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martedì, 28 ottobre 2008

Cina: messa in riserva del petrolio

  • Dall'articolo "E i cinesi pensano alle riserve strategiche" (Debora Billi, Petrolio, 20 ottobre 2008):

Certe volte penso che mi sono cacciata in un casino, tentando di analizzare i trend petroliferi in un momento così complicato di ups and downs. Ogni giorno se ne sente una nuova, che contraddice una qualche minima certezza che avevamo raggiunto il giorno precedente. Ma in fin dei conti, è divertente: stiamo vivendo la storia e non sempre siamo tenuti a mantenere il ruolo di nostradamus.
Abbiamo appena finito di dire che la domanda è in flessione, che ci tocca riportare il contrario. Gli è che siamo etnocentrici, e guardiamo solo il nostro orticello euroamericano. Mentre infatti qui i consumi calano, lasciando presumere una diminuzione della domanda, scopriamo che è vero il contrario: qualche formichina previdente approfitta del basso prezzo del barile per rimpinguare in fretta le proprie riserve strategiche. Mi metterei in castigo, per non averci pensato.
La formichina è ovviamente la Cina, che come riporta il sempre ottimo Tom Whipple ha improvvisamente aumentato le importazioni di ben 2 milioni di barili al giorno. Il consumo di petrolio cinese è cresciuto dell'8,8% su base annua, ma secondo il Dow Jones Newswire a settembre ci sono state importazioni record con una crescita di addirittura il 46% rispetto al settembre 2007.
A dimostrazione che la domanda di petrolio è davvero incomprimibile, e quando qualcuno "rinuncia" c'è sempre qualcun altro che approfitta.
postato da: Lif1 alle ore 15:04 | link |
categorie: articoli, asia

Russia: messa in riserva del petrolio

  • Dall'articolo "Mosca lancia Opec gas e mette greggio in cassaforte" (APCom, 22 ottobre 2008):

Una Opec ieri, una Opec oggi. Il pensiero fisso di Mosca è l'energia. E benchè fuori dall'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, l'Aquila Bicipite sfoggia idee da emiro. Ieri ha fondato un club del metano con Iran e Qatar e oggi dice di voler mettere il greggio in cassaforte. Il filo rosso della politica energetica 'made in Russia' collega Teheran - dove ieri Gazprom ha posto le basi per un nuovo cartello del gas - a Mosca, 'luogo di culto' per l'oro blu. E ora si vuole legare in modo più stretto all'Opec, fa sapere in occasione della visita del segretario generale Abdullah al-Badri al Cremlino. Per esaminare la situazione del mercato del greggio, certo non rosea: la crisi dei mercati azionari nelle ultime settimane ha dato una spinta verso il basso ai prezzi del petrolio. Caduti al di sotto dei 70 dollari questa mattina, a fronte di un incombente taglio della produzione Opec.

La Russia è un gigante dell'energia. Un elefante. Muscoli e paura. Da una parte ostenta sicurezza sulle proprie risorse, dall'altra teme un riflesso del crollo del barile sul mercato del gas. I muscoli li mostra, come al solito, Gazprom. Come diceva ieri il suo numero uno Aleksei Miller a fianco gli altri membri del nuovo Opec del gas: "Abbiamo convenuto - ha detto - che la fluttuazione dei prezzi del petrolio non mette in discussione la tesi fondamentale: l'era degli idrocarburi a basso costo è finita". E su questa base deve lavorare il neonato Opec del Gas, con tre player - Iran, Russia e Qatar - e circa il 60% delle riserve dell'oro blu mondiale.

Una sicurezza elefantiaca, quella mostrata da Gazprom. E oggi il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha inquadrato la troika dell'oro blu nell'ottica della paura di un'instabilità dei prezzi del barile. "Anche se un mercato mondiale del gas non esiste in quanto tale - ha detto - dobbiamo capire meglio come la situazione sul mercato del petrolio influenza il mercato del gas". In parole povere quello di ieri sembra un Opec del metano ma non lo è, e serve soltanto come assicurazione sulla vita dell'economia russa, energocentrica come poche. Ed è "cosa legittima" secondo il capo della diplomazia. Perchè la troika con Qatar e Iran "mira a migliorare la comprensione di cosa sta accadendo".

Ma il mercato del petrolio sembra l'enigma della Sfinge. E Mosca pena alla creazione di una maxiriserva per condizionare prezzi. Il greggio come "strumento finanziario" è la scelta vincente per il vicepremier e 'falco' Igor Sechin, responsabile al governo per tutto quello che va dall'oro nero all'elettricità. Non si muove elettrone che lui non voglia. E oggi, partecipando all'incontro tra il presidente russo Dmitri Medvedev e il segretario generale dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, Abdullah al-Badri, ha lanciato la sua idea.

A suo avviso, per ridurre al minimo l'impatto della crisi è necessario evitare uno squilibrio tra la produzione di strumenti finanziari (il greggio) e la redditività dei progetti di investimento. In quest'ottica il Dipartimento dell'Energia sta valutando l'introduzione della messa in riserva della produzione di greggio per affrontare in modo efficace il mercato. Al-Badri ha commentato: "bella idea".


Intanto il Cremlino annuncia di volersi avvicinare di più all'Opec. "L'interazione con l'Opec per le nostre compagnie energetiche è uno dei punti chiave", ha detto Medvedev. Mosca ha "buone relazioni con l'Organizzazione e i singoli Stati membri e intende continuare a sviluppare questi contatti". Opec del gas ieri. Opec oggi. E forse domani ancora di più.
postato da: Lif1 alle ore 14:42 | link |
categorie: articoli, medio oriente, russia, asia
martedì, 07 ottobre 2008

Incontro tra cristiani e induisti in India

postato da: Lif1 alle ore 09:10 | link |
categorie: articoli, immagini e foto, asia, cristianesimo
martedì, 05 agosto 2008

Nascite e sessi


postato da: Lif1 alle ore 20:03 | link |
categorie: nord america, dati, immagini e foto, asia
martedì, 27 maggio 2008

Abbronzatura - Parte 2





postato da: Lif1 alle ore 18:31 | link |
categorie: immagini e foto, asia