica l'esistenza di queste foto facendo l'esposto alla magistratura.
A quel punto il fotografo ha dichiarato che alcune non sono le sue, perchè lui non è mai entrato a Villa Certosa a scattare.
Diamo quindi per provato che "alcune foto" provengono dall'interno della Villa, come risulta chiaramente esaminandole.

Chi le ha fatte, come e perchè?
Come e quando le ha date al fotografo? E soprattutto "chi" gliele ha date?

Mentre il fotografo tentava di vendere le immagini a Panorama millantando l'interesse dell'editore Rusconi c'erà già pronta l'Agenzia in Bolivia che le avrebbe vendute ai giornali italiani e stranieri.
E quindi è indubitabile che la tentata vendita a Panorama era una trappola. Le foto sarebbero uscite lo stesso, ma condite con l'accusa di averle pagate per farle sparire.

E' indubitabile che alcune foto sono "taroccate", fotomontaggi, e che la cosa si svela ad un esame appena superficiale. E che quelle taroccate sono le due di base su cui si è montato lo "scandalo", quella del primo ministro cecoslovacco (che aveva detto fin dal principio essere un fotomontaggio, ma nessuno si è preso l'incomodo di controllarla), e quella delle due lesbiche scatenate per il sollazzo degli ospiti, che sono, con ogni probabilità, sempre il primo ministro ceco e la moglie.
Sicuramente non sono due ragazze che si strofinano, se no non c'era bisogno di metterci la chioma posticcia (e qualche altra cosuccia che non vi sto a dire)

I giornali italiani e stranieri che hanno cavalcato la faccenda senza nemmeno darsi la pena di fare un controllo, sono complici, sprovveduti o che?

Stiamo parlando di The Times, del Financial Times, di El Pais, di Liberation, del Corriere della Sera, di Repubblica, di Frankfurter Allgemeine Zeitung, di Indipendent, de L'Unità, etc etc etc.

Intendono chiedere scusa o era "campagna elettorale"?

E se era campagna elettorale perchè potentissimi media italiani e stranieri la fanno contro la formazione di maggioranza, montando una sequela di diffamazione a livello planetario usando immagini palesemente truccate, spioni in servizio permanente, fotografi condannati e Agenzie fotografiche boliviane?
Perchè si è inquinata una elezione in un paese sovrano (e in uno solo) in questo modo?
Quali "interessi veri" ci sono dietro, a danno del nostro paese, per montare una diffamazione che finora non si era vista al mondo? Le "privatizzazioni"? Altri bocconi saporiti da incamerare a prezzo di realizzo? Che è, qualcuno vuole l'Acqua, un altro l'ENI, a nonno gli piacerebbe tanto, prima di morire, l'Ansaldo Nucleare o la Agusta-Westland. Giusto per esibirle al Circolo.

Spiegassero.
Oppure ci dicano pubblicamente "scusate, siamo imbecilli". A me sta bene lo stesso.

La montatura sullo scandalo Villa Certosa è stata a parer mio la fase2 della montatura sul caso Noemi.
L'Operazione Sottoveste, appunto, usare le donne per dividere il premier dal suo elettorato femminile (vedi scandali Clinton, Gary Hart...) e sotto il profilo elettorale è stata una buca pazzesca.

Ma da voci che corrono in rete, sui forum (e ovviamente incontrollabili) ci sarebbe una fase3 da mettere in atto al prossimo G8 a l'Aquila.
Consisterebbe, sempre secondo le "voci", in una serie di disordini messi in atto dai Black Block, da un avviso di garanzia al premier, per pedofilia (atto dovuto, naturalmente) e una nuova raffica di immagini dello stesso genere di quelle di cui stiamo parlando.

E se in caso, che fanno stavolta i grandi media internazionali, si riaccodano?
The Times scrive di nuovo che "Cala la maschera del clown"?
Le controlla le fotografie o ingozza tutto pur di scrivere un po di fregnacce?

Vedremo.
Per quanto mi riguarda se qualcuno mi incarica di spulciarmi le restanti 700 fotografie dispostissimo.
Sai come mi diverto.

Piccola rassegna stampa

Times. "Cala la maschera del clown", s'intitola l'editoriale del Times (1/6/09)
Il Times pubblica anche una lunga corrispondenza dall'Italia, intitolata "Berlusconi blocca la pubblicazione di foto di giovani donne in bikini a un party nella sua villa"

Un articolo sul Financial Times, invece, osserva che "l'ondata di gossip" e "l'odore di scandalo" intorno a Berlusconi [qua sembra mancare un periodo, ndr]

l'Independent riporta le pesanti critiche fatte dal premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, che hanno spinto la casa editrice Einaudi, "parte dell'impero Modandori di Berlusconi", a non pubblicare il suo ultimo libro, che descrive tra l'altro il primo ministro come "un delinquente".

Germania. La Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), in un articolo firmato dallo storico corrispondente in Italia Heinz Joachim Fischer, fa paragoni mitologici: "A Silvio Berlusconi non basta presentarsi in Italia come un principe del rinascimento. Ora si prende a modello gli dei dell'antichità. Ad esempio il padre degli dei: Giove. Costui non era conosciuto solo per fulmini e saette, ma anche per le sue visite audaci presso le donne, tanto malfamate, quanto forse amate".

Francia. Il quotidiano Libération dedica la copertina alla vicenda: "Lo scandalo alle calcagna" e nelle due pagine interne: "Rivelando la tresca il quotidiano Repubblica ha fatto vacillare la popolarità del presidente del consiglio. E' una battaglia portata avanti nel nome di una certa concezione dell'interesse pubblico".

Spagna. Il quotidiano El Pais torna a trattare la questione in una corrispondenza da Roma: "L'opposizione italiana chiede a Berlusconi che spieghi in parlamento se abbia portato nell'organizzazione elettorale del partito i suoi invitati delle feste private in Sardegna" e si chiede: "Berlusconi utilizza gli aerei ufficiali dello stato Italiano per portare gli artisti, ballerine e veline a Villa Certosa? Ha fatto uso improprio dei beni dello stato? E' l'ultimo capitolo del Naomigate che ha trasformato l'Italia in un manicomio semplicemente portando allo scoperto l'abitudinaria mescolanza tra vita privata e pubblica di Berlusconi e la sua tendenza a conquistarsi amici e amiche dell'ambiente televisivo portandoli in quello politico".
postato da: Lif1 alle ore 21:01 | link |
categorie: italia, articoli
martedì, 28 ottobre 2008

Cina: messa in riserva del petrolio

  • Dall'articolo "E i cinesi pensano alle riserve strategiche" (Debora Billi, Petrolio, 20 ottobre 2008):

Certe volte penso che mi sono cacciata in un casino, tentando di analizzare i trend petroliferi in un momento così complicato di ups and downs. Ogni giorno se ne sente una nuova, che contraddice una qualche minima certezza che avevamo raggiunto il giorno precedente. Ma in fin dei conti, è divertente: stiamo vivendo la storia e non sempre siamo tenuti a mantenere il ruolo di nostradamus.
Abbiamo appena finito di dire che la domanda è in flessione, che ci tocca riportare il contrario. Gli è che siamo etnocentrici, e guardiamo solo il nostro orticello euroamericano. Mentre infatti qui i consumi calano, lasciando presumere una diminuzione della domanda, scopriamo che è vero il contrario: qualche formichina previdente approfitta del basso prezzo del barile per rimpinguare in fretta le proprie riserve strategiche. Mi metterei in castigo, per non averci pensato.
La formichina è ovviamente la Cina, che come riporta il sempre ottimo Tom Whipple ha improvvisamente aumentato le importazioni di ben 2 milioni di barili al giorno. Il consumo di petrolio cinese è cresciuto dell'8,8% su base annua, ma secondo il Dow Jones Newswire a settembre ci sono state importazioni record con una crescita di addirittura il 46% rispetto al settembre 2007.
A dimostrazione che la domanda di petrolio è davvero incomprimibile, e quando qualcuno "rinuncia" c'è sempre qualcun altro che approfitta.
postato da: Lif1 alle ore 15:04 | link |
categorie: articoli, asia

Russia: messa in riserva del petrolio

  • Dall'articolo "Mosca lancia Opec gas e mette greggio in cassaforte" (APCom, 22 ottobre 2008):

Una Opec ieri, una Opec oggi. Il pensiero fisso di Mosca è l'energia. E benchè fuori dall'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, l'Aquila Bicipite sfoggia idee da emiro. Ieri ha fondato un club del metano con Iran e Qatar e oggi dice di voler mettere il greggio in cassaforte. Il filo rosso della politica energetica 'made in Russia' collega Teheran - dove ieri Gazprom ha posto le basi per un nuovo cartello del gas - a Mosca, 'luogo di culto' per l'oro blu. E ora si vuole legare in modo più stretto all'Opec, fa sapere in occasione della visita del segretario generale Abdullah al-Badri al Cremlino. Per esaminare la situazione del mercato del greggio, certo non rosea: la crisi dei mercati azionari nelle ultime settimane ha dato una spinta verso il basso ai prezzi del petrolio. Caduti al di sotto dei 70 dollari questa mattina, a fronte di un incombente taglio della produzione Opec.

La Russia è un gigante dell'energia. Un elefante. Muscoli e paura. Da una parte ostenta sicurezza sulle proprie risorse, dall'altra teme un riflesso del crollo del barile sul mercato del gas. I muscoli li mostra, come al solito, Gazprom. Come diceva ieri il suo numero uno Aleksei Miller a fianco gli altri membri del nuovo Opec del gas: "Abbiamo convenuto - ha detto - che la fluttuazione dei prezzi del petrolio non mette in discussione la tesi fondamentale: l'era degli idrocarburi a basso costo è finita". E su questa base deve lavorare il neonato Opec del Gas, con tre player - Iran, Russia e Qatar - e circa il 60% delle riserve dell'oro blu mondiale.

Una sicurezza elefantiaca, quella mostrata da Gazprom. E oggi il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha inquadrato la troika dell'oro blu nell'ottica della paura di un'instabilità dei prezzi del barile. "Anche se un mercato mondiale del gas non esiste in quanto tale - ha detto - dobbiamo capire meglio come la situazione sul mercato del petrolio influenza il mercato del gas". In parole povere quello di ieri sembra un Opec del metano ma non lo è, e serve soltanto come assicurazione sulla vita dell'economia russa, energocentrica come poche. Ed è "cosa legittima" secondo il capo della diplomazia. Perchè la troika con Qatar e Iran "mira a migliorare la comprensione di cosa sta accadendo".

Ma il mercato del petrolio sembra l'enigma della Sfinge. E Mosca pena alla creazione di una maxiriserva per condizionare prezzi. Il greggio come "strumento finanziario" è la scelta vincente per il vicepremier e 'falco' Igor Sechin, responsabile al governo per tutto quello che va dall'oro nero all'elettricità. Non si muove elettrone che lui non voglia. E oggi, partecipando all'incontro tra il presidente russo Dmitri Medvedev e il segretario generale dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, Abdullah al-Badri, ha lanciato la sua idea.

A suo avviso, per ridurre al minimo l'impatto della crisi è necessario evitare uno squilibrio tra la produzione di strumenti finanziari (il greggio) e la redditività dei progetti di investimento. In quest'ottica il Dipartimento dell'Energia sta valutando l'introduzione della messa in riserva della produzione di greggio per affrontare in modo efficace il mercato. Al-Badri ha commentato: "bella idea".


Intanto il Cremlino annuncia di volersi avvicinare di più all'Opec. "L'interazione con l'Opec per le nostre compagnie energetiche è uno dei punti chiave", ha detto Medvedev. Mosca ha "buone relazioni con l'Organizzazione e i singoli Stati membri e intende continuare a sviluppare questi contatti". Opec del gas ieri. Opec oggi. E forse domani ancora di più.
postato da: Lif1 alle ore 14:42 | link |
categorie: articoli, medio oriente, russia, asia

Fondi (ancora) sovrani?

  • Dall'articolo "Il petrolio costerà meno Fondi sovrani più deboli" (Federico Fubini , Corriere della Sera, 21 ottobre 2008):

Da ministro saudita del petrolio, è stato per 27 anni la sponda degli Stati Uniti fra i Paesi produttori. Da perno dell' Opec, ha conciliato infinite volte gli interessi del cartello e quelli dei consumatori. Eppure lo sceicco Ahmed Zaki Yamani oggi è sorprendentemente diffidente: lo è sul ruolo dell' Opec e il prezzo del barile, su quello dell' America e sull' economia globale. Lo è persino sulla tenuta finanziaria del Golfo: le scalate dei fondi sovrani, spiega, non sono più una minaccia per l' Europa. Come spiega che il prezzo del petrolio si sia più che dimezzato in tre mesi? «C' è speculazione, la domanda e l' offerta ormai contano meno delle aspettative - risponde Yamani a margine di un convegno organizzato dalla Ies-Mol Group -. Le banche, i fondi speculativi, le compagnie d' assicurazione si buttano sui futures. Ciò amplifica le oscillazioni. Ma ora, con la recessione che si insedia nei paesi avanzati, il prezzo del petrolio deve scendere perché i consumi scendono». Venerdì si riunisce l' Opec. Cosa prevede? «Alcuni Stati membri che sono interessati solo a prezzi elevati e hanno deciso in anticipo di tagliare la produzione. Loro sono già al di sotto la loro quota, quindi a tagliare dovrebbe essere soprattutto l' Arabia Saudita». Insomma starebbe a voi assumere tutto l' onere? «Sì e non è un bene né per noi né per l' economia mondiale: con meno produzione i prezzi saliranno di nuovo e la recessione di aggraverà, sperando che non diventi depressione. Quindi la crisi abbasserà di nuovo i prezzi e quegli stessi Paesi vorranno tagliare ancora. È una questione molto seria, si rischia una spirale. La pressione sull' Arabia Saudita può fruttare ad alcuni nell' Opec, ma non può durare all' infinito. Poco importa che nel mondo ci sia ancora abbondanza di petrolio da estrarre». Chi spinge per un taglio, Iran e Venezuela? «Anche la Libia, l' Algeria, persino la Nigeria». Ma non siete voi sauditi i leader dell' Opec? «A volte si può essere leader senza esercitare la propria leadership. E questo è il problema». Così il rimbalzo del prezzo del barile è inevitabile. «Se Riad riesce a resistere, non ci saranno tagli e i prezzi scenderanno. Ma l' Arabia Saudita sta arrivando al punto in cui se la crisi si avvita, non avrà neppure abbastanza liquidità per pagare l' amministrazione pubblica. Certo, ha generato un enorme reddito in questi anni, ma è già evaporato in nuovi progetti. Noi nel Golfo non siamo immuni da ciò che accade in America o in Europa». Eppure il governo italiano teme le scalate dei fondi sovrani. È un rischio effettivo? «Può esserlo stato in passato, ma adesso non vedo proprio come. I nostri redditi scendono sempre di più. Su questo fronte voi occidentali potere rilassarvi». I sauditi sono invitati al supervertice per la Bretton Woods bis. Giusto coinvolgere le potenze del petrolio? «Se si giudica in base al barile a 147 dollari, forse sì. Ma ora a 70 dollari, il futuro per noi non è così luminoso. Quando le entrate erano alte abbiamo alzato i salari, lanciato grandi progetti e ora l' inflazione e la spesa pubblica sono diventate un problema. A volte pensiamo che un prezzo sotto i 70 o 65 dollari a barile ci danneggerà». Teme sommosse di piazza? «Non subito. Ma abbiamo masse povere, il cibo è rincarato anche da noi e dobbiamo importarlo». Da amico all' America, come spiega che la sua autorità nella gestione dell' economia globale sia così bassa? «Colpa dell' amministrazione Bush. La guerra in Iraq, il cui obiettivo era il petrolio, è stata molto costosa. E l' hanno finanziata a debito dalla Cina, dal Giappone. Poi c' è il debito privato, frutto della febbre immobiliare. Ora è una crisi finanziaria e domani sarà economica, non tamponabile iniettando denaro dei contribuenti. Probabilmente dovranno stampare denaro e ciò creerà inflazione. Non sono tanto ottimista: il futuro sarà un po' duro. E l' America non sarà più la sola superpotenza». Riad è l' alleato americano nel Golfo. Dovrete rivedere la vostra posizione? «Riad, come altri, deve riconsiderare la sua politica perché c' è un cambiamento in atto. L' Iran è diventato una potenza nel Golfo e chiede di essere riconosciuta come tale. Se l' America, e ce ne sono certi segni, trova un accomodamento con l' Iran, tutti i paesi del Golfo vivranno in una nuova era con l' Iran come potenza importante».
postato da: Lif1 alle ore 14:35 | link |
categorie: articoli, medio oriente
lunedì, 27 ottobre 2008

Estate 2009: gli USA non ripagheranno i loro debiti

  • Dall'articolo "Estate 2009: cessano i pagamenti del governo americano" (LEAP/E2020, GEAB - Global Europe Anticipation Bulletin, traduzione italiana di G.P. per Ripensare Marx, traduzione note per immagini e a pie' di pagina di Lif1 per Euro-Holocaust/E-H, 15 ottobre 2008):
In occasione della pubblicazione del GEAB N°28, LEAP/E2020 ha deciso di lanciare un nuovo allarme nel quadro della crisi sistemica globale poiché i nostri ricercatori stimano che all’estate 2009, il governo americano cesserà i pagamenti e non potrà dunque rimborsare i suoi creditori (detentori di buoni del tesoro US, di titoli di Fanny Mae e Freddy Mac, ecc.). Questa situazione di bancarotta avrà ovviamente conseguenze molto negative per l' insieme dei proprietari di attivi in dollari US. Secondo il nostro gruppo, il periodo che si aprirà in quel momento diventerà propizio alla messa in atto di “un nuovo dollaro„ destinato a rimediare brutalmente al problema della cessazione dei pagamenti e alla fuga massiccia di capitali fuori dagli Stati Uniti [non solo, si veda l'articolo Unione Nordamericana e un piano più alto, ndr]. Questo processo deriverà dai cinque fattori seguenti che sono analizzati nei particolari nel GEAB N°28:

  1. L' evoluzione recente, in aumento, del dollaro US è una conseguenza diretta e provvisoria della caduta delle borse mondiali
  2. Il “battesimo politico„ dell' Euro che ha appena avuto luogo dà un'alternativa “di crisi„ al dollaro US, come “valore-rifugio„ credibile
  3. Il debito pubblico americano si gonfia in modo ormai incontrollabile
  4. Il crollo in corso dell’economia reale degli Stati Uniti impedisce ogni soluzione alternativa alla cessazione dei pagamenti
  5. “Forte inflazione o iperinflazione negli Stati Uniti nel 2009„, questo è il vero problema.

Ma ci si può già fare un'idea dell’evoluzione a venire osservando l'Islanda che il nostro gruppo segue con la lente d'ingrandimento dall’inizio 2006. Questo paese costituisce infatti un buon esempio di ciò che attende gli Stati Uniti, ed anche il Regno Unito. Si può considerare, come fanno d’altronde un buono numero di Islandesi  oggi, che il crollo del sistema finanziario islandese è venuto dal fatto che esso era sovradimensionato in rapporto alla taglia dell’economia del paese.



  • Evoluzione  dell'inflazione in Islanda 2003-2008 - Fonte: Banca Centrale d'Islanda

L' Islanda ha preso in materia finanziaria dal Regno Unito (1). Come il Regno Unito in materia finanziaria ha preso dagli Stati Uniti e che gli Stati Uniti hanno preso dal pianeta intero, non è inutile meditare sul precedente islandese (2) per apprendere il corso degli eventi dei prossimi dodici mesi a Londra e Washington (3). Assistiamo infatti attualmente ad un doppio fenomeno storico: da una parte, dal mese di settembre 2008 (così come annunciato nel GEAB N°22 del febbraio 2008), l'insieme  del pianeta è ormai cosciente dell'esistenza di una crisi sistemica globale caratterizzata da un crollo del sistema finanziario americano ed il contagio al resto del pianeta. D'altra parte, un numero crescente di attori mondiali intraprendono un’azione in proprio davanti all'inefficienza delle misure raccomandate o adottate dagli Stati Uniti, tuttavia centro del sistema finanziario mondiale da decenni. L' esempio del 1° Summit di Eurolandia (o Eurozona), che si è tenuto domenica 12 ottobre 2008 e le cui decisioni, per la loro ampiezza (quasi 1.700 miliardi EUR) e la loro natura (4), hanno permesso un ritorno di fiducia sui mercati finanziari di tutto il pianeta, è, a questo titolo, completamente esemplare “del mondo del dopo-settembre 2008„.



  • Carta delle garanzie di deposito bancario nell'Unione Europea - Fonte: Agence France Presse, 09/10/2008

Perché c'è “un mondo del dopo-settembre 2008„. Per il nostro gruppo, è ormai ovvio che questo mese resterà nei libri di storia di tutto il mondo come quello “che data„ lo scoppio della crisi sistemica globale; anche se si tratta in realtà della fase “di decantazione„, l'ultima delle quattro fasi di questa crisi individuata fin dal giugno 2006 da LEAP/E2020 (5). Come sempre quando si tratta di grandi insiemi umani, la percezione del cambiamento per i più non interviene che quando il cambiamento è di fatto già avvenuto. In questo caso, il settembre 2008 segna l'esplosione principale “del detonatore finanziario„ della crisi sistemica globale. Secondo LEAP/E2020, questo secondo semestre 2008 è infatti il momento in cui “il mondo s’immerge nel cuore della fase d' impatto della crisi sistemica globale„ (6). Ciò vuol dire per i nostri ricercatori che alla fine di questo semestre, il mondo entra nella fase detta “di decantazione„ della crisi, vale a dire la fase in cui le conseguenze dello choc si mettono in moto. E’ de facto la fase più lunga della crisi (tra tre e dieci anni, a seconda dei paesi) e quella che interesserà direttamente il più grande numero di persone e di paesi. E’ la tappa che vedrà anche liberarsi le componenti dei nuovi equilibri mondiali di cui LEAP/E2020 presenta le prime due illustrazioni grafiche in questo GEAB N°28 (7). Così, come noi abbiamo ripetuto a più riprese dal 2006, che questa crisi è molto più importante, in termini d'impatto e di conseguenze, di quella del 1929. Storicamente, siamo tutti primi attori, testimoni e/o vittime di una crisi che contagia tutto il pianeta, con un grado senza precedenti d'interdipendenza tra paesi (a causa della globalizzazione di quest'ultimi vent’anni) e delle persone (il grado d' urbanizzazione, e dunque di dipendenza per le necessità di base - acqua, prodotti alimentari, energia,… - è  oggi senza precedenti nella Storia). Tuttavia, il precedente degli anni '30 e le sue terribili conseguenze distruttive sembrano ai nostri ricercatori abbastanza presenti nelle memorie collettive tanto da permetterci, se i cittadini sono vigilanti ed i dirigenti lucidi, di poter evitare un bis che conduce ad una (o più) conflagrazione (i) principale (i).
Europa, Russia, Cina, Giappone,… costituiscono senza dubbio gli attori collettivi che possono  garantire che l'implosione in corso della potenza dominante di quest'ultimi decenni, cioè gli Stati Uniti, non conduca il pianeta ad una catastrofe. Infatti, ad eccezione dell’URSS di Gorbatchev, gli imperi hanno tendenza a tentare invano d' invertire il corso della Storia quando sentono la loro potenza crollare. E’ compito delle potenze partner di incanalare in modo pacifico il processo, come ai cittadini ed elite del paese interessato di dare prova di chiarezza per affrontare il periodo molto penoso che si annuncia.



 
  • Evoluzione dei prestiti delle istituzioni finanziarie statunitensi dalla Federal Reserve (08/01/1986 - 09/10/2008) - Fonte: Federal Reserve Bank of St. Louis

La "riparazione d'urgenza„ dei canali finanziari internazionali, realizzata soprattutto dai paesi della zona euro in quest'inizio di Ottobre 2008 (8), non deve mascherare tre fatti essenziali: 1.questa “riparazione d' urgenza„, necessaria per evitare un panico che minacciava di inghiottire tutto il sistema finanziario mondiale in alcune settimane, non tratta temporaneamente che un sintomo. Non fa che prendere tempo, da due a tre mesi al massimo, poiché la recessione globale e il crollo dell’economia americana (la tabella quì sopra mostra la crescita vertiginosa dei fondi prestati alle banche americane dalla FED) accelera e crea nuove tensioni economiche, sociali e politiche; che occorre trattare con anticipo fin dal mese prossimo (una volta attuati “i pacchetti finanziari„) 2. anche se era assolutamente necessario rimettere in marcia il sistema del credito, i giganteschi mezzi finanziari dedicati su tutto il pianeta “alle riparazioni d' urgenza„ del sistema finanziario mondiale non potranno essere messi a disposizione dell’ economia reale nei mesi a venire per fare fronte alla recessione globale. 3. “la riparazione d'urgenza„ costituisce una marginalizzazione, e dunque un indebolimento supplementare degli Stati Uniti, poiché mette in atto processi contrari a quelli raccomandati da Washington con i 700 miliardi USD del TARP di Hank Paulson e Ben Bernanke: una ricapitalizzazione delle banche da parte dei governi (decisione che Hank Paulson è obbligato a seguire ora) ed una garanzia dei prestiti interbancari (infatti i governi di Eurolandia si sostituiscono agli assicuratori dei crediti, un settore che è nel cuore delle finanze mondiali e principalmente americane da decenni). Queste evoluzioni deviano sempre più dai legami decisionali e flussi finanziari dell’orbita americana nel momento in cui l'economia degli Stati Uniti e l' esplosione del loro debito pubblico (9) e privato ne avrebbe più che mai bisogno; senza parlare delle pensioni che vanno in fumo (10). L'ultimo punto illustra come, nei mesi a venire, le soluzioni alla crisi e le sue diverse sequenze (finanziarie, economiche, sociali e politiche) divergeranno sempre più: ciò che è buono per il resto del mondo non lo sarà per gli Stati Uniti (11) ed ormai, Eurolandia in testa, il resto del mondo sembra determinato a fare le sue scelte. Lo choc brutale che genererà la cessazione dei pagamenti da parte degli Stati Uniti nell’estate 2009 è in parte una conseguenza di questo découplage decisionale delle grandi economie del mondo rispetto agli Stati Uniti. È prevedibile e può essere ammortizzato se l'insieme degli attori cominciano fin d'ora ad anticiparlo; si tratta del resto di uno dei temi sviluppati in questo GEAB N°28. LEAP/E2020 spera soltanto che lo choc del settembre 2008 “abbia educato„ i responsabili politici, economici e finanziari del pianeta affinché essi comprendano che si agisce meglio quando si anticipa piuttosto che nell’urgenza. Sarebbe un peccato che Eurolandia, Asia ed i paesi produttori petrolio, come i cittadini americani, del resto, scoprano brutalmente nel corso dell’estate 2009, in seguito ad un fine settimana prolungato o alla chiusura amministrativa delle banche e borse per molti giorni sul territorio americano, che i loro buoni del tesoro US ed i loro dollari US non valgono più del 10% del loro valore poiché “un nuovo dollaro„ viene istituito (12).

Note:


  1. L'Islanda ha adottato da più di dieci anni tutti i principi di deregolamentazione e finanziarizzazione che sono stati sviluppati e messi in opera negli USA e in Gran Bretagna. Reykjavik è divenuto una sorta di "Mini-Me" finanziario di Londra e Washington, per riprendere il personaggio del film molto anglo-americano Austin Powers. E i tre paesi hanno iniziato a giocare finanziariamente alla "rana che si vuole fare grande come un bue", per riprendere la favola di Jean de la Fontaine la cui fine è fatale alla rana.
  2. Così la borsa islandese è crollata del 76% dopo essere stata chiusa qualche giorno per "evitare" il panico! Fonte: MarketWatch, 14/10/2008.
  3. A questo proposito, diamo un'occhiata all'ammontare del "pacchetto finanziario" annunciato da Londra, ossia 640 miliardi di euro di cui 64 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche e 320 miliardi di euro per ripianare i debiti a medio termini delle stesse banche (fonte: Financial Times, 09/10/2008). Con un'economia in caduta libera nel campo immobiliare, un'inflazione galoppante, pensioni da capitalizzazione che svaniscono in fumo e una moneta a bassi livelli, a parte far crescere il debito pubblico e indebolire ulteriormente la sterlina, non si capisce come ciò possa "salvare" delle banche già messe male. A differenza delle banche della gran parte dei Paesi dell'Eurozona, il sistema finanziario britannico, come il suo omologo statunitense, è al cuore della crisi e non una vittima collaterale. E Gordon Brown può anche giocare a fare Churchill e Roosevelt riuniti (fonte: Telegraph, 14/10/2008), ma nella sua ignoranza evidente della Storia, dimentica che nè Churchill nè Roosevelt erano al comando dei rispettivi Paesi, durante i 10 anni in cui questi dovettero affrontare ciascuno la sua "grande crisi" (cià vale d'altronde anche per gli USA e l'amministrazione Bush - Paulson e Bernanke inclusi- i quali vengono tutti "dal problema" e fanno dunque assai poco parte della "soluzione"). Senza contare che Roosevelt e Churchill organizzavano vertici come Yalta o Teheran lasciando francesi e tedeschi a distanza, mentre, stavolta, è stato lui a dover stare a distanza dal vertice di Eurolandia.
  4. Fonte: L'Express, 13/10/2008.
  5. Fonte: GEAB n°5, 15/05/2006.
  6. Fonte: GEAB n°26, 15/06/2008.
  7. LEAP/E2020 presenta una sintesi delle sue anticipazioni sulla fase di decantazione della crisi, grazie ad una carta mondiale dell'impatto della crisi suddivisa in sei grandi gruppi di Paesi; presenta altresì un calendario d'anticipazione per il 2008-2013 in quattro sequenze (finanza, economia, società e politica) per ciascuna regione.
  8. Poiché è proprio la zona Euro, l'Eurolandia, che ha permesso di bloccare la spirale di panico globale. Nell'arco di alcune settimane, le iniziative americane e britanniche si sono succedute senza produrre effetti. E' l'irruzione di un nuovo attore collettivo, il "vertice di Eurolandia" e le sue maggiori decisioni, che ha costituito il nuovo e rassicurante fenomeno. E' d'altronde un nuovo attore che Washington e Londra hanno sistematicamente impedito di emergere dal lancio dell'euro, sei anni fa. Ed è servita tutta una messa in scena diplomatica (riunione iniziale, foto di gruppo pre-vertice...) per permettere al Primo Ministro britannico di far credere di non essere stato marginalizzato in questa fase, quando non appartiene di fatto ai vertici della zona Euro. In questo GEAB n°28, LEAP/E2020, si ritorna su questo fenomeno e le conseguenze sistemiche durevoli del primo vertice dell'Eurolandia.
  9. Il piano di salvataggio finanziario americano ha già accresciuto di 17.000 dollari il debito di ciascun statunitense. Fonte: CommodityOnline, 06/10/2008.
  10. Sono in effetti 2.000 miliardi di dollari di pensioni che sono andate in fumo nelle ultime settimane negli USA. Fonte: USAToday, 08/10/2008.
  11. Almeno nel breve periodo. Poichè la nostra équipe è convinta che il popolo americano, sul medio e lungo periodo, non è affatto male come il sistema dominante a Washington e New York che è rimesso in discussione. E' in effetti questo sistema che ha gettato il Paese nei problemi drammatici che decine di milioni di americani affrontano oggi, come mostra perfettamente questo articolo del New York Times dell'11-10-2008.
  12. Anche se si tratta di una misura non ampia rispetto alla prospettiva di cessazione dei pagamenti degli USA, coloro che pensano che è tempo di reinvestire nel mercato finanziario possono trovare utile sapere che il New York Stock Exchange ha rivisto le sue soglie d'interruzione degli scambi per cadute troppo forti. Fonte: NYSE/Euronext, 30/09/2008.
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martedì, 14 ottobre 2008

Sospetti sulla morte di Joerg Haider

  • Dall'articolo "The Death of a statesman. How a Target Killing is Spun as "accident" by the Media. Part II" (FarSight3, Rumor Mill News, 12 ottobre 2008):

Dr.Joerg Haider would have become the new chancellor of Austria. As our agents have elaborated in a few threads already this "accident" smells a lot [1].

        Let's repeat a few facts:

        On Friday, 10th Dr.Haider was appearing about 10:00 pm as a "surprise"-guest at a presentation for a new paper at a local club in Klagenfurt where he maximally drank one glass of champaign, as witnesses stated, indipendently ("he only sipped at one glass"). So he was definitely not "drunk" - btw. I knew him personally and he was not much into drinking, anyhow.

        About midnight he left the party and made a detour to drop his personal driver at his home in Klagenfurt - to "give him some days off", as the Haiders were about to celebrate Dr.Haider's mother 90th birthday on Saturday at their home in Baerental. So this would be one of those few "opportunities" where Dr.Haider would drive alone, as normally an official car has to be driven by the assignated driver.

        Haider drives a "Sun-Chariot" (Phaeton):
        The car was a Volkswagen Phaeton V6 TDI, with two tons weight and 240 HP, max. Speed 237 km/h, equipped with the latest approximity-warning and ABS, 12 airbags(!), 4 wheel drive, automatic six gear and Tiptronic.

        According to what we heard first in the news, "Haider was overtaking a mysterious woman and veered off the road shortly after the manouvre". The accident happened right before the entrance of the small village of Lambichl, south of Klagenfurt, on a clear three lane road (where even there would have no possibility of opposit traffic) about 1:00 am. The weather was slightly foggy, as it is normal during that time of the year, and Dr.Haider knew the road perfectly well - additionaly he had an accident almost there in 1993, already.



There was a speed limit of 70 km/h which turned into a (provisorically) 50 km/h-limit, due to a strange, temporary "construction fence" (no idea, no mentioning where it was), which was hit by the car as well, as you could see parts of its shattered frames on the road.


No breaking traces were visible, anywhere. You can see exactly the location where Haider's car veered off the road - there are straight lines without braking attempts - clearly seen in the grassy part, right to the main road that leads into a slight slope that would cause the car to flip over, certainly.



No mentioning of the identity of the main witness anywhere - what seems to be strange - as you would suspect hordes of yellow-press journalists chasing after that woman who must have seen the accident, if you tend to believe anything what was stated of this in the media.

It was first reported that this woman called 911 at 1:08 pm, although we could read that she first "had problems to get through" - a remark that dissapeared shortly after its airing in the early morning hours. There was word as well of "firefighters at the place, who allegedly rescued Dr.Haider" out of the wreck - and that he was "alive".

The same statement of the emergency doctor who was said to have "arrived first" and tried to stabilize the victim, who "showed weak signs of life, although he had suffered severe injuries to his head, chest, broken neck [2] and left arm almost severed".

Now it is stated by the chief of the Klagenfurt hospital, Dr.Koperna, that "he was dead, immediately"! The autopsy will take place in Graz(!) - not at Klagenfurt (?) - according to prosecutur Gottfried Kranz.

Strange, that you could see no blood on the crime scene, especially not on the driver's seat.

Both left doors of the car were missing and can be found - almost undamaged - on different locations at different pictures.



It was concluded by "experts" today that Dr.Haider drove at 88 mph (142 km/h). Again, this should be no problem, as you could make at this part of the road easily more than 100, without any problems - especially with THAT car!

The crime scene was manipulated, afterwards:

If you compare different photos from the night, compared with the pics shot on Saturday, during the day, you will recognize that different items were moved, added or altered, after the "accident".

The two left doors were moved, as the car itself, after the crash. The police is obliged normally to make their markings at the crime scene DIRECTLY after the event.

But - nothing seems to have gone "normally" in this case.



See for that:
http://forum.infokrieg.tv/viewtopic.php?t=5866&postdays=0&postorder=asc&start=150

Besides the fact that there is no word of the mysterious woman in the car after Dr.Haider, anymore, there are likewise no statements of the inhabitants in the houses around, who should have recognized a "big bang" in the night. Strange!

And there is even more: Look at that almost circular HOLE, right above the driver's seat!



What effect causes an almost perfect circular hole into the roof, located exactly over the driver?

Additionally, as you can see on this picture, the bolts, fixing the left front and back tire have - vanished. The tires are clearly leaned against the remains of the car. Again, the both left side doors have vanished from the car, although the closing mechanisms - along with the electrical components, seem to be unharmed...

Dr.Haider died on the same day as Uwe Barschel [3] was killed by a hit team, exactly 21 years ago.

Dr.Haider had promised to "clean out the mud of today's banking manipulations" [4].

And he was a man who kept his promises always...

  1. http://www.rumormillnews.com/cgi-bin/forum.cgi?read=133565
  2. http://www.rumormillnews.com/cgi-bin/forum.cgi?read=133585
  3. http://www.rumormillnews.com/cgi-bin/forum.cgi?read=133613
  4. http://www.rumormillnews.com/cgi-bin/forum.cgi?read=133573
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martedì, 07 ottobre 2008

Incontro tra cristiani e induisti in India

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lunedì, 06 ottobre 2008

Sostegno del ministro dell'Interno francese all'espansione maomettana

  • Dall'articolo "MAM rompt le jeûne du ramadan" (Le Figaro, 16 settembre 2008):

La ministre de l'Intérieur Michèle Alliot-Marie a participé ce soir à la rupture du jeûne (Iftar) à la mosquée d'Evry-Courcouronnes (Essonne), déclarant que l'islam de France devait "prendre toute sa place dans le paysage institutionnel français".

"Le Conseil français du culte musulman inscrit de manière définitive le fait religieux au coeur de la liberté religieuse dans notre pays", a affirmé Alliot-Marie, "venue comme amie, et comme ministre chargé de la relation avec les cultes".

La ministre est revenue sur l'année 2008, qui a "marqué une étape importante pour l'islam de notre pays", avec l'élection par les musulmans de leurs instances représentatives, qui a "renforcé la représentativité", et "l'autorité" du Conseil français du culte musulman (CFCM).

Elle a en outre affirmé son "soutien et sa détermination à agir", concernant des sujets comme l'organisation du pèlerinage à la Mecque, de l'Aïd-el-Kébir (fête du sacrifice), le contrôle religieux de la filière hallal, la formation de ministres de culte musulman aux valeurs de la République, le développement des aumôneries pénitentiaires et hospitalières, l'implantation de carrés musulmans dans les cimetières.
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Proposta di legge contro siti definiti xenofobi

  • Dall'articolo "Presto proposta di legge contro siti web xenofobi" (APCom, 3 ottobre 2008):

Una proposta di legge per contrastare l'antisemitismo, la xenofobia e il razzismo su internet verrà presentato presto dal deputato del Pdl Alessandro Ruben, membro della comunità ebraica romana e presidente onorario dell'Anti Defamation League italiana.

"Si tratta di una problematica che sto approfondendo perché ha dimensioni internazionali", spiega Ruben. "L'intenzione è perseguire i siti con questi contenuti. E' come il Ku klux klan: nel momento in cui non era più possibile essere incappucciati, quel movimento sparì".

La questione è stata sottoposta oggi all'attenzione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da parte della comunità ebraica romana, ricevuta al Quirinale. "Sentiamo di dover denunciare un vuoto legislativo in materia di prevenzione e condanna di ciò che la rete telematica offre nel campo della xenofobia e del razzismo - ha detto il presidente Riccardo Pacifici - e contiamo sulla Sua sensibilità affinché si vigili nei tempi dovuti a colmare questa lacuna. Lo diciamo non solo per noi ebrei, ma a tutela di tutti coloro che nella "rete telematica" rischiano di essere catturati o deviati nelle loro menti da organizzazioni criminali [organizzazioni criminali? Come se le carceri fossero piene o dovessero essere riempite solo di ipotetici "razzisti", ndr], che spesso trovano sede anche oltre confine".
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Visita Comunità ebraica di Roma al campo-nomadi della Magliana

  • Dall'articolo "Comunità ebraica: «Ci sono allarmanti segnali di razzismo»" (Stefania Podda, Liberazione, 28 maggio 2008):

C'è una storia che Piero Terracina, deportato ad Auschwitz e unico sopravvissuto della sua famiglia, racconta sempre. Di ritorno dall'inferno, e impegnato per il resto della vita a dar conto di ciò che aveva visto, narrava di come fu testimone del massacro dei rom. Uomini, donne e bambini finiti nelle camere a gas. Li sentiva sempre, vivevano nelle baracche accanto alla sua, ascoltava le loro voci e la loro musica che si diffondeva nel campo. Finché un giorno, non li sentì e non li vide più, erano stati gassati tutti.
Massimo Converso, presidente dell'Opera Nomadi, ricorda questo aneddoto mentre aspetta l'arrivo di Riccardo Di Segni. Il rabbino capo di Roma arriva nel campo rom di via Candoni, alla Magliana, nel primo pomeriggio. La comunità ebraica ha fortemente voluto questo incontro, una testimonianza di solidarietà che non ha nulla di rituale o formale. E' una vicinanza particolare, quella che lega ebrei e rom, uniti nella storia dallo stesso destino di persecuzioni e sterminio. Ecco perché - quando sono iniziate le aggressioni - la comunità ebraica è stata la prima a far sentire la sua voce e a lanciare l'allarme su una deriva oramai scopertamente razzista. Le molotov lanciate sui campi, i nomadi in fuga, la furia dei bravi cittadini esasperatI: scene che rimandano ad un passato ancora troppo recente per non far paura.
Di Segni lo dice subito: «E' un brutto momento, ci sono segnali allarmanti e noi non possiamo non coglierli. Ecco perché siamo qui, per manifestare la nostra solidarietà. E' un gesto simbolico e di amicizia verso i rom, perché non bisogna mai superare la soglia maledetta del razzismo. E invece è proprio quello che sta accadendo».
Una memoria dolorosa, quella dello sterminio, che rom ed ebrei condividono. Già nel 1992, l'allora rabbino capo di Roma, Elio Toaff, chiese che nei primi viaggi della Memoria, quelli che portano gli studenti a vedere i luoghi della Shoah, fossero presenti anche rappresentanze della comunità rom. Ecco perché, all'indomani dei roghi di Ponticelli, dalla comunità ebraica, era arrivato il richiamo più preoccupato per un razzismo assunto anche dalle istituzioni. Lo aveva fatto con un intervento del presidente dell'Ucei, Renzo Gattegna: «L'indiscriminata espulsione di un gruppo etnico - aveva detto Gattegna - potrebbe forse produrre momentanei consensi, ma ben presto la vera natura discriminatoria di un simile atto emergerebbe con chiarezza. E dobbiamo ricordare che le stesse pericolose dinamiche potrebbero colpire chiunque».
Come dire, è già successo e potrebbe succedere ancora, gli anticorpi potrebbero non essere più sufficienti. Lo ribadisce il rabbino capo, mentre percorre il campo circondato dai giornalisti e dai rom che gli aprono la strada. E' uno dei campi modello, questo della Magliana. E' un insediamento autorizzato, ci vivono circa quattrocento persone - bosniaci fuggiti dalla guerra e rimasti senza casa, e rumeni. Sono sistemati in prefabbricati con servizi, le strade sono asfaltate e il tasso di scolarizzazione dei bambini è molto alto. La comunità rom ha voluto che l'incontro avvenisse qui, voleva mostrare una realtà di integrazione che di solito è poco appetibile per i media a caccia di immagini di degrado e marginalità. «Però - come ricorda Paolo Ciani, della Comunità di Sant'Egidio - la maggior parte dei campi autorizzati dal Comune non hanno i servizi essenziali, sono senza acqua, senza fogne. Insomma non hanno nemmeno gli standard minimi di un campeggio».
L'incontro dura un'ora. Di Segni fa un giro del campo, si siede ad un tavolo e ascolta le storie di chi ogni giorno deve vincere il peso dei pregiudizi. Mioara Miclescu è presidente di una cooperativa di sole donne rom che gestisce una lavanderia-stireria. Tanti clienti, un lavoro ben fatto. Sino a quando non si è creato questo clima di intolleranza, ora Mioara ha paura di perdere la sua clientela, vede che già la guardano in modo diverso, sente che sono diventati diffidenti. Le capita anche di aver paura di uscire dal campo per andare al lavoro. Di Segni annuisce, ricorda come anche per gli ebrei c'è stato un tempo in cui aprire e tenere aperto un negozio, un'attività, era una continua lotta con il pregiudizio.
Il momento più toccante è l'incontro con Hanifa Hrustic, una sopravvissuta ai rastrellamenti e alle deportazioni naziste. E' una delle più anziane del campo, si siede per terra e, sigaretta in mano, racconta di Jasenovac, il più grande campo di concentramento nazista, costruito nella Croazia di Ante Pavelic. Vi morirono ebrei, rom, serbi, musulmani e oppositori politici. Decine di migliaia di persone, c'è chi dice un milione, uccise nel giro di quattro anni. Hanifa racconta che i rom vennero fatti riunire con la scusa di offrir loro del cibo e portati via. Lei aveva solo tredici anni, ma ricorda tutto. Seduta su una sedia, racconta al rabbino capo di Roma l'orrore che ha visto con i suoi occhi: «Per me - dice - è come se fosse ieri o oggi».
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Benedetto XVI sulla perdità di identità delle nazioni europee

  • Dall'articolo "Benedetto XVI: "Le nazioni cristiane stanno perdendo la propria identità"" (La Stampa, 5 ottobre 2008):

[...]

Il Papa ha poi raccomandato ai padri sinodali di rendere «sempre più efficace l'annuncio del Vangelo in questo nostro tempo» per far sì che «la sua luce illumini ogni ambito dell'umanità: dalla famiglia alla scuola, alla cultura, al lavoro, al tempo libero e agli altri settori della società». Sottolineando la necessità della testimonianza cristiana e dell’evangelizzazione nell’epoca contemporanea, il Papa ha notato che molti possono essere i motivi di distanza da Dio: «Tanti non Lo hanno ancora incontrato e sono in attesa del primo annuncio del suo Vangelo; altri, pur avendo ricevuto una formazione cristiana, si sono affievoliti nell'entusiasmo e conservano con la Parola di Dio un contatto superficiale; altri ancora si sono allontanati dalla pratica della fede e necessitano di una nuova evangelizzazione. Non mancano poi - ha aggiunto il Papa con uno sguardo agli atei attenti al magistero della Chiesa in campo di etica e bioetica - persone di retto sentire che si pongono domande essenziali sul senso della vita e della morte, domande alle quali solo Cristo può fornire risposte appaganti».


«Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l’influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna». Lo ha rilevato Benedetto XVI nell’omelia, dai toni apocalittici, pronunciata nella Basilica di San Paolo alla celebrazione di apertura del Sinodo.
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Repressione del revisionismo in Europa

  • Dall'articolo "Tra poco anche in Italia? - La repressione legale del revisionismo olocaustico in Europa" (Andrea Carancini, andreacarancini.blogspot, 1 maggio 2008; aggiornamento ottobre 2008, in PDF):

Dal 19 Aprile 2007 il “negazionismo” della Shoah è, almeno in teoria, reato penale in tutti i 27 paesi dell’Unione Europea.[1]

Questo in teoria. Di fatto l’accordo siglato l’anno scorso dai 27 ministri europei della giustizia lascia ampia discrezionalità ai singoli stati. Infatti il testo approvato lascia agli stati membri dell’UE la possibilità di “scegliere di punire solo le condotte esercitate in modo da rischiare di turbare l’ordine pubblico, oppure ingiuriose, insultanti o minacciose”.[2]

Rimane il fatto che tutti gli stati della UE si sono dichiarati d’accordo nell’equiparare il revisionismo dell’Olocausto al discorso razzista e xenofobo. In base a questa impostazione almeno nove stati della UE (più la Svizzera) reprimono penalmente il revisionismo con delle condanne molto dure. Le nazioni più zelanti in fatto di repressione sono la Germania e l’Austria (paesi in cui i revisionisti vanno in galera) e la Francia (che generalmente non manda in galera i revisionisti ma li rovina finanziariamente con le ammende).

A questo elenco andrebbe sottratta, dall’Ottobre del 2007, la Spagna (poiché la locale Corte Costituzionale ha depenalizzato il reato di “negazionismo”) ma già vi sono giudici che si adoperano per aggirare il verdetto della Corte: il libraio di Barcellona Pedro Varela è stato infatti assolto, il 5 Marzo scorso dall’accusa di “istigazione all’odio razziale” ma è stato trovato il modo di condannarlo a sette mesi di prigione per “giustificazione dell’Olocausto”.

Una considerazione: nei paesi in cui il revisionismo è fuori legge la negazione della libertà di parola non è un problema che riguarda solo i revisionisti ma ha una valenza sociale molto più vasta. Soltanto in Germania, nel 2007, i cittadini perseguiti per reati di opinione sono stati oltre 18.000.[3] Sull’argomento David Irving ha scritto: “Queste leggi assurde sono esse stesse protette da altri strati di nuove leggi ancora più assurde, che rendono impossibile persino ai difensori d’ufficio di fornire una difesa adeguata e coscienziosa a coloro che ricadono sotto questi reati d’opinione. Qualunque legale tedesco o austriaco che ci provasse, potrebbe essere – e spesso lo è – colpito d’arresto da parte del giudice, per essersi compromesso con questi reati”.[4]

E’ questo il caso dell’avvocato Sylvia Stolz, condannata qualche mese fa in Germania a tre anni e sei mesi di prigione.

In questo quadro così fosco l’anomalia positiva è, per ora, proprio quella italiana: dico per ora perché, se è vero che la legge Mancino del 1993 non è mai stata applicata contro i revisionisti, e se è vero che il disegno di legge Mastella (concepito inizialmente per colpire il “negazionismo”) non presenta – nella sua veste attuale - riferimenti al revisionismo, è pur vero che il detto disegno di legge deve ancora percorrere il proprio iter parlamentare[5], dove non sono affatto escluse sorprese in senso peggiorativo, data la presenza – tra i neo-eletti deputati e senatori – di noti attivisti sionisti.

Detto questo passiamo in rassegna alcuni dei casi più clamorosi della persecuzione politico-giudiziaria contro i revisionisti in Europa (la rassegna è lungi dall’essere esaustiva).

Robert Faurisson

E’ lo studioso revisionista più famoso nel mondo. Praticamente da trent’anni sotto processo. Non è andato mai in prigione ma ha avuto, per citare le sue parole: “Una decina di aggressioni, perquisizioni, una fiumana di condanne giudiziarie, sequestri alla mia banca, una carriera spezzata [Nel 1990 è stato cacciato dall’Università], ignobili ritorsioni su mia moglie e sui miei figli; il tutto per istigazione o con la piena approvazione delle autorità mediatiche, politiche, universitarie”.[6] Tra tante condanne però anche un riconoscimento: in un processo di appello contro la LICRA [Lega Internazionale contro il Razzismo e l’Antisemitismo] del 1983, la sentenza, pur condannando Faurisson, riconosceva che “nessuno allo stato degli atti può tacciarlo di menzogna quando egli enumera i molteplici documenti che afferma di aver studiato e gli organismi presso i quali avrebbe svolto ricerche durante più di quattordici anni”.[7]

Ernst Zündel

Tedesco-canadese, 69 anni, attualmente detenuto in Germania a Mannheim. Processato due volte in Canada negli anni ’80 per “diffusione di notizie false” sull’Olocausto. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 2000. Deportato dagli Stati Uniti (dove aveva sposato una cittadina americana) in Canada nel 2003, con il pretesto che aveva mancato di presentarsi ad un’udienza dell’ufficio immigrazione. Due anni in cella d’isolamento. Condannato con un processo senza “habeas corpus” e poi deportato ulteriormente nel 2005 dal Canada in Germania, dove è stato condannato nel 2007 ad una pena di 5 anni per “istigazione all’odio razziale”. Uno dei revisionisti più attivi, più apprezzati e più efficaci. La moglie Ingrid Rimland è l’animatrice del sito http://www.zundelsite.org/

Germar Rudolf

Tedesco, 43 anni, chimico, autore del famoso Rapporto Rudolf[8] sulle “camere a gas” dei crematori di Auschwitz-Birkenau, rapporto che gli costò una condanna a 14 mesi di prigione negli anni ’90. Fuggito negli Stati Uniti, ha chiesto asilo politico ma gli è stato rifiutato e, nel 2005, è stato deportato in Germania, dove sta scontando – oltre alla precedente – un’ulteriore condanna a 2 anni e 6 mesi.

Gerd Honsik

Austriaco, 67 anni, scrittore e poeta, autore di una “biografia non autorizzata” di Simon Wiesenthal[9]. Si era rifugiato in Spagna nel 1992 per sfuggire ad una condanna ad un anno e mezzo di prigione. Estradato nel 2007 grazie al Mandato d’Arresto Europeo, sta attualmente in galera a Vienna.

Sylvia Stolz

Avvocato tedesco, 44 anni, è stata condannata nel 2007 a 3 anni e mezzo di galera, tra le altre cose, per aver contestato la costituzionalità dell’articolo 130 del codice penale tedesco (quello che proibisce la “negazione dell’Olocausto).

Wolfgang Frölich

Austriaco, 56 anni, ingegnere specialista in disinfestazioni, condannato a Vienna a complessivi 6 anni e mezzo di galera per “negazione della Shoah”.

Jean-Marie Le Pen


Il noto politico francese dimostra il grado d’isteria repressiva esistente in Francia. E stato condannato tre volte per reati d’opinione: nel 1987, nel 1997 e nel 2007. Nei primi due casi per aver detto che le camere a gas sono “un dettaglio” nella storia della seconda guerra mondiale. Nel terzo per aver detto che l’occupazione nazista della Francia “non fu particolarmente inumana”. Sarà probabilmente processato una quarta volta per aver recentemente reiterato le proprie affermazioni sulle camere a gas. Le Pen non è un revisionista in senso stretto ma rivendica semplicemente il diritto di dire la sua su questioni di carattere generale. In Francia però è impossibile: molti argomenti sono tabù.

Frederick Töben

Australiano di origine tedesca, 64 anni, dottore in filosofia. Nel 1999 è stato tenuto in prigione in Germania per nove mesi, sempre per “negazione della Shoah”. Rischia di finire in galera anche in Australia, come animatore del sito revisionista http://www.adelaideinstitute.org/

Vincent Reynouard

Francese, ingegnere dell’IMRA (Institut de la Matière et du Rayonemment Atomique), 39 anni, professore di liceo, esonerato dall’insegnamento (anche se insegnava matematica, non revisionismo), condannato nel Novembre 2007 a un anno di prigione e a 10.000 euro di multa. Trasferitosi in Belgio, dovrà essere processato anche a Bruxelles per la sua attività di pubblicista revisionista.

Nicolas Kollerstrom

Il caso di Nicolas Kollerstrom è sintomatico della libertà di parola in paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti: il revisionismo non è punito per legge ma se “sgarri” perdi il lavoro. Kollerstrom è un rinomato astronomo londinese (ha insegnato per undici anni all’UCL, University College of London) che – pochi giorni fa - ha perso l’impiego per aver pubblicato un articolo sulle camere a gas di Auschwitz sul sito revisionista CODOH (http://www.codoh.info/ ).

Conclusione

Disse a suo tempo il professor Faurisson: sono ottimista sul revisionismo ma sono pessimista sul destino dei revisionisti. I casi suddetti dimostrano quanto avesse ragione.

[1] http://www.stranieriinitalia.it/news/razzismo20apr2007.htm
[2] Ibidem.
[3] http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=15400
[4] Ibidem.
[5] http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Ddliter/28652.htm
[6] http://andreacarancini.blogspot.com/2008/03/la-pi-recente-intervista-al-prof.html
[7] Cesare Saletta, Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet, Genova, 1993, p. 62.
[8] http://www.germarrudolf.com/work/trr/index.html
[9] http://www.radioislam.org/historia/honsik/honsik.htm
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Sherif El Sebaie negli USA - Parte 5

  • Dall'articolo "Mi hanno preso gli Americani (V)" (Sherif El Sebaie, Salamelik, 14 settembre 2008):

"La situazione sta decisamente degenerando". Questo è il commento lapidario con cui ho risposto a chi mi chiedeva, nelle agenzie governative americane, la mia impressione sul modo con cui viene trattata la comunità musulmana in Italia. D'altronde il quadro tragico da me delineato nell' articolo precedente pubblicato su questo blog - e che è successivo alla mia visita negli Stati Uniti su invito del Dipartimento di Stato - si rivela sempre più disastroso. L'11 settembre scorso è stato annunciato che il capogruppo della Lega alla Camera sta per presentare un disegno di legge che prevede "una stretta sulla moschee": Nessuna costruzione a meno di un chilometro da una chiesa, divieto di minareto, via libera solo dopo referendum locale, ecc ecc. Il cosiddetto disegno di legge mi ha ricordato una scena del film "Hassan e Marcus," proiettato recentemente nelle sale egiziane. Il film con Omar Sharif e Adel Imam, i due attori più famosi e potenti del Medio Oriente, racconta la storia di Mustafa, un musulmano praticante e di Marcus, un teologo copto, che - minacciati rispettivamente dagli estremisti musulmani e da quelli cristiani per le loro posizioni contrarie alla violenza - si trovano costretti a vivere sotto falsa identità in un programma di "protezione testimoni". Marcus finisce per assumere l'identità di un musulmano mentre Mustafa assume quella di un copto ed entrambi si ritrovano a vivere nello stesso palazzo: vi lascio immaginare gli episodi esilaranti che scaturiscono da tale situazione, ma anche la carica di denuncia sociale contenuta nel film. Ebbene, in una scena si vedono imam musulmani e preti copti mentre si avviano ad uno dei tanti convegni di unità nazionale che vengono regolarmente promossi in Egitto. Mentre i due preti si lamentano delle restrizioni burocratiche sulla costruzione delle chiese, i due imam si stracciano le vesti: "Perseguitati? Ma se siamo noi quelli perseguitati, non c'è moschea che venga costruita senza che di fronte non sorga una chiesa!" (la legge risale agli anni 70, ndr).

Mentre in Egitto, il paese che "perseguita" i copti [complimenti per le virgolette! ndr] questo film viene proiettato nelle sale, in Italia - il paese che "garantisce" la libertà di culto, i musulmani vengono piantonati dai vigili affinché venga impedito loro di pregare. L'ottimo Renzo Guolo tira le somme in un editoriale pubblicato su Repubblica, venerdi scorso: "Nel delirio quotidiano che demolisce ogni residua sovranità, e autorità, dello Stato centrale a favore del nuovo, e invasivo, autoritarismo disciplinare locale, i sindaci leghisti decidono anche se gli appartenenti a una confessione possono o meno pregare insieme. Incidendo non solo sulla pratica religiosa ma anche sul concreto esercizio delle libertà costituzionali, sancite dagli articoli 3, 8 e 19 della Carta. Omaggio estremo al nuovo "federalismo religioso", ispirato alla nostalgia, regia e littoria, dei "culti ammessi" [se è "federalismo religioso" non può essere "nostalgia regia e littoria". Si tratta di fenomeni assai differenti, ma non si pretende che uno straniero, quale è Sebaie, comprenda appieno, ndr]. Non a caso è stato proprio negli Stati Uniti che ho maturato la convinzione che la priorità assoluta deve essere data all'approvazione di una legge sulla libertà religiosa in Italia, abolendo definitivamente il meccanismo fascista dei concordati e delle intese. Continua Guolo: "Da tempo nelle città venete i musulmani sono impediti collettivamente nel loro esercizio del culto, anche in locali che pure avevano acquistato o affittato. E costretti o all´umiliante pratica della "moschea itinerante", ospiti temporanei di comuni guidati dal centrosinistra, che hanno concesso loro degli spazi. O a pregare polemicamente all´aperto, sollevando le dure reazioni dei sindaci-sceriffi". L'altro giorno hanno pregato sotto l'occhio vigile delle telecamere della rete satellitare Aljazeera, cosi tanto per far rimediare all'Italia l'ennesima figuraccia all'estero [considerando che Aljazeera ha il grosso del suo bacino d'utenza nei paesi maomettani, dove la pratica religiosa cristiana è perlomeno "controllata" dall'alto, la figuraccia lascia il tempo che trova, ndr]. Proteste pacifiche, portate avanti soprattutto dai giovani di Seconda Generazione, a cui va il mio più totale e incondizionato appoggio. Non è più accettabile, infatti, come scrive Guolo, che "La seconda confessione per numero di fedeli in Italia – un milione e trecento mila persone , numeri destinati a crescere [ma anche no. Può sempre capitare un qualche... impedimento, ndr]– , " rimanga "senza tutele a causa della mancanza di un´intesa con lo Stato e di una legge sulla libertà religiosa, sempre più lontane in questa legislatura ostaggio del Carroccio, incontra, così, seri ostacoli all´esercizio del culto. Con una serie di conseguenze destinate a generare tensioni".
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Sherif El Sebaie negli USA - Parte 4

  • Dall'articolo "Mi hanno preso gli Americani (IV)" (Sherif El Sebaie, Salamelik, 8 settembre 2008):

L'urgenza di un "Piano per la Rinascita Multietnica" dell'Italia si può percepire alla luce di quanto sta accadendo alla comunità islamica locale. Non appena è iniziato il Ramadan, il mese sacro del digiuno, un sindaco leghista ha deciso di chiudere la moschea (e cioè il luogo di aggregazione della comunità per antonomasia). Altri minacciano: «Vigili di piantone 24 ore su 24: se i musulmani si mettono a pregare, li sgombero». «Se proveranno a pregare, i musulmani saranno fuorilegge e come tali dovranno prepararsi alle conseguenze dei loro gesti». Un consigliere comunale afferma di essere stato aggredito, la comunità islamica risponde: «Quell'uomo ci ha provocato. E' arrivato qui sputando per terra e insultandoci». Possibile che un consigliere comunale si sia abbassato a questi livelli? Il dubbio è legittimo, quando si legge che un eurodeputato, accompagnato da una trentina di simpatizzanti, ha compiuto una breve passeggiata tra i vicoli del centro storico di Genova "alzando il braccio nel segno dell’ombrello e scandendo lo slogan «abbiamo i c.... pieni delle moschee»", dicendosi disposto «a impugnare la spada di Giussano per fare pulizia etnica».

Per chi è appena tornato dagli Stati Uniti, un paese in cui non solo ci sono le moschee (e quali moschee) ma in cui non si è esitato a condannare a ben 14 anni e tre mesi di carcere un cittadino americano che aveva lanciato una molotov inesplosa contro la moschea di El Paso, assistere a questa escalation ha qualcosa di surreale. Soprattutto quando si legge che, dopo la stagione delle moltov italiane sui luoghi di culto islamici in Lombardia (il cui autore è stato finalmente arrestato), ignoti hanno impugnato la bomboletta spray per lanciare un avvertimento alla comunità musulmana sotto forma di citazione dell’Apocalisse di Giovanni e la scritta: «Allah=Satana. Il figlio di Satana è Maometto». Non si può che rimanere spiazzati, quando si viene a sapere che l'eurodeputato sopra citato aveva fatto irruzione in una chiesa per annunciare il solenne giuramento "approfittando dello sconcerto di un custode intimorito da tesserini parlamentari e polizia di scorta". Che a Treviso c'è un "massiccio intervento di controllo d’ordine pubblico voluto dal prefetto e attuato da vigili urbani e polizia" e che i vigili vengono quotidianamente mandati per controllare i musulmani: «Se si mettono a pregare, scatta lo sgombero» mentre chi osa protestare viene chiamato in questura e gli "viene chiesto di valutare se valga la pena di calcare la mano, di «ragionare»". Tutto questo accade con l'esercito per strada e varie figure politiche di primo piano impegnate in dotte disquisizioni sui meriti e i demeriti del Fascismo, che sembra tornato di gran moda [quindi? Su questo punto che avrebbe da "insegnare" Sebaie? ndr].

Trovo demenziale che le forze dell'Ordine vengano strumentalizzate e dirottate da una reale attività di prevenzione e contrasto del crimine per controllare se gli islamici stanno pregando o meno. E' cosi difficile, in un paese che si professa democratico, laico e civile, dotare le comunità musulmane di adeguati luoghi di culto in base ad un compromesso amichevole con le istituzioni e la cittadinanza?
Negli Stati Uniti, patria dell'11 settembre  [espressione interessante, ndr], non solo i musulmani hanno moschee e ne costruiscono di nuove, ma ho visto con i miei occhi un venditore di hot dog pregare sul marciapiede nel pieno centro di New York. Nessuno si è fermato a guardare, nessuno si è "spaventato", nessuno ha chiamato i vigili [negli USA, questo "faro di civiltà", i cittadini non si fanno particolari domande neanche sulla scomparsa della loro classe media, nè sull'attuale crisi economica, nè sul sistema economico alla base della prima e della seconda, ecc. Tranne rare eccezioni che rimangono tali, ovviamente, ndr]. Il procuratore di Treviso ammonisce «Invito tutti alla calma, andando avanti così si rischia una pericolosa escalation». Ma chi la vuole l'escalation? Leggo che i "nervi sono a fior di pelle nella stessa comunità islamica di Treviso, che ormai si è spaccata in due tronconi: l’ala integralista, spesso protagonista di proteste eclatanti contro la Lega come, mesi fa, la preghiera in mezzo alla strada; e le «colombe», che si sono dissociate dagli integralisti andando a pregare a Villorba, nel parcheggio dell’ex moschea del Centro grossisti, chiusa da anni. Un gesto per il quale le «colombe» sono state comunque diffidate dal Comune". Già, proprio cosi: diffidate dal Comune.
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Sherif El Sebaie negli USA - Parte 3

  • Dall'articolo "Mi hanno preso gli Americani (III)" (Sherif El Sebai, Salamelik, 5 settembre 2008):

L'allucinante teatrino imbastito sul voto agli immigrati che si sta consumando in queste ore dà tutta la misura dell'abissale differenza in materia di immigrazione fra l'Italia e gli Stati Uniti, che ho visitato recentemente su invito del Dipartimento di Stato. Mi ricordo delle parole di un ricercatore che mi disse: "i musulmani qui non provano la stessa rabbia che provano in Europa poiché sanno che da queste parti possono "farsi una vita"". Mentre un businessman pakistano mi disse: "Negli USA sappiamo che sono garantite le nostre vite e le nostre proprietà" [ma perchè, in Europa chi gliele tocca? Se questa non è propaganda... ndr]. Sapere di poter "farsi una vita" ed essere certi che "vita e proprietà" siano al sicuro è difficile, in un paese che tratta persone che vivono e pagano le tasse magari da trent'anni come se fossero eterni "ospiti" [in Italia, gli unici che sembrano pagare regolarmente le tasse sono solo gli immigrati, a detta di immigrati e immigrazionisti, ovviamente, ndr]. Campare con in mano un foglio che non ti dà la possibilità di votare il tuo sindaco non è ciò che chiamo una garanzia di stabilità.

E cosi può capitare che il leader dell' opposizione scriva una lettera chiedendo al presidente della Camera, appartenente alla maggioranza, di realizzare una cosa che l'attuale opposizione avrebbe potuto - e dovuto - fare benissimo quando era la maggioranza. Interessante. Il Presidente della Camera risponde con un' "apertura". Il Ministro dell'Interno - da cui dipende l'esistenza degli immigrati - e il suo partito di riferimento prendono subito le distanze (chissà perché avevo l'impressione che sarebbe andata proprio così), segue lo stesso partito del presidente della Camera e infine il Presidente del Consiglio. Per non parlare del 66,6% dei lettori del Corriere. Insomma: nulla di nuovo sotto il sole. Il leader dell'opposizione afferma che «La notizia è che Berlusconi ha idee diverse dal presidente della Camera sul tema del voto agli immigrati». Carràmba che sorpresa.

"Non è una priorità", affermano tutti. "Non è nel programma". Effettivamente, in questo paese, il voto agli immigrati non può essere ritenuto una priorità se non dagli immigrati stessi. Come deve essere una priorità l'esercitazione di una pressione politica e sociale, anche senza possibiltà di voto, sui partiti politici affinché i loro programmi siano costretti ad adeguarsi alla realtà dell'Italia multietnica. Esercitare una pressione politica e sociale si chiama "lobbying". E quale altro paese, per studiare il lobbying, se non gli Stati Uniti e Washington, una città che vive di e sulla politica? Quando mi è stato chiesto di esprimere alcuni temi su cui avrei preferito concentrarmi durante la visita negli USA, la mia prima richiesta fu quella di incontrare persone che si occupano di "lobbying", e che quindi esercitano una pressione a favore di particolari gruppi di interesse.

Negli USA ho avuto modo di chiedere anche ai rappresentanti di vari organismi incontrati (banche, fondazioni, associazioni) dei progetti e delle attenzioni specificatamente rivolti alle minoranze etniche. E ciò che ho sentito conferma quando ho sempre richiesto a gran voce su questo blog: favorire la costituzione di una lobby che operi a favore dei diritti degli immigrati. Il soggiorno negli USA è stato un'esperienza interessante, da quel punto di vista, sia in termini di contatti che di know-how. Questa è la grande novità: forse si può già intraprendere la strada della costituzione di una lobby di immigrati e di italiani sensibili alle loro richieste che condizioni la politica italiana sul tema. E che nessuno si scandalizzi: se gli immigrati non possono votare, possono sempre esercitare pressione (vi meravigliereste di quanta pressione potrebbero esercitare). Rientra nel gioco democratico [in realtà il lobbismo è fenomeno supposto democratico, ma non necessariamente tale, anzi, se si fosse onesti se ne dubiterrebbe solamente, essendo un qualcosa legato ad una idea frammentata di società e con pericoli di ulteriore frammentazione, oltre che di acquisto di potere solo da parte di gruppi determinati (il lobbismo "premia" i più danarosi), ndr]. Ecco perché invito tutti voi a darmi una mano a redigere un documento programmatico, una guida per chi vuole cambiare lo stato delle cose: il "Piano per la Rinascita Multietnica" dell'Italia [una nuova P2 è alle porte, solo in salsa multicolore? ndr].
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