E-H-(support site)

Sito di supporto al blog "Euro-Holocaust"

Chi sono

Utente: Lif1

Commenti recenti

Partecipano

Foto recenti

Disclaimer
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Parte delle immagini usate in questo blog viene dalla Rete e i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari.

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 27 ottobre 2008

Estate 2009: gli USA non ripagheranno i loro debiti

  • Dall'articolo "Estate 2009: cessano i pagamenti del governo americano" (LEAP/E2020, GEAB - Global Europe Anticipation Bulletin, traduzione italiana di G.P. per Ripensare Marx, traduzione note per immagini e a pie' di pagina di Lif1 per Euro-Holocaust/E-H, 15 ottobre 2008):
In occasione della pubblicazione del GEAB N°28, LEAP/E2020 ha deciso di lanciare un nuovo allarme nel quadro della crisi sistemica globale poiché i nostri ricercatori stimano che all’estate 2009, il governo americano cesserà i pagamenti e non potrà dunque rimborsare i suoi creditori (detentori di buoni del tesoro US, di titoli di Fanny Mae e Freddy Mac, ecc.). Questa situazione di bancarotta avrà ovviamente conseguenze molto negative per l' insieme dei proprietari di attivi in dollari US. Secondo il nostro gruppo, il periodo che si aprirà in quel momento diventerà propizio alla messa in atto di “un nuovo dollaro„ destinato a rimediare brutalmente al problema della cessazione dei pagamenti e alla fuga massiccia di capitali fuori dagli Stati Uniti [non solo, si veda l'articolo Unione Nordamericana e un piano più alto, ndr]. Questo processo deriverà dai cinque fattori seguenti che sono analizzati nei particolari nel GEAB N°28:

  1. L' evoluzione recente, in aumento, del dollaro US è una conseguenza diretta e provvisoria della caduta delle borse mondiali
  2. Il “battesimo politico„ dell' Euro che ha appena avuto luogo dà un'alternativa “di crisi„ al dollaro US, come “valore-rifugio„ credibile
  3. Il debito pubblico americano si gonfia in modo ormai incontrollabile
  4. Il crollo in corso dell’economia reale degli Stati Uniti impedisce ogni soluzione alternativa alla cessazione dei pagamenti
  5. “Forte inflazione o iperinflazione negli Stati Uniti nel 2009„, questo è il vero problema.

Ma ci si può già fare un'idea dell’evoluzione a venire osservando l'Islanda che il nostro gruppo segue con la lente d'ingrandimento dall’inizio 2006. Questo paese costituisce infatti un buon esempio di ciò che attende gli Stati Uniti, ed anche il Regno Unito. Si può considerare, come fanno d’altronde un buono numero di Islandesi  oggi, che il crollo del sistema finanziario islandese è venuto dal fatto che esso era sovradimensionato in rapporto alla taglia dell’economia del paese.



  • Evoluzione  dell'inflazione in Islanda 2003-2008 - Fonte: Banca Centrale d'Islanda

L' Islanda ha preso in materia finanziaria dal Regno Unito (1). Come il Regno Unito in materia finanziaria ha preso dagli Stati Uniti e che gli Stati Uniti hanno preso dal pianeta intero, non è inutile meditare sul precedente islandese (2) per apprendere il corso degli eventi dei prossimi dodici mesi a Londra e Washington (3). Assistiamo infatti attualmente ad un doppio fenomeno storico: da una parte, dal mese di settembre 2008 (così come annunciato nel GEAB N°22 del febbraio 2008), l'insieme  del pianeta è ormai cosciente dell'esistenza di una crisi sistemica globale caratterizzata da un crollo del sistema finanziario americano ed il contagio al resto del pianeta. D'altra parte, un numero crescente di attori mondiali intraprendono un’azione in proprio davanti all'inefficienza delle misure raccomandate o adottate dagli Stati Uniti, tuttavia centro del sistema finanziario mondiale da decenni. L' esempio del 1° Summit di Eurolandia (o Eurozona), che si è tenuto domenica 12 ottobre 2008 e le cui decisioni, per la loro ampiezza (quasi 1.700 miliardi EUR) e la loro natura (4), hanno permesso un ritorno di fiducia sui mercati finanziari di tutto il pianeta, è, a questo titolo, completamente esemplare “del mondo del dopo-settembre 2008„.



  • Carta delle garanzie di deposito bancario nell'Unione Europea - Fonte: Agence France Presse, 09/10/2008

Perché c'è “un mondo del dopo-settembre 2008„. Per il nostro gruppo, è ormai ovvio che questo mese resterà nei libri di storia di tutto il mondo come quello “che data„ lo scoppio della crisi sistemica globale; anche se si tratta in realtà della fase “di decantazione„, l'ultima delle quattro fasi di questa crisi individuata fin dal giugno 2006 da LEAP/E2020 (5). Come sempre quando si tratta di grandi insiemi umani, la percezione del cambiamento per i più non interviene che quando il cambiamento è di fatto già avvenuto. In questo caso, il settembre 2008 segna l'esplosione principale “del detonatore finanziario„ della crisi sistemica globale. Secondo LEAP/E2020, questo secondo semestre 2008 è infatti il momento in cui “il mondo s’immerge nel cuore della fase d' impatto della crisi sistemica globale„ (6). Ciò vuol dire per i nostri ricercatori che alla fine di questo semestre, il mondo entra nella fase detta “di decantazione„ della crisi, vale a dire la fase in cui le conseguenze dello choc si mettono in moto. E’ de facto la fase più lunga della crisi (tra tre e dieci anni, a seconda dei paesi) e quella che interesserà direttamente il più grande numero di persone e di paesi. E’ la tappa che vedrà anche liberarsi le componenti dei nuovi equilibri mondiali di cui LEAP/E2020 presenta le prime due illustrazioni grafiche in questo GEAB N°28 (7). Così, come noi abbiamo ripetuto a più riprese dal 2006, che questa crisi è molto più importante, in termini d'impatto e di conseguenze, di quella del 1929. Storicamente, siamo tutti primi attori, testimoni e/o vittime di una crisi che contagia tutto il pianeta, con un grado senza precedenti d'interdipendenza tra paesi (a causa della globalizzazione di quest'ultimi vent’anni) e delle persone (il grado d' urbanizzazione, e dunque di dipendenza per le necessità di base - acqua, prodotti alimentari, energia,… - è  oggi senza precedenti nella Storia). Tuttavia, il precedente degli anni '30 e le sue terribili conseguenze distruttive sembrano ai nostri ricercatori abbastanza presenti nelle memorie collettive tanto da permetterci, se i cittadini sono vigilanti ed i dirigenti lucidi, di poter evitare un bis che conduce ad una (o più) conflagrazione (i) principale (i).
Europa, Russia, Cina, Giappone,… costituiscono senza dubbio gli attori collettivi che possono  garantire che l'implosione in corso della potenza dominante di quest'ultimi decenni, cioè gli Stati Uniti, non conduca il pianeta ad una catastrofe. Infatti, ad eccezione dell’URSS di Gorbatchev, gli imperi hanno tendenza a tentare invano d' invertire il corso della Storia quando sentono la loro potenza crollare. E’ compito delle potenze partner di incanalare in modo pacifico il processo, come ai cittadini ed elite del paese interessato di dare prova di chiarezza per affrontare il periodo molto penoso che si annuncia.



 
  • Evoluzione dei prestiti delle istituzioni finanziarie statunitensi dalla Federal Reserve (08/01/1986 - 09/10/2008) - Fonte: Federal Reserve Bank of St. Louis

La "riparazione d'urgenza„ dei canali finanziari internazionali, realizzata soprattutto dai paesi della zona euro in quest'inizio di Ottobre 2008 (8), non deve mascherare tre fatti essenziali: 1.questa “riparazione d' urgenza„, necessaria per evitare un panico che minacciava di inghiottire tutto il sistema finanziario mondiale in alcune settimane, non tratta temporaneamente che un sintomo. Non fa che prendere tempo, da due a tre mesi al massimo, poiché la recessione globale e il crollo dell’economia americana (la tabella quì sopra mostra la crescita vertiginosa dei fondi prestati alle banche americane dalla FED) accelera e crea nuove tensioni economiche, sociali e politiche; che occorre trattare con anticipo fin dal mese prossimo (una volta attuati “i pacchetti finanziari„) 2. anche se era assolutamente necessario rimettere in marcia il sistema del credito, i giganteschi mezzi finanziari dedicati su tutto il pianeta “alle riparazioni d' urgenza„ del sistema finanziario mondiale non potranno essere messi a disposizione dell’ economia reale nei mesi a venire per fare fronte alla recessione globale. 3. “la riparazione d'urgenza„ costituisce una marginalizzazione, e dunque un indebolimento supplementare degli Stati Uniti, poiché mette in atto processi contrari a quelli raccomandati da Washington con i 700 miliardi USD del TARP di Hank Paulson e Ben Bernanke: una ricapitalizzazione delle banche da parte dei governi (decisione che Hank Paulson è obbligato a seguire ora) ed una garanzia dei prestiti interbancari (infatti i governi di Eurolandia si sostituiscono agli assicuratori dei crediti, un settore che è nel cuore delle finanze mondiali e principalmente americane da decenni). Queste evoluzioni deviano sempre più dai legami decisionali e flussi finanziari dell’orbita americana nel momento in cui l'economia degli Stati Uniti e l' esplosione del loro debito pubblico (9) e privato ne avrebbe più che mai bisogno; senza parlare delle pensioni che vanno in fumo (10). L'ultimo punto illustra come, nei mesi a venire, le soluzioni alla crisi e le sue diverse sequenze (finanziarie, economiche, sociali e politiche) divergeranno sempre più: ciò che è buono per il resto del mondo non lo sarà per gli Stati Uniti (11) ed ormai, Eurolandia in testa, il resto del mondo sembra determinato a fare le sue scelte. Lo choc brutale che genererà la cessazione dei pagamenti da parte degli Stati Uniti nell’estate 2009 è in parte una conseguenza di questo découplage decisionale delle grandi economie del mondo rispetto agli Stati Uniti. È prevedibile e può essere ammortizzato se l'insieme degli attori cominciano fin d'ora ad anticiparlo; si tratta del resto di uno dei temi sviluppati in questo GEAB N°28. LEAP/E2020 spera soltanto che lo choc del settembre 2008 “abbia educato„ i responsabili politici, economici e finanziari del pianeta affinché essi comprendano che si agisce meglio quando si anticipa piuttosto che nell’urgenza. Sarebbe un peccato che Eurolandia, Asia ed i paesi produttori petrolio, come i cittadini americani, del resto, scoprano brutalmente nel corso dell’estate 2009, in seguito ad un fine settimana prolungato o alla chiusura amministrativa delle banche e borse per molti giorni sul territorio americano, che i loro buoni del tesoro US ed i loro dollari US non valgono più del 10% del loro valore poiché “un nuovo dollaro„ viene istituito (12).

Note:


  1. L'Islanda ha adottato da più di dieci anni tutti i principi di deregolamentazione e finanziarizzazione che sono stati sviluppati e messi in opera negli USA e in Gran Bretagna. Reykjavik è divenuto una sorta di "Mini-Me" finanziario di Londra e Washington, per riprendere il personaggio del film molto anglo-americano Austin Powers. E i tre paesi hanno iniziato a giocare finanziariamente alla "rana che si vuole fare grande come un bue", per riprendere la favola di Jean de la Fontaine la cui fine è fatale alla rana.
  2. Così la borsa islandese è crollata del 76% dopo essere stata chiusa qualche giorno per "evitare" il panico! Fonte: MarketWatch, 14/10/2008.
  3. A questo proposito, diamo un'occhiata all'ammontare del "pacchetto finanziario" annunciato da Londra, ossia 640 miliardi di euro di cui 64 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche e 320 miliardi di euro per ripianare i debiti a medio termini delle stesse banche (fonte: Financial Times, 09/10/2008). Con un'economia in caduta libera nel campo immobiliare, un'inflazione galoppante, pensioni da capitalizzazione che svaniscono in fumo e una moneta a bassi livelli, a parte far crescere il debito pubblico e indebolire ulteriormente la sterlina, non si capisce come ciò possa "salvare" delle banche già messe male. A differenza delle banche della gran parte dei Paesi dell'Eurozona, il sistema finanziario britannico, come il suo omologo statunitense, è al cuore della crisi e non una vittima collaterale. E Gordon Brown può anche giocare a fare Churchill e Roosevelt riuniti (fonte: Telegraph, 14/10/2008), ma nella sua ignoranza evidente della Storia, dimentica che nè Churchill nè Roosevelt erano al comando dei rispettivi Paesi, durante i 10 anni in cui questi dovettero affrontare ciascuno la sua "grande crisi" (cià vale d'altronde anche per gli USA e l'amministrazione Bush - Paulson e Bernanke inclusi- i quali vengono tutti "dal problema" e fanno dunque assai poco parte della "soluzione"). Senza contare che Roosevelt e Churchill organizzavano vertici come Yalta o Teheran lasciando francesi e tedeschi a distanza, mentre, stavolta, è stato lui a dover stare a distanza dal vertice di Eurolandia.
  4. Fonte: L'Express, 13/10/2008.
  5. Fonte: GEAB n°5, 15/05/2006.
  6. Fonte: GEAB n°26, 15/06/2008.
  7. LEAP/E2020 presenta una sintesi delle sue anticipazioni sulla fase di decantazione della crisi, grazie ad una carta mondiale dell'impatto della crisi suddivisa in sei grandi gruppi di Paesi; presenta altresì un calendario d'anticipazione per il 2008-2013 in quattro sequenze (finanza, economia, società e politica) per ciascuna regione.
  8. Poiché è proprio la zona Euro, l'Eurolandia, che ha permesso di bloccare la spirale di panico globale. Nell'arco di alcune settimane, le iniziative americane e britanniche si sono succedute senza produrre effetti. E' l'irruzione di un nuovo attore collettivo, il "vertice di Eurolandia" e le sue maggiori decisioni, che ha costituito il nuovo e rassicurante fenomeno. E' d'altronde un nuovo attore che Washington e Londra hanno sistematicamente impedito di emergere dal lancio dell'euro, sei anni fa. Ed è servita tutta una messa in scena diplomatica (riunione iniziale, foto di gruppo pre-vertice...) per permettere al Primo Ministro britannico di far credere di non essere stato marginalizzato in questa fase, quando non appartiene di fatto ai vertici della zona Euro. In questo GEAB n°28, LEAP/E2020, si ritorna su questo fenomeno e le conseguenze sistemiche durevoli del primo vertice dell'Eurolandia.
  9. Il piano di salvataggio finanziario americano ha già accresciuto di 17.000 dollari il debito di ciascun statunitense. Fonte: CommodityOnline, 06/10/2008.
  10. Sono in effetti 2.000 miliardi di dollari di pensioni che sono andate in fumo nelle ultime settimane negli USA. Fonte: USAToday, 08/10/2008.
  11. Almeno nel breve periodo. Poichè la nostra équipe è convinta che il popolo americano, sul medio e lungo periodo, non è affatto male come il sistema dominante a Washington e New York che è rimesso in discussione. E' in effetti questo sistema che ha gettato il Paese nei problemi drammatici che decine di milioni di americani affrontano oggi, come mostra perfettamente questo articolo del New York Times dell'11-10-2008.
  12. Anche se si tratta di una misura non ampia rispetto alla prospettiva di cessazione dei pagamenti degli USA, coloro che pensano che è tempo di reinvestire nel mercato finanziario possono trovare utile sapere che il New York Stock Exchange ha rivisto le sue soglie d'interruzione degli scambi per cadute troppo forti. Fonte: NYSE/Euronext, 30/09/2008.
postato da: Lif1 alle ore 09:58 | link |
categorie: articoli, nord america, dati, regno unito, nord europa
sabato, 02 agosto 2008

31 luglio 2008: rissa all'Hyde Park di Londra

Image Hosted by ImageShack.us
 Image Hosted by ImageShack.us
 Image Hosted by ImageShack.us
 Image Hosted by ImageShack.us

postato da: Lif1 alle ore 12:51 | link |
categorie: immagini e foto, regno unito
sabato, 26 luglio 2008

Strategia anglo-americana delle privatizzazioni

  • Dall'articolo "La strategia anglo-americana dietro le privatizzazioni in Italia: il saccheggio di un'economia nazionale" (Movisol, 14 gennaio 1993):

Il 2 giugno 1992, a pochi giorni dall'assassinio del giudice Giovanni Falcone, si verificava in tutta riservatezza un altro avvenimento che avrebbe avuto conseguenze molto profonde sul futuro del Paese. Il «Britannia», lo yacht della corona inglese, gettava l'ancora presso le nostre coste con a bordo alcuni nomi illustri del mondo finanziario e bancario inglese: dai rappresentanti della BZW, la ditta di brockeraggio della Barclay's, a quelli della Baring & Co. e della S.G. Warburg. A fare gli onori di casa era la stessa regina Elisabetta II d'Inghilterra. Erano venuti per ricevere alcuni esponenti di maggior conto del mondo imprenditoriale e bancario italiano: rappresentanti dell'ENI, dell'AGIP, Mario Draghi del ministero del Tesoro, Riccardo Gallo dell'IRI, Giovanni Bazoli dell'Ambroveneto, Antonio Pedone della Crediop, alti funzionari della Banca Commerciale e delle Generali, ed altri della Società Autostrade.
Si trattava di discutere i preparativi per liquidare, cedere a interessi privati multinazionali, alcuni dei patrimoni industriali e bancari più prestigiosi del nostro paese. Draghi avrebbe detto agli ospiti inglesi: “Stiamo per passare dalle parole ai fatti”. Da parte loro gli inglesi hanno assicurato che la City di Londra era pronta a svolgere un ruolo, ma le dimensioni del mercato borsistico italiano sono troppo minuscole per poter assorbire le grandi somme provenienti da queste privatizzazioni. Ergo: dovete venire a Londra, dove c'è il capitale necessario.
Fu poi affidato ai mass media, ed al nuovo governo Amato, il compito di trovare gli argomenti, parlare dell'urgente necessità di privatizzare per ridurre l'enorme deficit del bilancio. Al grande pubblico, sia il governo che i mass media hanno risparmiato la semplice verità che il “primo mobile” dietro tutto il dibattito sulle privatizzazioni è costituito dalle grandi case bancarie londinesi e newyorkesi. L'obiettivo è semplicemente quello di prendere il controllo di ogni aspetto della vita economica italiana sfruttando le numerose scuse di ingovernabilità, corruzione, partitocrazia, inefficienza, ecc. [argomento ancora ampiamente utilizzato oggi, facendo anche leva su numerosi elementi di frizione, siano essi i post-fascisti e i loro rancori post-bellici; siano essi i post-comunisti e il loro atteggiamento terzomondista, internazionalista ed esterofilo; siano essi gli autonomisti vari e il loro risentimento anti-centralista e anti-romano; siano essi i liberali di ogni risma e il loro atteggiamento anglofilo e globalizzante, ndr]
Prima di esercitarci a calcolare quante lirette il ministero del Tesoro potrebbe ottenere dalla svendita dell'ENI, dell'IRI ecc., cerchiamo di mettere in luce i presupposti filosofici dei banchieri londinesi e dei loro associati newyorkesi della Goldman Sachs, Merrill Lynch e Salomon Brothers e dei loro sostenitori nel Fondo Monetario Internazionale, nell'OCSE e nel mondo dei mass media.
Queste grandi finanziarie di New York e Londra su cui si fonda il potere anglo-americano gestiscono il gioco della liberalizzazione dei mercati internazionali. Ne scrivono e riscrivono le regole per massimizzare di volta in volta i profitti. A Bruxelles contano su sir Leon Brittan, fratello del Samuel Brittan direttore del Financial Times. Fino al gennaio 1993 Leon Brittan è stato Commissario della CEE per la Politica di Concorrenza ed è l'autore delle regole bancarie ed assicurative che hanno favorito Londra, tanto criticate sia dalla Germania che dagli altri paesi membri della CEE. Sir Leon era un esponente del governo della Thatcher quando improvvisamente, nel gennaio del 1986, si dimise per andare a Bruxelles.
Nonostante le illusioni di grandeur, Parigi è un centro finanziario che non può tener testa alla prepotenza anglo-americana, e lo stesso discorso vale per i finanzieri di Francoforte, così come quelli del Sol Levante. Pur disponendo delle maggiori istituzioni bancarie e assicurative, il Giappone non è in grado di offrire una valida resistenza alle manipolazioni finanziarie anglo-americane.

La globalizzazione e il “Big Bang” londinese

La formula che gli anglo-americani tentano oggi di spacciare ai governi di tutto il mondo, convincerli cioè a svendere i patrimoni dello stato per ottenere qualche liquido con cui far fronte al dissesto del bilancio ed al tempo stesso “promuovere la competitività”, fu collaudata dalla finanza londinese alla fine del 1979, in particolare dalla N.M. Rothschild & Co., che coordinò la svendita generale per conto del governo della “Lady di Ferro”.
Così un ristretto gruppo di finanzieri ha dominato per quasi 12 anni l'economia inglese. Principalmente si tratta di esponenti della Società Mont Pelerin, come i consiglieri della Tatcher Karl Brunner, sir Alan Walters, lord Harris of High Cross ed altri ancora. La Società Mont Pelerin è stata presieduta internazionalmente fino a poco tempo fa dall'economista arciliberista Milton Friedman, ascoltatissimo dal Presidente Ronald Reagan.

Friedman è l'architetto della politica economica imposta al Cile dalla dittatura di Augusto Pinochet. Essa si riduce all'idea di tenere il governo fuori da ogni intervento e lasciare che gli interessi privati facciano il bello e cattivo tempo. Friedman fece scalpore quando propose che l'eroina e gli altri stupefacenti venissero considerati alla stregua di una “merce” normale, in modo da permettere al consumatore di “scegliere liberamente” se acquistarla o meno.
Sotto la rivoluzione “liberistica” imposta dalla Thatcher sono state messe all'asta le imprese migliori dell'Inghilterra, dalla British Petroleum alle compagnie del gas e dell'acqua, fino alla industria militare Vickers. Da quando la Thatcher è stata costretta ad andarsene vengono pian piano alla luce informazioni sempre più precise di come ad arricchirsi spudoratamente in quella “privatizzazione” furono principalmente gli amici della Lady di Ferro.
D'altro canto quel “collaudo” dimostra come non sia affatto vero che l'industria, una volta privatizzata, diventi più efficiente. Dopo 13 anni di thatcherismo, quella britannica è la più arretrata tra le grandi economie europee. Negli investimenti per la Ricerca e Sviluppo del settore macchine industriali ed automobile, l'Inghilterra è stata superata anche dall'Italia. L'essenza del “liberismo” thatcheriano è dare la priorità assoluta alla finanza, a scapito dello sviluppo industriale dell'economia nazionale [nel frattempo... l'Italia si è privatizzata e infatti è arretrata fortemente, sia nella ricerca che nell'economia, ndr].
Questa degenerazione britannica toccò il fondo nell'ottobre del 1986, quando il governo decretò la completa deregolamentazione finanziaria della City di Londra, che fu chiamata il “Big Bang”. Poco meno di un anno dopo, la borsa di Londra crollò insieme a tutte le altre, travolte dalla frenetica spirale di speculazioni e truffe da essa iniziata.
In Inghilterra il “problema” delle ditte di proprietà statale, come la British Leyland o la Jaguar, non era il fatto che esse fossero di proprietà dello stato, ma piuttosto che questo stato, amministrato dal governo della Thatcher, non volle impegnarsi in una oculata politica di pianificazione degli investimenti industriali, cosa caratteristica ad esempio del MITI in Giappone, perché quel governo esprimeva gli interessi dell'alta finanza e non quelli delle capacità produttive del paese.
Oggi però dovrebbe essere chiaro anche ai non addetti che la deregolamentazione finanziaria londinese ha inesorabilmente portato alla rovina economica nazionale. L'Inghilterra versa nella peggiore crisi economica dagli anni Trenta, con la disoccupazione che è tornata ai livelli del 1979, quando si insediò la Thatcher. Il deficit del bilancio lievita ad un tasso annuale del 7% del PNL. Però, contrariamente alla situazione del 1979, oggi il governo britannico non dispone più di una propria base industriale con cui mettere in moto tutta una serie di investimenti nel settore industriale [attualmente le cose sono diverse, ma perchè si è puntato tutto su ricerca e settore dei servizi. Naturalmente, non a vantaggio di una parte importante dei cittadini britannici, ndr].
Ma, a prescindere dal saccheggio compiuto da sir Jimmy Goldsmith, Jacob Rothschild, lord Hanson e compagnia dietro il paravento del “liberismo ad oltranza”, la privatizzazione decisa della Thatcher va collocata nel contesto della strategia anglo-americana per aprire altre regioni economiche a forme molto sofisticate di saccheggio neo-coloniale, perpetrato con la “mano invisibile” tanto cara alle teorie liberistiche. Questa “mano invisibile” anglo-americana regola i meccanismi di fusioni ed acquisizioni operate da altri governi nella misura in cui questi sono così stupidi e sprovveduti da richiedere e pagare profumatamente “consulenze finanziarie” proprio a quella cricca di finanzieri.
Alla fine degli anni Settanta, quando a Londra la Thatcher cominciò lo scontro col sindacato per ridurre i salari e cominciò a svendere le imprese statali ai suoi amici, a Wall Street gente come Donald Regan, presidente della Merrill Lynch, e Walter Wriston, capo della Citicorp, si impegnarono a lanciare una “rivoluzione finanziaria” sulla stessa falsariga che in America fu chiamata “deregolamentazione dei mercati finanziari”.
Quando Ronald Reagan diventò presidente nel 1981, e prestò ascolto a Milton Friedman, la deregulation fece innumerevoli proseliti a Washington. Nei 12 anni che seguirono, fino alla sconfitta di George Bush nel novembre del 1992, Washington voltò le spalle ad una ben dosata politica di supervisione e regolamentazione governativa di attività particolarmente importanti come quella delle compagnie aree e degli autotrasporti, per non parlare dell'economia in generale. Le leggi che erano state escogitate negli anni della Grande Depressione per proteggere la proprietà di piccoli risparmiatori e azionisti furono abrogate o ignorate negli anni Ottanta per fare spazio alla “legge del Far West” che prevede la sopravvivenza del più cattivo.
Negli anni ruggenti della deregulation la filosofia negli USA era “tutto è ammesso, dillo con i soldi”. Così al crimine organizzato fu permesso di reinvestire i proventi illeciti nei regolari flussi finanziari, per poterli così usare nelle scalate speculative a Wall Street condotte da gente come Mike Milken, Ivan Boesky ed altri. Grazie al proliferare delle “obbligazioni spazzatura”, o altre tecniche speculative, si potevano acquisire imprese sane i cui nuovi proprietari trascuravano la politica di sviluppo a lungo termine su cui cresceva l'impresa, cercando solo di realizzare profitti a breve termine. Fu così che la TWA Airlines finì in mano a Carl Icahn, uno speculatore della banca Drexel.
In questi anni Ottanta, i principali istituti finanziari di Londra e New York, come la S.G. Warburg, la Barclays, la Midland Bank, la Citicorp, la Chase Manhattan, la Goldman Sachs, la Merrill Lynch, la Salomon Bros., lanciarono la “globalizzazione dei mercati finanziari”. Il presupposto di partenza era che se tutti i paesi avessero abolito i controlli sui flussi di capitali ed altri meccanismi, la nuova finanza anglo-americana avrebbe potuto accedere a nuovi, grandi spazi economici, altamente profittevoli. I grandi nomi della finanza erano alla caccia di nuovi organismi sani su cui esercitare la propria distruttiva opera parassitaria, e così sedussero molti ambienti bancari, sia europei che giapponesi, a rinunciare alla naturale diffidenza per unirsi al gioco speculativo anglo-americano e “vincere”.
Uno dei sofismi utilizzati a questo proposito era quello che descriveva il sistema finanziario del paese preso di mira come “superato”, “obsoleto”, “non abbastanza dinamico”; insomma, da riformare per promuovere la nuova ondata di finanza creativa. Così l'intera Europa fu accusata di soffrire di “Eurosclerosi”. Tutti i trucchi sono buoni per costringere le economie nazionali a sollevare le barriere protettive e permettere alla finanza anglo-americana di dilagare su ciò che essa definiva mercati “arretrati” o “provinciali” e sfruttare la maggiore scaltrezza finanziaria per saccheggiarli.

La grande speculazione e la finanza angloamericana

Il vero e proprio inizio di questa dissennata corsa alla deregulation e alla “globalizzazione” dei mercati finanziari in stile thatcheriano, a cui assistiamo attualmente in Italia, risale alla fine degli anni '60, inizio anni '70. A partire da quel periodo, le grandi banche internazionali americane, come la Chase Manhattan e la Citicorp, iniziarono a cercare nuovi impieghi del capitale che fruttassero alti profitti, in quanto gli investimenti nell'economia interna americana non erano così profittevoli come quelli all'estero. Nel 1971, decine di miliardi di dollari avevano già abbandonato gli Stati Uniti ed erano approdati in Europa. L'astuto Sir Siegmund Warburg, presidente della omonima e celebre banca britannica (la stessa a cui il ministro del Tesoro Barucci si è recentemente rivolto per stimare il valore immobiliare dell'IMI), si recò allora a Washington per convincere il Tesoro e il Dipartimento di Stato USA a far rimanere all'estero quei capitali, in modo che Londra potesse usarli per ripristinare il ruolo di “banchiere mondiale” che la City aveva svolto fino al 1914. E' ironico che il primo prestito in “Eurobbligazioni” sottoscritto da Siegmund Warburg fosse quello di 15 milioni di dollari lanciato dalla Società Autostrade dell'IRI.
La vera trovata di Warburg fu però l'uso dei dollari espatriati in Europa, i cosiddetti “Eurodollari”, che si rivelarono l'innovazione finanziaria più destabilizzante degli anni settanta. Il Presidente Nixon, seguendo il consiglio di George Shultz e Paul Volcker, annunciò il 15 agosto 1971 che da quel momento in poi Washington e la Federal Reserve, la banca centrale USA, si sarebbero rifiutate di riscattare in oro i dollari posseduti dalle altre banche centrali. Washington stracciò, con atto unilaterale, gli accordi di Bretton Woods del 1944 che stabilivano l'ordine monetario postbellico. Di colpo, il mondo si ritrovò ostaggio di un regime di “tassi di cambio fluttuanti” che trasformò il sistema monetario basato sul dollaro in una gigantesca arena speculativa.
Nel maggio 1973, sei mesi prima che scoppiasse la “crisi petrolifera”, l'oligarchia politico-finanziaria angloamericana si riunì segretamente nella località svedese di Saltsjoebaden per discutere la fase successiva del “ricatto” esercitato per mezzo del dollaro sull'economia mondiale. Tra gli ospiti di quel ristretto gruppo di potenti, riuniti sotto l'egida del Club Bilderberg, c'era il Presidente della FIAT Gianni Agnelli. Si discusse che bisognava persuadere l'OPEC ad aumentare il prezzo del petrolio del 400%. Dato che dal 1945 il petrolio si acquistava solo con dollari, la mossa avrebbe automaticamente quadruplicato la domanda di dollari sul mercato internazionale.

Henry Kissinger, un altro ospite della riunione segreta del Bilderberg, battezzò l'idea col nome di “riciclaggio dei petrodollari”. I suoi interlocutori, come Lord Richardson della British Petroleum, Robert O. Anderson dell'americana Atlantic Ritchfield Corporation (ARCO) o lo svedese Marcus Wallenberg, non erano interessati a discutere come impedire i catastrofici effetti sull'economia mondiale derivanti da un quadruplicamento del prezzo del petrolio, ma, piuttosto, l'intera discussione in quella sperduta località della Svezia ruotò attorno all'idea di come assicurare che poche, scelte banche americane controllassero la nuova ricchezza dei “petrodollari” in mano araba. Si trattava quindi di come aumentare il potere nelle mani delle banche di Londra e New York, del cartello petrolifero e dei loro amici europei, alle spese del resto del mondo.
Negli anni '80, dopo due crisi petrolifere e l'equivalente shock della stretta creditizia pilotata da Paul Volcker alla guida della Federal Reserve (1979-1982), la deregulation finanziaria di Thatcher e Reagan creò, nel contesto di un valore “fluttuante” del dollaro e del riciclaggio di prestiti in petrodollari che rifinanziavano il deficit dei paesi del Terzo Mondo, la cornice per un nuovo riciclaggio, quello dei narco-dollari. La liberalizzazione delle tran-sazioni finanziarie in Europa e negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni è servita infatti ad aprire le porte al riciclaggio dei proventi illeciti della droga, che nel 1990 si stimava in un valore tra i 600 e i 1000 miliardi di dollari.

La Lugano connection

A questo punto occorre dedicare qualche riga alle finanziarie di Wall Street che svolgono un ruolo decisivo nella “privatizzazione” delle imprese pubbliche italiane. Sono tre le ditte impiegate all'uopo come “consulenti” del governo Amato: Goldman Sachs, Merrill Lynch e Salomon Brothers. Lo stesso ministro dell'Industria Giuseppe Guarino, contrario a una “svendita” del patrimonio industriale raccolto nelle ex Partecipazioni Statali, sembra riporre fiducia in queste tre finanziarie, i cui dirigenti incontrò il 17 settembre scorso nel corso di un viaggio a New York.
Sono molti attualmente a ritenere la Goldman Sachs la più potente finanziaria di Wall Street, posizione conquistata almeno a partire dal 1991, quando scoppiarono gli scandali di “insider trading” che la coinvolgevano assieme alla Salomon Brothers. Il presidente della Goldman Sachs, Robert Rubin, sarà il capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale del Presidente Clinton. Quel posto dovrà essere un “ufficio di guerra economica” in stile britannico, per fronteggiare quelli che l'ex capo della CIA William Webster chiamò “gli alleati politici e militari dell'America che sono i suoi rivali economici”. Rubin non è il primo dirigente della Goldman Sachs che ricopre una carica nel governo americano. Prima di lui l'attuale vicepresidente,
Robert Hormats, fu consigliere di Henry Kissinger al Dipartimento di Stato e un altro “senior partner”, John Whitehead, fu sottosegretario di Stato con Ronald Reagan. La Goldman Sachs é uno dei più influenti manipolatori del prezzo del petrolio e del valore delle monete, che determina tramite la sussidiaria J. Aron & CO., che opera sul mercato delle merci e dei “futures”. La Goldman Sachs ha rafforzato la sua presenza in Italia aprendo nel 1992 un “ufficio operativo” a Milano. Più avanti vedremo il ruolo cruciale che essa ha svolto nella crisi della lira e nella partita delle privatizzazioni.
La Salomon Brothers domina, assieme alla Goldman Sachs, il commercio di greggio mondiale. La Salomon possiede anche la svizzera Phibro (Philipp Brothers), che opera nel settore delle materie prime. Nel 1989 la Phibro fu coinvolta in un caso di riciclaggio di milioni di dollari ricavati dalla vendita di cocaina negli Stati Uniti. I soldi venivano riciclati dalla banda chiamata “La Mina”, che lavorava per il cartello della coca colombiano, nella Phibro Precious Metal Certificates.
Dopo gli scandali di “insider trading” e speculazione su Buoni del Tesoro USA scoppiati nel 1991, a cui abbiamo accennato sopra, ci fu un completo rinnovo dei vertici della finanziaria. Il nuovo presidente, attuale azionista di maggioranza, è Warren Buffett, originario di Omaha, Nebraska. Buffett, oltre ad essere amico intimo di George Bush, è anche il principale azionista del Washington Post e della rete televisiva ABC. Egli possiede vasti interessi anche nell'American Express (del cui consiglio di amministrazione fa parte Henry Kissinger) e nella Wells Fargo Bank. Lo stesso Buffett si dice sia implicato in uno scandalo di pedofili del Nebraska che facevano capo, fino alla fine degli anni '80, al finanziere repubblicano Larry King, della banca Franklin Credit Union. Buffett era il patrocinatore e il sostenitore di King. La Warren Buffett Foundation, la fondazione intestata a suo nome, finanzia cause antidemografiche, come quelle lanciate da organizzazioni americane come Negative Population Growth, Planned Parenthood, l'Associazione per la Sterilizzazione Volontaria e il Population Council.
La Merrill Lynch è famosa per il ruolo che svolse in una sensazionale operazione di riciclaggio del denaro tra l'Italia, la costa orientale degli Stati Uniti e Lugano. Si tratta della “Pizza connection”, che portò al processo in cui la famiglia mafiosa newyorchese dei Bonanno fu accusata di aver riciclato circa 3,5 miliardi di dollari fino a quando fu arrestata, nel 1984. I Bonanno avevano usato, per i loro traffici, la sede centrale di New York e gli uffici di Lugano della Merrill Lynch. L'aspetto più sconcertante del processo sulla “Pizza connection” in Svizzera e a New York è che essi ignorarono completamente la complicità dei vertici della Merrill Lynch. All'epoca del processo il ministro del Tesoro americano, responsabile per le ispezioni sul riciclaggio del denaro, era l'ex presidente della Merrill Lynch Donald Regan. Il processo si concluse con alcune multe nei confronti di funzionari minori della sede luganese della finanziaria americana, e la storia finì lì. Come è noto, la Merrill Lynch é stata incaricata dall'IRI, il 9 ottobre scorso, di preparare la privatizzazione del Credito Italiano.
Abbiamo fin qui identificato alcuni fatti poco noti che riguardano le tre finanziarie di Wall Street chiamate a svolgere un ruolo decisivo nella valutazione e nella stessa privatizzazione delle imprese pubbliche italiane. Queste finanziarie accedono a dati di grande importanza e delicatezza che riguardano alcune delle più valide imprese europee e si posizionano in assoluto vantaggio come “consiglieri per la privatizzazione”. Naturalmente, tutto secondo una rigida etica professionale e senza conflitti di interesse!

Moody e la guerra della lira

Quasi in contemporanea con la nomina del governo Amato, l'agenzia di “rating” newyorchese Moody's annunciò, con la sorpresa di molti, che avrebbe retrocesso l'Italia in serie C dal punto di vista della credibilità finanziaria. Questo, senza che le cifre del debito italiano fossero cambiate drasticamente (la tendenza al deficit era nota almeno da due anni) e senza alcun rischio di insolvenza da parte dello stato. La giustificazione di Moody's fu che il nuovo governo non dava sufficienti garanzie di voler apportare seri tagli al bilancio dello stato. Negli ambienti finanziari internazionali, Moody's è famosa perchè usa come arma “politica” la sua valutazione di rischio, tale che beneficia interessi angloamericani a svantaggio di banche rivali o, come nel caso dell'Italia, di intere nazioni. Il presidente della Moody's, John Bohn, ha ricoperto un'alta carica nel ministero del Tesoro USA sotto George Bush.
La mossa di Moody's costrinse il governo Amato ad alzare i tassi d'interesse sui BOT per non perdere gli investitori. Essa segnalò anche l'inizio di una guerra finanziaria contro la lira. Secondo fonti ben informate, i più aggressivi speculatori contro la lira, nell'attacco del luglio scorso, furono la Goldman Sachs e la S.G. Warburg di Londra. Ribadiamo che la speculazione ebbe un movente principalmente politico, non finanziario, e che, purtroppo, ebbe successo. L'Italia fu costretta ad abbandonare lo SME e il governo varò un piano di tagli e annunciate privatizzazioni per ridurre il deficit.
Ciò che Amato non ha mai detto è che la svalutazione della lira nei confronti del dollaro ha dato agli avventurieri della Goldman Sachs e delle altre finanziarie di Wall Street un grande “vantaggio”. Calcolato in dollari, l'acquisto delle imprese da privatizzare è diventato, per gli acquirenti americani, circa il 30% meno costoso. Lentamente, specialmente dopo l'ultimo attacco speculativo dell'inizio dell'anno, la lira si va assestando sul valore “politico” di circa 1000 lire a marco, esattamente il valore indicato dalla Goldman Sachs nel luglio scorso come “valore reale” della moneta italiana.
Come mai questa “coincidenza”? Come mai la finanziaria newyorchese ha appena aperto un ufficio operativo in un paese che secondo i suoi criteri sprofonda nella crisi? Come mai un economista come Romano Prodi, “senior adviser” della Goldman Sachs, suggerisce di privatizzare alla grande, vendendo tutte e tre le banche d'interesse nazionale (Banca Commerciale, Credito italiano, Banca di Roma), più il San Paolo di Torino, il Monte dei Paschi di Siena e l'Ina (Convegno presso l'Assolombarda il 30 settembre 1992)?
Lo stesso Prodi, che nel passato è stato a capo dell'IRI, oggi sembra aver sposato completamente la causa neoliberista angloamericana, tanto da aver proposto, a metà novembre, che l'Europa applichi verso i paesi dell'est una politica simile a quella dell'accordo di libero scambio siglato tra Stati Uniti, Messico e Canada (NAFTA). Un tale trattato darebbe il via libera alle grandi imprese per trasferire le loro attività all'est, dove la forza lavoro costa meno (è quanto è avvenuto ai confini tra Stati Uniti e Messico). Ciò aggraverebbe la crisi all'ovest e condurrebbe, nel medio-lungo termine, ad un abbassamento della produttività anche all'est, dato che la manodopera sottopagata è anche meno qualificata.

Il governo italiano deve scartare una simile politica, così come deve abbandonare il circolo vizioso dei tassi d'interesse alti che, per difendere la moneta, alimentano lo stesso deficit che si dichiara di voler combattere. Tra il giugno e il settembre scorso, i tassi sono aumentati paurosamente, da circa l'11% al 20% prima che la lira abbandonasse lo SME. Tuttora la Banca d'Italia mantiene il tasso d'interesse al 13%. Tenuto conto che ogni punto di aumento degli interessi si traduce in 15.000 miliardi in più sul debito dello stato a breve termine, il governo italiano è stato messo alle corde dagli speculatori angloamericani (e dai loro complici italiani) aumentando la pressione per privatizzare a prezzi di svendita.
Andando avanti su questa strada, l'Italia commetterà un suicidio economico. La sola via d'uscita è l'adozione di una politica creditizia nazionale del tipo che ai tempi di Enrico Mattei si sarebbe considerata ovvia. Occorre ripristinare il controllo sui cambi, congelare una parte del debito con una moratoria di 10-15 anni (salvaguardando naturalmente gli interessi dei piccoli risparmiatori), parallelamente all'avvio di una aggressiva politica di investimenti, favorita da crediti agevolati, nelle infrastrutture moderne, in concerto con i partners europei. Per far ciò, occorre che lo stato si riappropri della piena sovranità monetaria, il che significa che per finanziare gli investimenti esso non debba bussare alla porta della Banca d'Italia, la quale ha finora, incostituzionalmente, battuto moneta a nome dello stato per poi rivendergliela a tassi “di mercato”, cioè da usura. I motivi che hanno portato al “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d'Italia, e cioè l'improduttivo finanziamento del debito, esistono, ma combattere il malgoverno non significa eliminare il governo. Perciò occorre porre fine al “divorzio” tra Bankitalia e Tesoro.
Una efficace repressione dell'attività di riciclaggio del denaro da parte della mafia, compreso quello investito nei BOT, accompagnata da un astuto cambio della moneta (la famosa “lira pesante”), darebbe alle istituzioni dello stato una posizione di forza e la credibilità e la fiducia popolare. L'alternativa è il caos e la guerra civile.

Il ruolo della Lega nel piano delle privatizzazioni


Un capitolo a parte merita il ruolo svolto dalla Lega Nord nella strategia anglo-americana di saccheggio dell'economia italiana. La Lega Nord, infatti, con la sua politica liberista radicale, è lo strumento politico ideale per realizzare gli obiettivi angloamericani. La Lega propone la privatizzazione di ogni attività economica in mano allo stato, dall'energia ai trasporti, dalle industrie di difesa alla Rai. Se si realizzasse la politica della Lega, non occorrerebbe sancire la secessione del Nord dal Sud (e infatti Bossi ha abbandonato il progetto di “Repubblica del Nord”, definendola una “provocazione”), in quanto la Repubblica italiana si frantumerebbe da sé. Allo stato centrale, infatti, secondo i leghisti, resterebbero solo i poteri di battere moneta, di difesa e di politica estera. Ma, poichè il primo è saldamente nelle mani della Banca d'Italia e il secondo, come gli stessi leghisti affermano, sarà delegato a strutture sovrannazionali nell'ambito dei nuovi scenari di guerre Nord-Sud, lo stato nazionale italiano sará una vuota carcassa.
Ecco perché la Lega è stata appoggiata dai media che fanno capo alla City di Londra (Economist, Financial Times) e a Wall Street (Wall Street Journal, Time). E' difficile scoprire diretti legami tra questi centri finanziari internazionali e la Lega, anche se si può ipotizzare l'esistenza di contatti nell'ambito di canali massonici. Certamente si nota una straordinaria coincidenza tra l'ideologia leghista e i programmi sviluppati da certi centri studi. Un esempio: la trasformazione dell'Italia in “macroregioni” è una politica ufficialmente promossa dalla Fondazione Agnelli, che alla fine del 1990 avviò un progetto chiamato “Padania”, poi presentato in un convegno tenutosi a Torino l'11 e il 12 giugno 1992, con la partecipazione dell'ideologo della Lega, Gianfranco Miglio. Scopo del convegno fu quello di discutere “soluzioni specifiche, procedurali e/o istituzionali” per l'autonomia amministrativa della “macroregione” Padania, allo scopo di valorizzarne le risorse con “opportune competenze di governo”. Al di là del linguaggio formale, è chiaro che la Fondazione Agnelli promuove il progetto leghista. La Fondazione Agnelli, come è noto, fa capo alla famiglia Agnelli, legata a Enrico Cuccia, il “garante” degli equilibri economico-finanziari tra le grandi famiglie italiane e i centri di potere internazionali, ai quali è collegato tramite la banca Lazard.
Checché ne dica Bossi, egli si sta muovendo esattamente verso la distruzione dello stato nazionale, obiettivo ben chiaro nelle strategie dei suoi sponsor internazionali. Lo stesso organo della Lega, Repubblica del Nord, ha pubblicato il 21 ottobre 1992 uno studio promosso dalla “Associazione Americana di Geografia” (che dovrebbe essere la National Geographic Society, un'istituzione che fa capo a diversi servizi di intelligence USA), la quale prevede entro sei anni la divisione dell'Italia in cinque repubbliche, Nord, Centro, Sud e le isole. Un progetto coerente col disegno leghista, tanto che l'organo del partito di Bossi se ne compiace, e con quello attribuito alla Mafia di cui ha parlato, in una udienza presso la Commissione Parlamentare Antimafia, il pentito Leonardo Messina.
C'è di più: da Lombardia Autonomista del 29 luglio 1992 apprendiamo che la rivista americana Telos, diretta da Paul Piccone, giudica il modello leghista “generalizzabile a tutta Europa”. Piccone è noto per aver appoggiato le Brigate Rosse negli anni caldi del terrorismo italiano, sempre dalle colonne della rivista Telos, che a quel tempo era il punto di riferimento della sinistra “marxista” americana. Una costante, quindi, il sostegno alla destabilizzazione, condotto con un modus operandi che corrisponde alle classiche “covert operations” della CIA.
postato da: Lif1 alle ore 12:55 | link |
categorie: italia, articoli, nord america, regno unito
lunedì, 19 maggio 2008

Sorveglianza e Paesi europei

  • Dall'articolo "The Most Spied Upon People Are In Europe" (Paul Kirby / Dominic Casciani / Emma Jane Kirby / David Willey / Malcolm Brabant / Julian Isherwood, BBC, 28 febbraio 2008):

BBC reporters give a snapshot of the extent of surveillance across Europe.

Germany's highest court has ruled that spying on personal computers violates privacy, but governments across Europe are under pressure to help their security services fight terrorism and organised crime.

"The threat of terrorism has forced the German government to take stricter measures"
Paul Kirby on Germany

"Privacy campaigners say the UK has some of the world's leading surveillance systems"
Dominic Casciani on the UK

"On the whole, the French are not big fans of surveillance equipment."
Emma Jane Kirby on France  

"Italians are among the most spied upon people in the world, says the Max Planck Institute," David Willey on Italy

"Greece has such strong constitutional protection against state sponsored spying," Malcolm Brabant on Greece

"CCTV monitoring, while extensive in other parts of Europe, is not widespread"
Julian Isherwood on Denmark

--------------------------------------------------------------------------------------

GERMANY - PAUL KIRBY

Germans have an historic fear of state intrusion, dating back to the Stasi secret police in the East and the Nazi-era Gestapo. But the threat of terrorism has forced the German government to take stricter measures.

During the 1970s, the West German authorities tightened legislation after a series of attacks by the left-wing Red Army Faction. The German government went further following revelations about Mohammed Atta, the head of the Hamburg cell involved in the 9/11 attacks on New York.

 
Court limits cyber spying

The most controversial changes have come since 2006, when police found explosives in a pair of suitcases left on two passenger trains in Koblenz and Dortmund in western Germany.

The bombs did not go off and, after surveillance camera video was posted on the internet, arrests were made.

Chancellor Angela Merkel said the use of video surveillance was clearly important and rail operator Deutsche Bahn stepped up its use of closed circuit television (CCTV) cameras.

When a laptop was found apparently containing plans, sketches and maps, the authorities then considered how to monitor suspects' computers so that plots could be prevented at an earlier stage.

The Federal Criminal Police Office (BKA) already had the ability to monitor suspects' emails and the websites and chat rooms they visited.

They could also tap phones with the consent of a judge.

Now they wanted to send emails that would infect a recipient's computer with spy software and relay information to police computers.

The threat was compounded by the discovery of 12 vats of hydrogen peroxide in September 2007 and an alleged plot to bomb US civil and military targets.

Three hundred police had been involved in a nine-month surveillance operation but had not been able to access the suspects' computers.

The Constitutional Court has now decided that the practice of cyber spying violates the right to privacy but would be acceptable in exceptional cases, under the auspices of a judge.

Faced with warnings from Germany's privacy commissioner of ever more sweeping surveillance - and protesters' T-shirts bearing the slogan "Stasi 2.0" - the government will have to tread carefully.

The police believe they will need to use spy software in perhaps 10 cases a year.

--------------------------------------------------------------------------------------------------

UNITED KINGDOM - DOMINIC CASCIANI

There is a big-budget sci-fi thriller running on BBC TV at the moment called The Last Enemy.

The hero is advising ministers on plans for a crime-fighting database to link all databases. And, unwittingly, he becomes a victim of the computer's all-seeing eyes.

So is it silly drama or the shape of things to come?

Privacy campaigners say the UK has some of the world's leading surveillance systems - and they argue there is now a real failure of sufficient oversight.

ID cards face delay

Take the millions of CCTV cameras, for example. They were rolled out to deter city centre crime.

But thanks to the internet and new software that can read number plates, text and, in certain circumstances, isolate specific human behaviour, their importance is increasing ten-fold.

The question in the UK is what would happen if you took camera data and married it to other sources, such as information on the location of mobile phones, swipe cards for urban transport and static databases about you, your family and life history. That would be a pretty effective surveillance system, say critics.

Ministers say this is completely fanciful - for a start there are no plans for a supercomputer to gather this information.

Secondly they argue two important laws govern the use of personal information and how the security services can use surveillance technology.

But the reality is they are now struggling politically to make reassurances stick.

The two main opposition parties oppose plans for full biometric identity cards on grounds of cost, oversight and, increasingly, fears of incompetence. The cards are almost certain to become a big issue at the next general election.

A string of controversies have buffeted ministers including the loss of a laptop containing information on armed services personnel and the disappearance of CDs holding family records. There has also been a row over the bugging of an MP.

While none of these rows seamlessly fit together, the jigsaw pieces are enough to make some people nervous.

So while the police-led DNA database - the largest in the world - has clear crime-fighting successes under its belt, no political party will back the calls of one highly respected judge to place everyone on it.

The Roman satirist Juvenal famously asked "Who watches the watchmen?" and that question is very much alive in British politics today.

------------------------------------------------------------------------------------------------

FRANCE - EMMA JANE KIRBY

When you remember that the word "Liberty" is one of just three words enshrined in the French Republic's motto, you can guess that on the whole, the French are not big fans of surveillance equipment.

Too bad then that last year, the French Interior Minister, Michele Alliot-Marie, announced that the number of CCTV cameras in France would triple by 2009 in a bid to crack down on street crime and to fight terrorism.

Official estimates suggest there are already about 340,000 authorised surveillance cameras in France and this new move would see the number of cameras on Paris's public transport network hit 6,500 in the next two years - compared with a projected 9,000 on the London Underground in the same period.

Plans to deploy 4ft-long spy drones across French skies in an attempt to tackle the country's growing problem of gang violence were also unveiled.

The drones, with day-night vision, will be used to track suspects and should begin full operational testing this year. The plan has annoyed many local officials who doubt spy cameras are the answer - they would rather see neighbourhood police officers brought back.

The children who have this device will think of their parents as Big Brother - I think that scares me. --Jean Claude Guillemard, Psychologist

Surveillance cameras are not just kept for the streets. Last year a company which manufactures GPS systems for cars launched Kiditel, a child-tracking device.

The games console-sized device slips into a child's pocket and allows parents to keep track of their child's movements via satellite images sent to their computers.

Many parents welcomed a product they believed would help their children keep safe, but psychologists like Jean Claude Guillemard were not so welcoming:

"The children who have this device will think of their parents as Big Brother" he said. "I think that scares me. I think it's dangerous for their mental health."

Similarly a French childminder caused a row last year when she became the first nanny to install an internet webcam in her creche so that parents could still look in on their children - and see that she was taking good care of them - even though they were at work.

The parents loved it, but local authorities and the National Federation of Maternal Assistants denounced the idea as undermining the relationship of trust between the parents and the child minder.

The eye in the sky may be keeping an ever closer watch on France - but the French are determined to keep their liberty.

------------------------------------------------------------------------------------------------

ITALY - DAVID WILLEY

Italians are among the most spied upon people in the world. That's the conclusion of the authoritative German scientific think-tank, the Max Planck Institute, which reports that Italy leads the world with 76 intercepts per 100,000 people each year.

Although the Italian constitution guarantees privacy of information, and a national data protection authority was set up in 2003 with a communications ombudsman at its head, wiretapping and electronic eavesdropping are widely used not only by the secret services, but also by the judiciary, particularly in the fight against organised crime.

Prosecutors routinely order wiretaps as a result of police investigations, and the cost to the Italian state has become a heavy burden on the taxpayer.

Wiretaps are carried out with the help of the now privatised Italian Telecom, which has been frequently criticised in the media for working hand in glove with the secret services.

A former director of security at Telecom, Giuliano Tavaroli, who had close links with the secret services, was sent to prison together with his friend Marco Mancini, a former anti-terrorism chief, as a result of a wiretapping scandal.

Several recent high profile political scandals have revealed the extent to which the private conversations of politicians and public figures are being taped.

Although the bugging of MPs' phones is forbidden without the specific permission of parliament, prosecutors and judges routinely leak to journalists details of compromising conversations.

The former governor of the Bank of Italy, Antonio Fazio, was forced to resign as a result of a scandal which came to light in this way.

The outgoing government of Romano Prodi announced last year that it was going to introduce a law making it an offence punishable by up to three years imprisonment for journalists to publish information obtained through judicially authorised wiretapping leaks. But no such law was ever passed.

---------------------------------------------------------------------------------------------

GREECE - MALCOLM BRABANT

In the run-up to the 2004 Athens Olympics, I met a man who was furious about the appearance of 350 cameras in the capital as part of a $1.5bn security programme to protect athletes and spectators.

"If I choose to have an affair with a woman who is not my wife, that is my fundamental human right, and I should be protected from being caught on camera," he said.

Greek Prime Minister Costas Karamanlis
Costas Karamanlis and other ministers were tapped

The man was walking in the suburb of Nikaia, where the local left-wing mayor, who disapproved of surveillance, had ordered workmen to daub black paint over the lenses.

That cameo encapsulates the desire of most Greeks to resist state attempts to spy on them and helps explain why Greece leads the European Union and the rest of the world in privacy protection for its citizens.

The other important contributory factor is the strength and moral independence of the nation's Data Protection Authority, which is resolute in its determination to uphold the following principles enshrined in the Greek constitution:

# Every person's home is a sanctuary

# The private and family life of the individual is inviolable

# Secrecy of letters and all other forms of free correspondence or communication shall be absolutely inviolable

The authority has real teeth. In December 2006 it fined mobile phone company Vodafone 76m euros for bugging more than 100 top Greek officials, including Prime Minister Costas Karamanlis, around the time of the Olympics.

Vodafone's network planning manager in Greece, Costas Tsalikides, was found hanged not long after he informed his superiors he had discovered that spying software had been secretly installed in the company's system.

Mr Tsalikides family has always suspected he was murdered.
 
So many years after the dictatorship, Greece is very sensitive in the area of freedoms.
Panos Garganos, Greek protester

Since January 18, 2008, the case has been officially closed. Vodafone Greece will appeal against the fine and has co-operated fully with all relevant authorities since the beginning of the case.

The Data Protection Authority has also frustrated the efforts of the Conservative government to extract some value from the Olympic security system.

When a left-wing group called Revolutionary Struggle fired a rocket into the office of the US ambassador in Athens, there was no video record because the security cameras were switched off.

The authority refused to allow the cameras to be used for anything other than traffic control.

In November 2007, a state prosecutor told the police that they would be allowed to use footage from the surveillance system to prosecute demonstrators who turned violent.

The new rules were first applied during the annual November 17th march to commemorate the dozens of students killed in 1973 when tanks of the right wing colonels' junta crushed an uprising at Athens Polytechnic.

"So many years after the dictatorship, Greece is very sensitive in the area of freedoms," said Panos Garganos, who was marching for the 33rd year in succession.

The use of the cameras to monitor the demonstration led to the resignation of the head of the Data Protection Authority.

Despite the fact that Greece has such strong constitutional protection against state sponsored spying, some of my contacts refuse to have sensitive conversations on either land lines or mobile phones, because they assume that someone is listening.

------------------------------------------------------------------------------------------------

DENMARK - JULIAN ISHERWOOD

In keeping with other European countries, Denmark has also introduced anti-terrorist legislation that has provided the country's domestic security service PET with a raft of monitoring tools with which to carry out its counter-terrorism activities.

With the discovery over the past five years of terrorist cells, and particularly groups using Denmark as preparatory ground for activities elsewhere in Europe, Danish parliamentarians have been relatively unanimous in adopting monitoring counter-terrorism measures, with the broad support of the general public.

These have included the availability to the domestic security service of quite extensive monitoring measures, particularly in the areas of communication interception, data retention and the ability to monitor and geographically locate mobile and other telephone conversations.

Safeguards on CCTV monitoring in Denmark are strict Internet Service Providers are now by law required to keep all communication for at least one year. Access to all of these monitoring activities however, although simplified in the latest counter-terrorism legislation, is not automatic and still requires a court order.

While previous legislation required the security service to substantiate and obtain a court order for each telephone number it wished to monitor, the new law provides for application for a court order to monitor a person's full communication activities - telephones and cyber-communication - but only in connection with cases falling under counter-terrorism legislation.

CCTV monitoring, while extensive in other parts of Europe, is not widespread in Denmark, although there are currently plans, and a public demand, to introduce monitoring in some crime-prone urban areas following several murders and disturbances in defined areas at night.

However, safeguards against general CCTV monitoring are strict, preventing the installation of CCTV cameras in public areas that would allow the identification of individuals or groups.

A Copenhagen kindergarten that recently suggested it would like to install CCTV monitoring around its premises gave up the idea following a public outcry.

Similarly, workplace monitoring is under strict control, preventing camera surveillance of employees, although the installation of CCTV in public areas of shops in particular is permitted.
postato da: Lif1 alle ore 19:31 | link |
categorie: italia, articoli, francia, regno unito, balcani, nord europa, germania e austria

Lord e prostitute

  • Dall'articolo "GB: lord conservatore, orge con coca" (ANSA, 27 aprile 2008):

Lord Laidlaw, 64 anni, conservatore della camera dei Lord, fa orge con costose prostitute e uso di cocaina. Lo rivela il News of the world. Importante finanziatore del partito Tory, Laidlaw e' il secondo uomo piu' ricco della Scozia. Ha annunciato che si sottoporra' a una terapia e donera' un milione di sterline per aiutare chi e' nelle sue stesse condizioni. Alle orge c'erano fino a 5 ragazze e intrattenimenti saffici e sadomaso.
postato da: Lif1 alle ore 19:05 | link |
categorie: articoli, regno unito

Max Mosley e 007

  • Dall'articolo "Orgia Mosley, anche i servizi segreti" (Corriere dello Sport, 18 maggio 2008):

Imbarazzo al vertice dei servizi segreti di Sua Maestà: un agente si è dovuto dimettere dopo la scoperta che è sposato ad una delle cinque prostitute protagoniste dell'orgia in stile nazi con il presidente della Federazione internazionale dell'auto (Fia) Max Mosley. La "call girl" (Mistress Abi il suo nome d'arte) non solo partecipò all'orgia che rischia di costare il posto a Mosley, figlio di uno storico caporione fascista britannico: è lei che ha contattato il tabloid "News of the World" per vendere il filmato sadomaso a luci rosse dove si vede il boss della Formula Uno in azione con le cinque, scatenate mercenarie del sesso.

L'IMBARAZZO - Jonathan Evans, direttore dell'MI5, il servizio segreto per il quale lavorava l'agente dimissionario, ha tenuto informato personalmente di questi sviluppi il primo ministro Gordon Brown e la ministro degli Interni Jacquie Smith. Fonti del governo hanno tenuto a sottolineare che Mosley non è stato vittima di una "stangata" architettata dalla centrale spionistica: ad averlo messo alla gogna in cambio di soldi (probabilmente più di centomila euro) è stata la moglie 38enne dell'agente, non identificato dai media britannici "per ragioni di sicurezza". A quanto si sa l'uomo ha una quarantina d'anni, ha servito nelle forze armate e all'interno dell'MI5 aveva incarichi delicati: si occupava di sorvegliare terroristi islamici, mafiosi russi e trafficanti di droga.

LA SCOPERTA - Malgrado il personale sia soggetto a periodici e approfonditi controlli, l'MI5 - da qui il forte imbarazzo - non si era reso assolutamente conto fino al mese scorso che l'agente adesso spinto alle dimissioni aveva una moglie prostituta a tempo pieno. Mosley è stato investito dallo scandalo a fine marzo e rischia fortemente di essere sfiduciato quando il vertice della Fia esaminerà la vicenda durante una riunione straordinaria in calendario per il 3 giugno a Parigi. Malgrado sia stato presentato dai tabloid britannici come "un pervertito sessuale sadomasochista" e lo si veda nel video dell'orgia nazista mentre dà ordini in tedesco alle prostitute nude o seminude, le frusta e poi gode a farsi frustare a sangue, Mosley sostiene che i suoi "eccentrici" gusti erotici sono un fatto privato e non debbono squalificarlo dalla presidenza della Fia. Sessantasette anni, figlio di quel Oswald Mosley che tra le due guerre mondiali fondò l'Unione Britannica dei Fascisti e manifestò una sperticata ammirazione per Hitler e Mussolini, Mosley è convinto di poter sfruttare a suo favore le notizie sul coinvolgimento dell'agente dell'MI5 nella vicenda: «È un'informazione strabiliante. Mi consulterò con i miei avvocati», ha detto Mosley.
postato da: Lif1 alle ore 19:02 | link |
categorie: articoli, regno unito
lunedì, 28 aprile 2008

Foto dal programma The Great British Body


postato da: Lif1 alle ore 17:53 | link |
categorie: immagini e foto, regno unito
sabato, 22 marzo 2008

Sui conti segreti in Liechtenstein e altro - Parte 2

  • Dall'articolo "Liechtenstein, "talpa" vende nomi possessori conti segreti al fisco inglese, tedesco e americano" (Il Messaggero, 24 febbraio 2008):

La notizia ha causato sicuramente qualche batticuore: il fisco inglese ha comprato per 100mila sterline (130mila euro) una lista con i nomi di un centinaio di possessori di conti segreti nelle banche del Liechtenstein. Lo scrive il Sunday Times, affermando che la lista è stata venduta da una talpa che nel gennaio 2007 ha già passato ai servizi segreti della Germania i nominativi di 750 tedeschi con conti aperti nella stessa banca del Liechtenstein, in cambio di quattro milioni di euro. La talpa avrebbe tentato la stessa operazioni con Stati Uniti, Canada, Australia e Francia, riuscendo a vendere la sua "merce" soltanto agli americani. L'informatore, secondo il giornale inglese, sarebbe un cinquantenne Heinrich Kieber, ex-impiegato di LGT Group, «banca appartenente alla famiglia Alois».
postato da: Lif1 alle ore 10:53 | link |
categorie: articoli, nord america, regno unito, germania e austria
sabato, 01 marzo 2008

Sulla morte di Diana Spencer - Parte 2

  • Dall'articolo "La morte della principessa del Galles, 10 anni dopo" (intervista di Thierry Meyssan a Francis Gillery, Reseau Voltaire via Comedonchisciotte, 23 agosto 2007):

Scrittore e regista, Francis Gillery conduce da svariati anni
                  un'inchiesta sul caso Diana, o piuttosto sul modo in cui la
                  ragione di Stato ha imposto una versione ufficiale e soffocato
                  ogni contestazione a proposito della morte del suo amante,
                  l'armatore Dodi Al-Fayed. In occasione della coraggiosa
                  diffusione del suo film "Diana e i fantasmi dell'Alma"
                  attraverso France 3, egli risponde alle domande di Thierry
                  Meyssan.


                  Voltaire: Nella notte tra il 30 ed il 31 agosto 1997, una
                  Mercedes si scontrava contro un pilastro del tunnel del ponte
                  dell'Alma, uccidendo l'autista della limousine (Henry Paul), i
                  due passeggeri (l'armatore Dodi Al-Fayed e la sua amante la
                  principessa Diana), e ferendo gravemente la guardia del corpo
                  della principessa Trevor Rees-Jones). Le autorità hanno
                  riassunto l'avvenimento come un banale fatto di cronaca: un
                  incidente d'auto provocato da un autista brillo. Pertanto,
                  dieci anni più tardi, i fans della principessa hanno sempre
                  l'impressione che si nasconda qualcosa e la ripresa dell'
                  inchiesta da parte britannica non ha chiarito le numerose
                  questioni in sospeso. Il solo testimone del dramma, Trevor
                  Rees-Jones, che avrebbe potuto fare un po' di luce, resta muto
                  assicurando di essere diventato amnesico. Secondo voi, c'è un
                  segreto in questa storia?

                  Francis Gillery: La morte di Dodi Al- Fayed non sarebbe mai
                  stata tanto mediatizzata se Diana non fosse stata nella sua
                  macchina. E' un caso che avrebbe potuto restare nell'ombra e
                  su cui le autorità francesi sono state costrette al silenzio.
                  In modo ricorrente, esistono dei "segreti di Stato" in cui le
                  trattazioni di ogni tipo - parlo in modo generale - non devono
                  essere rese pubbliche ed obbligano lo Stato a fare delle
                  concessioni. All'occorrenza, la posizione francese ha
                  certamente permesso di regolare dei problemi di tipo
                  commerciale che avevano delle conseguenze per la Francia. Si è
                  scelto il silenzio per risolvere questi problemi.

                  Voltaire:c'era qualcosa da negoziare?

                  Francis Gillery: Penso di si. Ma non ho sviluppato questo
                  aspetto nel mio libro, né nel mio documentario, poiché non
                  volevo entrare in ipotesi e speculazioni. (Volevo) giusto
                  portare il lettore ed il telespettatore ad interrogarsi su una
                  storia e sulla maniera in cui è stata costruita.

                  Voltaire: Da molto tempo, già nei Paesi anglosassoni, e da
                  cinque anni in Francia, le autorità hanno imparato a
                  svalorizzare ogni interrogativo sulle loro dichiarazioni,
                  qualificandoli come "teorie del complotto". Precisamente, non
                  si è denunciata una "teoria del complotto" tra le persone che
                  dubitano della versione ufficiale della morte della
                  principessa Diana?

                  Francis Gillery: E' questo procedimento di devalorizzazione
                  che mi ha interessato. Mentre ogni inchiesta scientifica deve
                  avere un contraddittorio, ogni persona che contesta la
                  versione iniziale è tacciata d'infamia. E' questo meccanismo
                  di divieto di pensare, di disinformazione, che è il soggetto
                  del mio studio, di cui la questione Diana non è che un caso.
                  Qui si hanno immediatamente due versioni distinte: una
                  ufficiale, che è l'incidente autostradale; ed una dissidente
                  di Mohammed Al-Fayed, il padre del morto. Egli parla di
                  "complotto", ma non nel senso in cui lo si intende di seguito.
                  Egli non entra nel dettaglio, ma lascia pensare che ne era
                  stato avvertito in anticipo. Le sue dichiarazioni suggeriscono
                  che questo complotto si estende al mondo degli affari, dei
                  suoi affari. Attraverso uno slittamento di vocabolario, il
                  dibattito si è complicato passando dal complotto criminale
                  alla "teoria del complotto", ovvero ad un tentativo
                  irrazionale di spiegare l'ordine ed il disordine del mondo
                  attraverso un attore occulto. Da allora, le persone
                  ragionevoli si allontanano dalla discussione.

                  Voltaire: Un altro modo di svalorizzare è l'accusa di
                  antisemitismo: Lei contesta la versione ufficiale, allora Lei
                  è revisionista?

                  Francis Gillery: Si è cercato varie volte di farmi prendere
                  questa china, specie quando alcune personalità mi hanno
                  suggerito, senza alcun elemento, la pista del Mossad. E' un
                  grande classico della manipolazione.

                  Voltaire: la conclusione provvisoria dei Suoi lavori è che non
                  si tratta di un incidente, ma di un crimine, e che il
                  bersaglio non era la principessa Diana, ma il suo amante,
                  l'armatore Dodi-Al-Fayed. Non è molto di tendenza.

                  Francis Gillery: E' almeno la prova che il mio modo di
                  procedere non è interessato. La focalizzazione sul personaggio
                  pubblico di Diana ha scartato ogni riflessione su gli
                  Al-Fayed. Non si è mai investigato in questa direzione. I
                  poliziotti ed i media non ne hanno mai parlato. Principalmente
                  perché nessuno ha fatto il suo lavoro. I poliziotti hanno
                  ricostruito un incidente stradale e i giornalisti hanno
                  riprodotto questa versione. Si è venduta molta carta stampata,
                  ma non si è trattato nulla, al contrario, si è ottenebrata la
                  questione.
                  Per essere giusti, bisogna riconoscere che qualcuno ha agito
                  con professionalità, ma la sua voce è stata ricoperta dal
                  chiasso: Cito per esempio Peter Hounam del Sunday Times, che,
                  dal 1998, ha sollevato l'attenzione sulla pista Dodi.
                  Qui l'eccezione conferma la regola. Dall'inizio il branco dei
                  media ha accettato la versione dell'incidente stradale:
                  Nessuno si è mai interessato alla causa del decesso. Così non
                  si sa di cosa Dodi-Al Fayed è morto. Nessuna autopsia è stata
                  praticata. E perché la si doveva fare, dato che si era già
                  persuasi che si trattava di un incidente d'auto?
                  Questo meccanismo della versione iniziale che erge a certezza
                  e che viene eretta a dogma, si riproduce di caso in caso,
                  quando è in ballo la ragione di Stato. Dobbiamo studiarlo e
                  comprenderlo. L'affare Diana è un caso da scuola: è perché lei
                  è morta che si è potuto occultare il resto e le vere poste in
                  gioco. Ma è anche perché era implicata lei, che, dieci anni
                  dopo, non ci si soddisfa delle menzogne ufficiali ed è ancora
                  possibile parlarne.

                  Voltaire: Il recente rapporto di 800 pagine di Lord Stevens
                  non chiude la polemica?

                  Francis Gillery: No. Del resto Lord Stevens ha avuto la
                  prudenza di precisare che si trattava di un rapporto
                  preliminare anche se non aveva previsto di dare un rapporto
                  conclusivo. Si tratta solo di una vasta sequela (di argomenti)
                  che si applica per eludere le questioni principali. A
                  cominciare da questa: Dodi Al- Fayed non era a passeggio a
                  Parigi, ma si recava ad un appuntamento preciso per concludere
                  un certo contratto.
                  Solo e senza mezzi sono arrivato a riunire una quantità
                  d'informazioni: Non posso credere che Scotland Yard, con una
                  decina d'investigatori a tempo pieno e mezzi considerevoli,
                  non le abbia trovate in più di tre anni di ricerche. Ma
                  piuttosto che approfondire queste informazioni, Lord Stevens
                  le ha insabbiate.

                  Per esempio, nel mio primo film, Lady died, avevo evocato le
                  confidenze del fotografo James Andanson allo scrittore
                  Frederic Dard. Andanson confidava d'esser stato presente con
                  la sua Fiat Uno nel tunnel dell'Alma. Poiché Andanson è stato
                  trovato morto in circostanze misteriose ed anche Frederic Dard
                  è morto, in seguito, una commissione rogatoria è stata aperta
                  per ascoltare la sua vedova e sua figlia che avevano assistito
                  alla conversazione. Sono state ascoltate separatamente per ore
                  e poi confrontate. Poiché mantenevano la loro versione, sono
                  state "cucinate" fino a fargli dire che si erano alzate
                  durante il pasto per servire le pietanze, che avevano capito
                  male la conversazione, forse, e dunque la loro testimonianza
                  non poteva essere considerata valida. Questo malgrado i Dard
                  avessero dei camerieri che assicuravano il servizio a tavola.
                  Lord Stevens ha sistematicamente scartato gli elementi che lo
                  infastidivano ed ha ignorato quelli che non riusciva a
                  scartare. Così si è stabilito che il conducente ha perso il
                  controllo del veicolo, ma non perché l'ha perso. Era
                  importante analizzare l'impianto elettrico ed il computer di
                  bordo. Il rapporto Stevens assicura che è tutto troppo in
                  pessimo stato per poter essere analizzato da un esperto. Ciò,
                  non è, evidentemente, credibile per la scatola.

                  Voltaire: Nei giorni che hanno seguito l'incidente, ho
                  incontrato un responsabile dello spionaggio francese che ha
                  ricordato davanti a me l'inchiesta parallela dei servizi del
                  Primo ministro sul modo di operare degli assassini. Queste
                  investigazioni sono comprese nel dossier giudiziario?

                  Francis Gillery: capisco di cosa parla. Ebbene no, questa
                  inchiesta è restata segreta: del resto, non è la sola. Oltre
                  alla squadra criminale responsabile legalmente di questo
                  affare, la squadra anti-terrorismo ha condotto l'inchiesta
                  fuori procedura. Ma anche in questo caso non si sa nulla dei
                  risultati cui è giunta.

                  Voltaire: Si obietta spesso che casi come questi sono
                  impossibili, poiché per realizzarli e farli passare sotto
                  silenzio, implicherebbero un gran numero di complici, dunque
                  un gran rischio di essere sventati. Alcuni investigatori sono
                  ritornati sulle loro affermazioni iniziali?

                  Francis Gillery: la maggior parte dei funzionari che ha
                  lavorato su questa storia, non ne conosce che dei frammenti.
                  Ma per parlare, bisogna avere una visione d'insieme. E' tutto.

                  Quando un superiore vi dice:"Ci regoliamo su questo", non si
                  arriva più in là. Tutti vogliono riuscire a fare qualcosa,
                  nell'interesse del servizio, nell'interesse dello Stato.
                  Nessuno svelerà stati d'animo anni dopo. Nessuno si metterà in
                  pericolo, né si isolerà dai suoi colleghi per consegnare una
                  testimonianza che sa essere parziale e poco utile, intanto che
                  rimarrà solo.

                  Il ministro dell'Interno dell'epoca, Jean Pierre Chevènement,
                  ha forse esitato a parlare. In ogni caso, egli sapeva di certo
                  più di un semplice poliziotto e si è chiaramente dissociato
                  dalla versione che ha contribuito a propagandare,
                  sottolineando che si era fidato unicamente di ciò che i
                  servizi gli avevano detto. Alla fine, non è andato più
                  lontano.

                  Voltaire: non è necessario fare appello a numerosi funzionari
                  per soffocare un caso. Gli stati hanno generalmente sotto mano
                  qualche collaboratore compiacente per questo, piazzato ai
                  posti giusti. Chi ha diretto l' inchiesta medico-legale?

                  Francis Gillery: Il Dottor Dominique Leconte, e le sue analisi
                  del sangue sono state trattate da un laboratorio esterno. Si
                  tratta dello stesso medico e degli stessi esperti che hanno
                  falsamente stabilito che il giudice Bernard Borrel era stato
                  assassinato a Gibuti, un altro affare di Stato, ma che si
                  conosce meglio oggi. Si, si ritrovano gli stessi protagonisti,
                  quando è in gioco la ragione di Stato.
                  Insisto sul fatto che le analisi del sangue non sono serie,
                  una prima analisi ha mostrato che l'autista, Henry Paul, era
                  ubriaco, ma ha anche mostrato che il suo sangue era saturo di
                  monossido di carbonio: in questo caso non poteva essere il suo
                  sangue che si ha analizzato, poiché con un tale tasso di
                  monossido di carbonio non avrebbe potuto tenersi in piedi, ed
                  ancora meno mettersi al volante di una macchina.
                  Malgrado ciò si è proceduto ad una contro analisi, qualche
                  giorno dopo, che ha dato gli stessi risultati. Ciò è ancora
                  più ridicolo. Poiché il tasso alcolico sarebbe dovuto variare
                  con il tempo. Per farla, non ci si è sbarazzati dei
                  protocolli: sono gli stessi esperti che hanno proceduto
                  all'analisi e l'hanno fatta quando avevano ancora i campioni
                  precedenti.

                  Voltaire: In definitiva solo Mohammed Al-Fayed avrebbe potuto
                  giuridicamente stoppare questa mascherata. Perché nemmeno lui
                  l'ha fatto?

                  Francis Gillery: Dall'inizio ha ricordato un complotto
                  criminale.
                  Ma svelare gli altarini avrebbe supposto esporre alla luce le
                  sue attività. Ora il commercio delle armi implica la più
                  grande discrezione.
                  Il suo entourage gli ha consigliato di sviare l'attenzione su
                  Diana. Ha portato causa alla famiglia reale. Si è troppo
                  compromesso in questa versione per poter, oggi, dire la
                  verità.

                  Voltaire: Al contrario, alcuni rivali di Al-Fayed potevano
                  avere interesse a fare scoppiare la verità per farli uscire
                  allo scoperto. Lei ha incontrato Ashraf Marwan, l'altro grande
                  negoziante d'armi egiziano, prima che non cadesse dal suo
                  balcone il 27 giugno scorso?

                  Francis Gillery: No. Ho cercato a lungo di parlargli, ma si è
                  rifiutato. Sapevo che aveva tutte le chiavi del caso. Ho
                  appreso della sua morte leggendo Voltairenet.org. Anche lì ho
                  visto come la macchina mediatica va su di giri: tutti
                  parlavano del suo ruolo noto durante la Guerra dei Sei Giorni,
                  nessuno, salvo voi, notava il suo mestiere: il mercante
                  d'armi.

                  Voltaire: Visto che le autorità francesi hanno imposto una
                  versione dei fatti, che significa la diffusione del suo
                  documentario critico, da parte di un canale pubblico francese?

                  Francis Gillery: Non sono sprovveduto. Non credo che questo
                  accada per caso. Manifestamente, ci sono ancora delle poste in
                  gioco, dieci anni dopo questo dramma.
postato da: Lif1 alle ore 11:50 | link |
categorie: articoli, regno unito

Sulla morte di Diana Spencer

  • Dall'articolo "Al Fayed: Windsor? La famiglia Dracula" (Corriere della Sera, 18 febbraio 2008):

Mohamed Al Fayed sferra un attacco senza precedenti ai reali britannici: «Sono la famiglia Dracula». Il magnate egiziano, padre di Dodi Al Fayed, il compagno della principessa Diana morto con lei nel '97 a Parigi, ha dichiarato davanti all'Alta Corte di Londra di essere sicuro che Lady D. sia stata uccisa. Al Fayed ha inveito contro il principe Filippo bollandolo come «un razzista» e un «nazista»: «È ora di rispedirlo in Germania da dove viene. Volete sapere il suo nome per intero? Finisce con Frankenstein». Il proprietario dei magazzini Harrod's ha poi dichiarato che la principessa gli aveva annunciato di essere incinta e che il lunedì seguente, tre giorni dopo l'incidente, lei e Dodi avrebbero annunciato il loro fidanzamento.

COMPLOTTO - E torna la tesi del complotto. Secondo Al Fayed Diana «sapeva che il principe Filippo e il principe Carlo si volevano sbarazzare di lei». Prima di entrare in tribunale per la sua deposizione, Al Fayed ha ricordato che sta «combattendo da 10 anni»: «Con l'aiuto di Dio, spero che la verità verrà fuori. È arrivato il momento di dire esattamente che cosa credo sia accaduto». Il coroner, riferisce la Bbc, ha già preparato i giurati in vista della testimonianza di Al Fayed: «È convinto che l'uccisione di Diana e Dodi fu decisa a tavolino e che al centro del complotto ci sia stato il principe Filippo - ha detto -. Dovrete ascoltare attentamente la sua testimonianza per accertare se ci siano prove a supporto di tali affermazioni».

MAGGIORDOMO - Intanto un altro tassello del complicato puzzle viene aggiunto. A un mese dalla sua testimonianza in aula per l'inchiesta sulla morte di Diana, Paul Burrell, maggiordomo della principessa per dieci anni, afferma di non aver detto tutta la verità. Secondo il Sun, che annuncia un video con la sua testimonianza esclusiva, Burrell rischia ora dieci anni di carcere per falsa testimonianza. «Sono stato molto cattivello» dice l'uomo ammettendo che sapeva bene di infrangere la legge quando ha mentito. Tra i dettagli tenuti nascosti, secondo il tabloid, un'importante conversazione con la regina Elisabetta, pochi mesi dopo la morte di Diana e Dodi Al Fayed. Chiamato a testimoniare il 14 gennaio alla Royal Courts of Justice dove è in corso l'inchiesta, Burrell aveva detto ai giurati che la principessa Diana non aveva mai pensato di sposare Dodi, mentre gli aveva chiesto di informarsi sulle possibilità di un eventuale matrimonio privato con il cardiochirurgo pachistano Hasnat Khan che lei chiamava «Mr Wonderful».
postato da: Lif1 alle ore 11:44 | link |
categorie: articoli, regno unito
domenica, 16 settembre 2007

Censura maomettana

Lettera delle famiglie islamiche di Coton Park contro l'apertura della fabbrica alimentare Pet Food Factory:

collegamento per scaricarne una copia (in PDF)

STATEMENT FROM MUSLIM FAMILIES LIVING ON

COTON PARK, RUGBY WARWICKSHIRE.

We live on a new housing development called Coton Park. It lies on the outskirts

of Rugby & is very close to both the Town Centre & the Motorways of M1 M6 &

A14. The area is very nice & well kept.

This proposed site of this Pet food Factory is close to this large new residential

area. Numerous offices, shops and a hotel are also close by. We know that there

are many others close by who also share our devout Muslim Faith & there will be

many people who are both family & friends visiting us who are also of the same

faith.

The owners of the proposed factory (Butcher's Pet Care) do not dispute the claim

that meat extracts of pork will be pumped into the atmosphere via a 100ft

chimney. They have said that there will not be any chemical treatment proposed

to treat the meat extracts prior to leaving the factory.

It is very likely that under certain weather conditions this meat material will not

be properly dispelled and will instead settle and in effect "rain down" on the

surrounding area. A significant proportion of meats used in the pet foods process

are pig meat.

As you will be aware our Religion expressly forbids us to consume pig meat in

any form. The Qur’an states in no less than 4 different places that pork shall not

be consumed. However, because of the way in which this meat material will leave

the factory & given that the area can be "rained upon" we will be consuming pork

e.g. via inhalation of this "rain". Not only that but our clothes also be

contaminated by pork.

"Forbidden to you (for food) are: dead meat, blood, the flesh of swine, and that

on which hath been invoked the name of other than Allah."

[Al-Qur’an 5:3]

Islam means "submission to the will and command of God" and a person who

embraces this religion is called "Muslim" which means "one who accepts and

submits himself to the will of God". A Muslim is obliged to be clean spiritually,

mentally and physically. Abstention from eating flesh of swine is one of the

obligations a Muslim must observe to attain purity of the soul and of the human

nature. Believers in Islam sincerely believe in the Holy Qur'an as the Word of

God, revealed to Prophet Muhammad.

Therefore we believe that not only will we be contaminated but also our Faith by

the owners of this proposed pet food plant. In this country we are allowed the

right to follow our religion & religious beliefs & others have recognised this right

of expression. By allowing this plan to go ahead our Religious rights are being

swept to one side for what appears to be economic greed. We feel sure that there

are other areas where this factory could be built that would not impact on us or

others like us.

Dated 29

th July 2007.
postato da: Lif1 alle ore 18:10 | link |
categorie: documenti, regno unito
domenica, 02 settembre 2007

Gran Bretagna oggi - Parte 4

Dear Son, Let me tell you what immigration has done to this country (estratto da Time to Emigrate? Letters From A Father di George Walden, The Daily Mail, 17 agosto 2007):

  • Last year, former Tory minister George Walden wrote a book about the future of
    life in Britain and why record numbers were emigrating. Taking the form of a
    letter from a father to his son, it provoked a massive, positive response from
    readers when it was serialised in the Daily Mail.
    In the book, Guy and Catherine despaired at having to bring up their two
    children in an area that had been dramatically changed by mass immigration,
    where their children had become a minority in school and teachers struggled to
    deal with so many pupils who did not speak English.
    The country - where 57 per cent of births in the capital are now to mothers who
    were born abroad
    - seemed to be failing them on multiple fronts, not just on
    education but also on security and health care.
    Since then, the couple have given up the battle and moved abroad to Canada. And
    they are not alone in their decision. As Walden pointed out in the first
    serialisation, a total of 350,000 people left Britain in 2004 - equivalent to a
    third of the population of Birmingham.
    Walden observes that despite all the changes mass immigration has brought in
    Britain, there remains a conspiracy of silence that has stifled debate on one of
    the most important issues of our age.
    Now, in this thought-provoking followup, Walden examines Guy and Catherine's new
    quality of life, using it as a mirror to reflect the dreadful state of Britain
    today.
    Walden, who served as higher education minister in Margaret Thatcher's
    government, has been married to Sarah for 38 years and they have three grown-up
    children. The son to whom his letters are addressed is fictional, but the
    incidents affecting him and his wife are based on fact.

Dear Son,
It's getting on for ten months now since you and Catherine left for a new life
in Canada. And we didn't get the impression, when we came to see you, that
you've regretted your decision for a moment.
Still, I'd better avoid saying anything excessively encouraging about the state
of the nation you've left behind. Not difficult, as it happens.
In fact, it looks as though you got out just in time. Driving close to your old
place in West London the other day, I saw a police notice asking for information
about a young man who'd brandished a gun at an officer.
The people who bought your house at a ludicrously high price are unlikely to be
thrilled. I don't suppose there's another city in the world where people have to
pay that kind of money for the privilege of living in an area where hoodlums go
round flashing guns.
There is an atmosphere of suppressed - or outright - violence and disorder that
makes me worry for the next generation.
Often, it's the little incidents that are telling. Yesterday, your mother was on
a bus when three girls aged between 16 and 18 tried to board in Ladbroke Grove.
They were Brazilians, she thinks, but so completely anglicised that they'd got
themselves roaring - or rather squealing - drunk.
Toting bottles of vodka and plastic cups, they pressed on to the platform, but
the Bangladeshi driver stalwartly refused to allow them to board. The bus was
held up for 20 minutes while the girls blocked the doors, laughing and screaming
obscenities in their newly-acquired Essex accents.
The point is that during all this little drama, not a single one of the weary
rush-hour passengers said a word. The great British public held hostage by a
trio of sozzled teenage girls!
Toronto sounds safer, though it seems a hell of a way to go for a little peace
of mind.
Back from our visit to you, we did a sort of audit of your new life. We loved
your old brick house with wooden trimmings in the Riverdale area of Toronto -
bigger than your London one and, at £220,000, less than half the cost.
Not to speak of your country place at Muskoka: a simple cottage but with the
swimming, boating and fishing on all those lakes, a cut above Ruislip Lido.
And it's good to hear that the children look set to get into the nearest state
secondary. A citycentre school with no problem of drugs or knives and one that
teaches Latin!

We were relieved that you picked up an academic job so quickly, paying rather
more than you got in the UK. With taxes and the cost of living lower, you should
feel more relaxed financially.
The very fact that Canada has half our population (30 million) in a land many
times bigger is good for the spirit - not to speak of car-parking.
The ethnic population, I see, is higher than here, but then Canada is much more
selective. The points system they operate seems pretty rigorous, and it was only
your impressive chemistry qualifications, I suspect, that got you in so smartly.

Also, the ethnic pattern is different, with the Chinese the largest element,
followed by Indians, and fewer ghettos. As Catherine said, a strong secondary
state education system is a key to integration.
Here, the country is not so much disintegrating as disaggregating. The
Balkanisation of our lives is happening on a national scale.
Scotland's falling off the top, self-sealing ethnic communities are
proliferating in the Midlands, and London's got its own thing going at the
bottom.
We boast of our prosperity, but it's fragile and concentrated in the South East
- an island within our island. Perhaps we'll have to get used to thinking of
London and its environs as a kind of Hong Kong or an Italian city state.
Here, the most obvious disconnection is between the rich and the rest. An old
story, but the difference today is that the fate of those at the top is divorced
from those lower down.
When the housing ramp collapses, most of the falling masonry will hit the little
guys in the middle and at the bottom. The top London prices helped drive up the
entire market, but are less likely to fall when it all comes down. There's no
feeling that we're all in this together.
The divisions run from earliest youth to grim old age. More boys at Eton get
five good GCSEs, I hear, than in the entire borough of Hackney.
And now there's another divide growing up: between those who have a decent
pension to look forward to and those for whom longevity has become more a threat
than a promise.
Then there's the widening gap between the married and unmarried, or rather those
with children and those without.
Large areas of our towns are now such havens of hedonism for the money-flashing
singles that they're pretty much out of bounds for the poor bloody infantry who
keep procreation going and cannot afford such leisures.
Everything's geared to the needs of the drinker and consumer, and little to the
couple with the buggy. On top of all this is the growing disconnection between
politics and the people.
And the more fractured we become, the greater our pretence of togetherness to
cover it up. That's why the Government bangs on about 'community' and has tried
so hard to ignore the problems caused by immigration.
Imagine my astonishment when the Minister responsible, Liam Byrne, actually
admitted recently that large-scale immigration has profoundly unsettled the
country - and that it's the poorest communities that have suffered the most. The
influx was overwhelming public services, schools, the NHS and housing, he said.
If Labour failed to address public concern, he concluded, it could lose the next
election.

I couldn't have put what Byrne was plucky enough to say better myself. But what
is extraordinary is the lack of reaction to his words. Where are the columns and
editorials and BBC programmes saying that the Government has gone racist?
On the principle that a sinner who repenteth deserves the greatest praise, Byrne
is something of a saint. He'll certainly have the majority of immigrants on his
side.
According to a speech by the former chairman of the race relations commission,
Trevor Phillips, 54 per cent of them think there's been enough immigration.
Hardly surprising, since they and their children are among those who stand to
suffer most from overcrowding, poor schooling, racial tensions and
discrimination.
To complete this outburst of honesty, Byrne should have acknowledged that it's
the rich who stand to gain from the profits of low-paid labour.
But it would
have raised the cry: "So why in God's name have you done it - and why are you
letting more in?"
The evidence that the whole country benefits has shrunk to vanishing point.
The Governor of the Bank of England recently told MPs it was getting
increasingly hard to manage the economy without knowing how many people were in
the country. But everyone seems to have missed the implications of this: if the
Bank doesn't know the true population, neither can the Treasury.
And now local councils are up in arms, saying the Office of National Statistics
(ONS) does not have a clue about the number of people - for whom local services
are required - who are entering the country.
How can anyone assess the profit and cost of migration, and claim that the
balance is positive, if nobody knows the figures?
Meanwhile, the Government continues to pour billions into the NHS. That's
supposed to be another success story, but nobody can really explain where all
the money's going, let alone why it's so hard to keep our hospitals clean.
Let me tell you what happened to me recently. As you know, for years I've
suffered from that irritating condition Dupuytren's contracture (named after a
Frenchman) - or claw-hand in its less distinguished appellation, because the
fingers contract until they look like one.
There's no pain - it's just a bloody nuisance, not least because after you've
had an operation for one finger, the next one starts to contract.
I've had two fingers treated, one on the NHS and the other private - because I
didn't fancy going into hospital for a minor operation, catching MRSA and coming
out dead, as thousands are now doing.
Anyway, another damned finger began curling last year, so I went to my NHS
doctor and - after a wait - saw a consultant who told me to come back in six
months to see how it was progressing.
Meanwhile, I read that the French had developed a cure. So thanks to them and
none at all to the NHS, 30 years of aggravation was fixed while we were in Paris
in a single afternoon by injection, for the sum of about £60 - with no pain, no
anaesthetic, no hospital operation and no maddening sling.
It's a strange society we're building. You can't avoid the conclusion that the
way to avoid all the inequities and social fractiousness is simple: be rich.
Then you can flash those beneath you a benign, ingratiating smile - and have as
little as possible to do with them.
There's a new brand of social selfishness about, a kind of "Sod you Jack, I'm
all right" attitude.
For those doing well out of New Britain PLC, I don't see how things can change.
The problem is that for those lower down - the middleclass majority - I don't
see how they can change either.
I can't report much joy on the security front, though: the mood is still one of
evasion.
In the case of Islamic terrorism, we're so afraid of antagonising the Muslim
community that we turn our anger on our defenders rather than the killers.
If
the security services slip up - as occasionally they're bound to - they're
branded as criminally incompetent on Newsnight.
The most likely reason is that they're overwhelmed. Yet if MI5 were expanded as
much as it should be, its operations beefed up and surveillance increased, watch
out for Newsnight programmes proclaiming the beginning of the end of our human
rights and warning that picking on Muslims will alienate the community further.
It's all part of our loss of any sense of balance. We may not go in for
revolutions, but Britain has become a society of extremes.
Look at public policies. It's lunacy to go on promising free medical treatment
for all- comers, but we do. It's against every tenet of common sense to have
mixed-ability classes, but in the delirium of our classconsciousness, we
persist.
Doing away with most of our manufacturing base is reckless economic behaviour,
but the moderate British have done that, too. The income gap, house prices and
mass immigration - they're all examples of national excess.
Wherever you look, crazy systems have replaced our old prudent-minded approach.
Look at families. Instead of beginning with the self-evident proposition that
two parents are better than one, we start at the other end.
The result is that we insist on individual rights to the exclusion of everyone
else's interests, including the child's. As a result, we have more single
parents, more teenage pregnancies, more adolescent misfits and more destitute
families than anyone in Europe.
Not bad for the country of balance and moderation.
Meanwhile, debt is at a dangerous high and millions of us are living beyond our
means. Actually, the more I look at the economic outlook, the wiser your
decision to take a break from Britain begins to seem.
Everything seems to be unreal - whether it's the bonuses in the City, the
purchasing power of the pound on shopping trips to America, or the money you
sold your house for before emigrating.
If the economy falters - and the signs are beginning to show - the social
consequences of unemployment don't bear thinking about. And, this time, people
who are laid off won't be able to retire early because Gordon Brown has blocked
that avenue of escape by b*****ing up their pensions.
Even now, with the economy still riding high, a record number of people are
leaving the country to start again elsewhere. Think what will happen to
emigration figures if the economic bubble is pricked.
Whether it is or not, we can certainly expect the splits and cracks in society
to grow. Which leaves people your age with three choices: resign themselves to a
life in a perilously fragmented community, get rich or do as you have done and
get out.
Politics or parenting, schools or Scotland, wherever you look, very little seems
to be holding things together. People live side by side yet separately, in
mental isolation, with their eyes fixed warily on one another.
When communities, races, classes and families become segregated to the degree
they have, feelings of social solidarity erode.

Society ends up like a shattered windscreen: holding together by the grace of
God, even though it's all cracked to hell, so no one can see ahead or have any
idea where they are going.
Love to all, Dad

postato da: Lif1 alle ore 19:43 | link |
categorie: articoli, regno unito

Gran Bretagna oggi - Parte 3

A daughter’s last letter to father killed tackling gang of vandals (Lucy Bannerman, The Times, 14 agosto 2007):

A devastated young daughter has paid tribute to the father she lost after he was
beaten to death by a gang of youths.
The family of Garry Newlove, 47, released a letter from his daughter Amy, who is
believed to be 12, which was written as he was dying in hospital.
She wrote: “I can’t get across how much I will miss you and I don’t know what I
would do without you. You have always been there for me when I am down and you
always put a smile on my face (even if it is a rubbish joke).
“You mean the world to me and I wouldn’t change you for the world.”

Mr Newlove was attacked on Friday night after a gang of youths vandalised a
mechanical digger parked in a neighbour’s drive in Warrington, Cheshire, and his
car window was smashed. He suffered head injuries and died at Warrington
Hospital on Sunday afternoon.
Mr Newlove, a sales manager who had previously survived stomach cancer, had been
due to go to Lanzarote on holiday tomorrow with his wife, Helen, and their three
daughters, Zoe, believed to be 19, Danielle, 16, and Amy.
Mr Newlove had met police officers in May to discuss problems with youth
disorder in his area. Detective Chief Inspector Martin Cleworth, of Cheshire
Police, said: “Mr Newlove had gone outside when his car was vandalised. He did
what any of us would do in those circumstances. He was set upon and sustained
several injuries including an injury to his head, which is most likely the cause
of death.
“We do believe that the youths were drinking, although there is no evidence to
suggest drug use. We have identified members of the group, some of whom have had
previous dealings with police, and we are appealing for others to come forward.
“The officers involved are as sickened as anybody would be. Mr Newlove is a very
active, very much wellrespected member of the community.”
He added: “This is an absolutely tragic incident and I would appeal to any young
people who may have knowledge about what happened to think about this as if it
was their father or their brother. How would they feel?” Mike Roscoe, a work
colleague who has known Mr Newlove for 30 years, said: “They were your typical,
happy family. I spoke to Helen yesterday and she is distraught. There’s no other
word for it.”
Derek Lockie, local neighbourhood inspector for Cheshire Police, said that Mr
Newlove had proposed setting up a Neighbourhood Watch scheme and had sent out
letters to all his neighbours.
Inspector Lockie said: “There have been a dozen reported incidents of disorder
in Mr Newlove’s road this year. The area is a cut through to a shopping precinct
where you do get youths, and that is where most of the calls come from. There
has been an increase in the number of uniformed officers patrolling the area.”
There was a bunch of flowers outside Mr Newlove’s home yesterday. The card read:
“A true hero. Trying to take our street back. Standing up for what is right. God
bless.”
Next to the house is a railway bridge under which, neighbours said, the youths
would congregate.
Vera Flynn, 69, who has lived next to the bridge for 30 years, said: “The police
came and asked me about it but I never saw anything. I don’t leave my house
after dark because of the gangs.
“The kids are always under the bridge messing about and if you say anything you
get a mouthful. They are drinking, taking drugs, and I just don’t want to leave
my house because of it.”
Three teenagers were charged last night with the murder of Mr Newlove. Two
15-year-olds and a 16-year-old will appear before magistrates at Runcorn today.

La lettera di Amy al padre morente:

To Daddy
I am unable to see you right now as you are too ill but I know you can fight
this as you are a strong, loving man who I know loves me no matter what. I am
asking you to be strong and don’t give in as I love you too much to believe that
you won’t go without a fight.
I had a dream last night that you woke up and you were fine except you didn’t
know me at all. If that did happen and you didn’t know me I would still try to
help you remember. I will stick by you while you are in hospital and I will take
care of mummy.
I can’t get across to you how much I will miss you and I don’t know what I would
do without you. You have always been there for me when I am down and you always
put a smile on my face (even if it is a rubbish joke).
You mean the world to me and I wouldn’t change you for the world. When you get
out of here I will be there with a big smile on my face.
I hope you can hear me right now as I hope it will give you more strength and
determination as to wake up.I thought I saw nanna Newlove’s face in the TV last
night and I keep seeing her. I know she is here with you looking out for you and
is probably offering cornflakes or Thorntons toffee.
I love you with all my heart so please don’t give in. We are all taking care of
you and mummy. We will deeply miss you and I want you to know you are the best
dad anyone can ask for.
I love you so much and I do hope you can fight this. I love you!
From your darling daughter who loves you so much and from the whole family.
WE LOVE YOU!! AND DON’T GIVE IN!!
xxxxxoooooxxx

postato da: Lif1 alle ore 19:09 | link |
categorie: articoli, regno unito

Gran Bretagna oggi - Parte 2

How the Government has declared war on white English people (Leo McKinstry, Sunday Express, 9 agosto 2007):

England is in the middle of a profoundly disturbing social experiment. For the first time in a mature democracy, a Government is waging a campaign of aggressive discrimination against its indigenous population.   

In the name of cultural diversity, Labour attacks anything that smacks of Englishness. The mainstream public are treated with contempt, their rights ignored, their history trashed. In their own land, the English are being turned into second-class citizens.

This trend was highlighted this week by the case of Abigail Howarth, a bright teenager who applied for a training position with the Environment Agency in East Anglia but was turned down because she was too white and English. The post, which carries a £13,000 grant, was open only to ethnic minorities, including the Scots, Welsh and Irish.

Such social engineering was justified by the Agency on the grounds that minorities were under-represented in its workforce, the parrot cry used by bureaucrats throughout the public sector to justify bias against the English.

Though Abigail’s case rightly caused outrage, it was not unique. This kind of reverse discrimination is now rife across the state machine, underwritten by the very English tax­payers who are the targets of institutional prejudice.

Although it is technically illegal to restrict jobs to certain ethnic groups, the racially fixated commissars have found a way round that problem by developing training schemes open only to minorities. Under the 1976 Race Relations Act it is permissible to use racial considerations in recruitment to trainee positions such as the one to which Abigail applied. 

Such practices are dressed up as “positive action” to widen diversity and, in the words of one Labour council, “to overcome past discrimination”. So HM Revenue and Customs offers work experience jobs, worth up to £15,900 a year pro-rata, to ethnic minority graduates, while the Museums Association has two-year ethnic minority apprenticeships.

Similarly, Birmingham City Council gives £16,000 a year to “black and minority ethnic individuals” in its “Positive Action Traineeship Scheme”, and a £10,000 allowance to clerical trainees from “the Bangladeshi and Pakistani communities”.

Discriminatory training schemes can also be found in ITV, the civil service and the NHS, which boasts “a management development programme specifically designed and tail­ored to the needs of black and minority ethnic midwives”. 

It was revealed last year that Avon and Somerset Constab-ulary rejected 186 applications from white men on the grounds that they were already “over-represented” in the force. In the same way, London Mayor Ken Livingstone last month refused to endorse a series of nominations for the London Fire Authority because they were dominated by whites.

And whole towns are beginning to suffer state disapproval. Eighty administrative jobs in the Prison Service have recently been transferred from Corby in Northamptonshire to Leicester because, as the Home Office admitted, Corby’s population is predominantly “white British”, a terrible sin in our multicultural society.

It is a bitter irony that the Labour Government, which works itself into such a synthetic rage over racial prejudice, should practise overt discrimination on an epic scale. The remorseless focus on supporting minorities has led to a perverted ideology of anti-white racism. 

Almost every interaction with any public service now leads to a detailed analysis of one’s ethnic status. A vast race equality industry has been built up, filled with overpaid paper shufflers, consultants and advisers with little to do except invent new grievances.  

There is an air of the Maoist permanent revolution about their activities. Since immigration now runs at probably one million people a year, the make-up of society is changing dramatically. So, in this climate of endless demographic upheaval, the race relations brigade will always be able to invent more work for itself.

Yet anti-English discrimination undermines the central plank of the propaganda for mass immigration. We are constantly told we need vast influxes of foreigners to boost our economy and fill vacancies but unem­ployment levels in immigrant communities are so high and skills so lacking that we need to reserve parts of our economy for them.
So if we have to spend a fortune on training schemes, why are we inviting hundreds of thousands of arrivals from the Third World and Eastern Europe here every year?

Economics have little to do with the issue. The Left in Britain have seized on mass immigration and multiculturalism as a battering ram to destroy the society they despise. They once sought to change our country through economic revolution. That failed with the Winter of Discontent and the downfall of communism. But demographic change through migration has proved far more damaging.

George Orwell once wrote: “England is perhaps the only great country whose intellec­tuals are ashamed of their own nationality. In Left-wing circles it is always felt that there is something slightly disgraceful in being an Englishman and that it is a duty to snigger at every English institution.”

That is now precisely the mentality that predominates within the machinery of the British state. And our country is dying as a result.

postato da: Lif1 alle ore 18:48 | link |
categorie: articoli, regno unito

Gran Bretagna oggi

Sick family of Europe (Benedict Brogan, The Daily Mail, 19 marzo 2007):

Social breakdown has turned Britain into the 'sick family of Europe' and
promises to be the major battleground for the next election, David Cameron
warned yesterday.
Creaking public services, irresponsible parents and rampant crime have stretched
society to breaking point, the Tory leader said

Evoking the memory of Margaret Thatcher's economic achievements, Mr Cameron
sought to set out the challenges facing his party.
And he attacked Gordon Brown for ignoring how family breakdown lies at the heart
of Britain's social problems.
Mr Cameron used a speech to the Conservative spring conference in Nottingham to
expose what he believes is a crisis lurking behind its economic success.
He claimed his mission was nothing short of bringing about 'Britain's social
revival'.
He said: 'The big argument in British politics today is not about the free
enterprise economy. It's about our society.
'Because it's not economic breakdown that Britain now faces, but social
breakdown. Not businesses that aren't delivering, but public services. Not
rampant inflation but rampant crime, disorder and anti-social behaviour. Not
irresponsible unions - it's irresponsible parents.'
Recalling the criticisms levelled at Britain in the 1970s before Lady Thatcher
took over, Mr Cameron said: 'It's not that Britain is the sick man of Europe.
We're becoming the sick family of Europe.
'The mission of the modern Conservative Party is to bring about Britain's social
revival.
'We must speak out for the people of Britain who are sick and tired of living in
a country that is economically rich but socially so poor.'
Mr Cameron pledged to restore the Tories as the party of the family, with tax
breaks and a comprehensive overhaul of the benefits system.
He said the Tory Party was interested not just in helping people get on, but
helping those left behind.
He said: 'Quality of life. That is the modern mission of the Conservative Party.

'Just as we helped clear up the economic mess Labour left in 1979, so the next
Conservative government will have to clear up the mess that these Labour
politicians have made of our society.'
His party would speak up for 'working people' by telling them it is just as fed
up about higher taxes, spin and 'this Government of dashed hopes and
disappointment'.
Mr Cameron attacked Gordon Brown, accusing him of 'ducking' the issue of family
breakdown 'at the heart' of social problems.
He said: 'Gordon Brown won't do anything about family breakdown. We've got a tax
system that doesn't recognise marriage. A benefits system that does recognise
marriage but penalises it.
'In fact it penalises any form of commitment between two people. What sort of
system is it that pays people to live apart? It's got to change.'
The Tory Party is already working on a package of measures aimed at targeting
the family. The social justice policy group, led by former leader Iain Duncan
Smith, is working with Shadow Chancellor George Osborne to channel state cash to
families.
Transferable tax allowances - axed by Labour in 1998 - are likely to be
re-introduced alongside changes to the benefit system that would end the
discrimination against parents on welfare who choose to stay together.
As he prepared to take on the Chancellor over the Budget on Wednesday, Mr
Cameron also delivered a coruscating attack on the failings of the NHS and said
he would be on the look out for 'spin' on Budget day.
He said: 'Do you think we've forgotten the stealth taxes and council tax rises
that are hammering every home in Britain?
'Gordon, you are not the answer to spin. You are spin, and we won't let people
forget it.'
He also defended his decision to consider 'green' taxes on flights, claiming it
was the kind of 'tough decision' voters demanded.
A survey for the Mail on Sunday showed 66 per cent of voters believe green air
taxes will have no effect on the numbers flying and would just raise the tax
burden.
But Mr Cameron said: 'You can't be serious about climate change unless you're
serious about aviation.

postato da: Lif1 alle ore 18:29 | link |
categorie: articoli, regno unito